Sabato, 31 Luglio 2021
EMIGRAZIONE / Cosenza

"Sei diventata invivibile, scappo anch'io": la lettera di Alessio alla sua Calabria

Alessio Tundis è stato costretto a lasciare tutto per cercare fortuna al nord. Il suo post è virale su Facebook: "Cara Calabria, riesci a sentire il giudizio dei tuoi figli? Continuando così resterai sola"

La foto condivisa dal giovane su Facebook

Alessio Tundis è uno dei tanti italiani che per  trovare lavoro hanno dovuto fare le valigie e abbandonare la loro terra. Una foto su Facebook lo ritrae mentre si imbarca sul "solito" volo Ryanair per emigrare più a nord. Non importa dove: per Alessio l’unica cosa che conta è ciò che si lascia alle spalle. La sua terra, appunto, quella Calabria che non ha saputo o non ha voluto dargli un futuro.

Il suo post, condiviso da quasi 10mila persone, è una dichiarazione d’amore, ma anche un attestato di rabbia. Perché lui quella terra dal "limpidissimo mare", "il cibo buonissimo" e "il sole 365 giorni all’anno" è stato costretto a lasciarla e la rivedrà soltanto per le ferie estive. Si parte: destinazione nord.

"Cara Calabria - si legge nelle prime righe del post - sei riuscita a far scappare tanta gente. Mi piange il cuore per te, Calabria. Stai perdendo: i più onesti, i più sognatori, i più intelligenti, i più coraggiosi, i più lavoratori…".

Una lettera amara quella di Alessio, che su Facebook racconta quanto sia difficile lasciarsi tutto alle spalle. Un destino che accomuna tanti giovani del sud (e non solo).

"Prima di andarsene  - scrive Alessio - dicono tutti che sei diventata troppo stretta, troppo sporca, troppo incivile, troppo corrotta: invivibile. Sei invivibile Calabria, riesci a sentire il giudizio dei tuoi figli? Lo so, sarai sempre la loro mamma e le ferie trascorse da te sembreranno sempre troppo poche…".

"Sono troppo arrabbiato con te, Calabria"

In Italia i dati sull’emigrazione sono preoccupanti. Nel 2016, secondo le ultime stime ufficiali, circa 285mila italiani hanno lasciato il Belpaese. Ma anche le partenze non sono tutte uguali. Un conto è andarsene per realizzare i propri sogni, un altro è doverlo fare per riacquistare quella dignità che la tua terra ti ha tolto.

"Sono troppo arrabbiato con te Calabria, li lasci andare via tutti così facilmente… Continuando così resterai sola. Se ne andranno tutti. Non lamentarti dei troppi immigrati, probabilmente, tra qualche anno, saranno gli unici disposti a fermarsi da te, oltre ai pochi fortunati che riusciranno ad arrivare alla pensione".

"Probabilmente, tra non molto, sarai data in pasto a quei quattro imprenditori mafiosi che vogliono comprarti. Probabilmente sarai la casa dei figli di papà, quelli che non hanno bisogno di trovare un lavoro e per questo affermano che non ti lasceranno mai, che loro sono calabresi nel cuore e nel sangue. Eppure senza lavoro non avrebbero mai potuto permettersi le vacanze nel tuo limpidissimo mare. Eppure senza stipendio, senza diritti, senza futuro, con l’amaro in bocca, credimi, i tuoi dolci non sembrano più così tanto gustosi". 

La lettera di Alessio, in fuga dalla Calabria

Si parte, destinazione nord. Non importa dove. "Non importa se si parte per Londra, Milano, Venezia, Berlino, Roma, Bristol, AMERICA - scrive Alessio -; non importa se quel lavoro lo si trovi in Danimarca, Svizzera, Belgio, Piemonte… per noi calabresi si tratterà sempre e solo di ‘andare al vivere al nord’".

"Nessuna parola può spiegare cosa si prova"

Ma al cuore non si comanda. E l’amore per quella terra, bellissima e martoriata, resta. E sopravvive a tutto. "Sappi, Calabria , che si tratterà sempre e solo di lavoro e di denaro, quel lavoro che al nord riesce a farli sentire tutti più dignitosi, più orgogliosi; quel denaro che da te circola nelle mani di troppe poche persone: quelli che non lo meritano, quelli che sfruttano, quelli che hanno ereditato, quelli che non si disperano".

"Come faccio a spiegarti il mio stato d’animo, Calabria ? Non posso. Nessuna parola sarebbe mai in grado di spiegare che cosa si prova a veder partire e sentire, ogni volta, un pezzo di cuore in meno. Con affetto. Un altro calabrese che scappa!".

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