Venerdì, 6 Agosto 2021
Economia

Lavoratori immuni "per decreto": scioperi e proteste nelle fabbriche rimaste aperte

L'emergenza coronavirus non ferma la produzione industriale: segnalazioni di scioperi arrivano da diversi stabilimenti della penisola. Per la Fiom Cgil il decreto del governo è "inaccettabile"

Foto di repertorio

Pronti alla mobilitazione per tutelare la loro salute. Operai, capi-reparto, magazzinieri, muratori e maestranze varie sono come sempre sul posto di lavoro. Anche oggi, nonostante l’emergenza coronavirus. L’ultimo dcpm del governo non ha previsto alcuna sospensione delle attività, anche se le fabbriche dovranno adottare "protocolli di sicurezza adeguati a proteggere i propri lavoratori al fine di evitare il contagio". 

Tra le misure elencate dal premier Conte, c’è la possibilità di concedere ferie anticipate ai dipendenti, di regolare in altro modo le turnazioni o di chiudere i reparti non indispensabili. La produzione però continua. E tra i lavoratori serpeggia il malcontento. La Fiom Cgil definisce "inaccettabile la mancanza di misure e iniziative volte alla protezione dei lavoratori che stanno garantendo la tenuta economica del Paese in una condizione di grave emergenza". Per questo il sindacato chiede "la convocazione urgente di un confronto per affrontare la situazione di emergenza dei lavoratori metalmeccanici”. 

"La Fiom - si legge nella nota - ribadisce la necessità dei provvedimenti urgenti governativi sugli ammortizzatori sociali. In tutti i luoghi di lavoro dove non siano assicurate tale condizioni vanno messe in campo tutte le iniziative necessarie dalla richiesta di intervento delle autorità competenti alle iniziative di sciopero".

Scioperi da nord a sud

Intanto in queste ore da diversi stabilimenti arrivano segnalazioni di lavoratori pronti alla mobilitazione. A Genova i lavoratori delle Riparazioni Navali incroceranno le braccia lunedì e martedì per l’assenza delle condizioni di sicurezza. "Visti i provvedimenti presi dal governo e pur riconoscendo gli sforzi fatti dalle aziende, ritengono che non ci siano le condizioni di sicurezza necessarie per lavorare", scrivono Fim, Fiom e Uilm, dichiarando "uno sciopero dalle ore 12 del 12 marzo sino alle ore 17 del 13 marzo per tutto il comparto delle Riparazioni Navali. Chiediamo che le istituzioni convochino un tavolo tecnico per decidere il da farsi". 

Lavoratori in sciopero alla Ast di Terni

All’Ast di Terni sono state indette otto ore di sciopero, a partire dalle 6 di domani, per ogni turno di lavoro per i diretti e per l'indotto, fino al terzo turno del 13 marzo compreso. Ma in tutta l’Umbria il clima è difficile. "Registriamo tanta preoccupazione da parte di operai che temono per la propria salute e non capiscono perchè in un Paese dove molte categorie devono chiudere, loro invece devono continuare a spostarsi da casa e lavorare" dice Simone Pampanelli della Fiom Cgil Perugia. 

La Cgil Sicilia: "Si rispettino i protocolli anti-contagio"

Anche nelle aziende siciliane non manca la preoccupazione. "Ci giungono da più parti segnalazioni di situazioni di rischio per la salute dei lavoratori", dicono Alfio Mannino e Monica Genovese della Cgil Sicilia, definendo "improcrastinabile l’innalzamento degli strumenti di controllo delle condizioni di lavoro ai fini della prevenzione, con un adeguamento delle risorse dedicate". Secondo i due sindacalisti la situazione è delicata soprattutto nel settore manifatturiero, perché nelle fabbriche siciliane "le misure di sicurezza adottate dal governo per contrastare la diffusione del Covid-19 non vengono applicate con lo scrupolo che il momento rende necessario, con i conseguenti pericoli per la salute dei lavoratori e dell’intera popolazione".

'Repubblica' segnala altri scioperi: gli operai di diverse fabbriche del bresciano avrebbero deciso di incrociare spontamente le braccia per l’assenza delle condizioni di sicurezza. Un’altra agitazione sarebbe in corso alla Corneliani di Mantova. 

Usb proclama 32 ore di sciopero: "Governo si è uniformato a Confindustria"

Intanto la Usb (Unione sindacale di base) ha proclamato uno sciopero generale di 32 ore per tutto il comparto dell’industria e del sistema produttivo italiano, con esclusione dei settori essenziali. "È la risposta - si legge nella nota del sindacato - alla scelta a metà del governo che, uniformandosi ai voleri di Confindustria spalleggiata dai sindacati concertativi, ha annunciato che fabbriche, centri commerciali, uffici, stazioni, porti, aeroporti, hub e magazzini della logistica restano aperti". 

La decisione, spiega la Usb, "cozza con l’invito pressante del governo, ripetuto con ogni mezzo, a rimanere a casa per contrastare l’epidemia. Altre erano le scelte, anteponendo salute e lotta al contagio al resto dei problemi, sull’esempio della Cina. I recenti scioperi hanno costretto Conte a sottolineare l’esigenza di mettere in sicurezza i reparti e questo rappresenta per tutti i lavoratori e per i delegati di USB uno spazio di intervento, di fronte al silenzio dei sindacati complici".

"I decreti e le ingiunzioni al rispetto dei parametri di sicurezza - si legge ancora nella nota - vanno utilizzati contro ogni irregolarità. Dove è possibile, ricorreremo allo sciopero per obbligare i padroni a tutelare la salute di chi lavora e dell'intera cittadinanza. Se non ci difendiamo NOI, lavoratori, cittadini, a prescindere dalla mansione, dal genere, dall'etnia, con la solidarietà e l'intelligenza collettiva, nessuno lo farà per noi".

Orfini: “Garantire tutti i lavoratori o chiudere altre attività”

"Oggi molti lavoratori stanno criticando la scelta di lasciare aperte fabbriche e stabilimenti pur con la richiesta che vengano osservate le norme di sicurezza sanitaria. Lo capisco e penso che le loro preoccupazioni vadano ascoltate". Lo scrive su Facebook il parlamentare del Pd Matteo Orfini. "Perché soprattutto in aziende medio piccole non sarà semplice garantire quelle misure. Perché la tutela della salute dei lavoratori non può essere delegata alla buona volontà del datore di lavoro. Perché in alcune zone d'Italia anche trovare una mascherina oggi è complicato - prosegue il deputato del Pd -. E non penso si possa nemmeno risolverla usando lo strumento delle ferie, perché anche questo in qualche modo vorrebbe dire scaricare sui lavoratori".

"Noi tutti, parlamento e governo, dobbiamo da subito capire se ci sono davvero le condizioni per garantire quei lavoratori e come farlo. Altrimenti meglio estendere le chiusure temporanee anche alla larga parte di quelle attività, per quanto ciò sia doloroso", conclude Orfini.

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