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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Economia Italia

Grande fratello fiscale: perché la fattura elettronica fa discutere

I costi derivanti dalla cancellazione o anche solo dal semplice rinvio della fatturazione elettronica sarebbero troppo alti: il decreto fiscale ha infatti stimato che la misura porterà in dote quasi 2 miliardi l'anno dal recupero dell'evasione

L'obbligo della fatturazione elettronica partirà a gennaio. Lo confermano fonti della maggioranza nonostante i rilievi del Garante della Privacy che aveva bocciato la nuova normativa che - secondo l'autorità di piazza Venezia - pone in essere "un trattamento sistematico, generalizzato e di dettaglio di dati personali su larga scala, potenzialmente relativo ad ogni aspetto della vita quotidiana dell’intera popolazione, sproporzionato rispetto all’obiettivo di interesse pubblico, pur legittimo, perseguito."

Come riferisce askanews i costi per le casse dello Stato derivanti dalla cancellazione o anche solo dal semplice rinvio della misura sarebbero troppo alti.  Fonti della maggioranza interrogati a margine dei lavori della commissione Finanze del Senato sul decreto fiscale riferiscono che dalla misura il governo prevede di recuperare 1,9 miliardi di euro dall'evasione fiscale in un solo anno. 

Tuttavia, la commissione Finanze del Senato starebbe studiando alcuni ritocchi, a partire dall'esclusione di medici e farmacisti dall'obbligo della e-fattura: per questi ultimi è già attivo lo scontrino elettronico.

Lotta all'evasione, il "tesoretto" del Governo

Proprio in ottica di guerra all'evasione il vicepremier Luigi Di Maio aveva annunciato come nel decreto fiscale verrà introdotto un emendamento per consentire alla Guardia di finanza la possibilità di accedere direttamente alla banca dati delle transazioni su carte di credito e conti correnti, senza dover più chiedere l'autorizzazione alla magistratura.

Intanto in Parlamento vanno avanti i lavori della commissione Bilancio della Camera, impegnata nell'esame della Manovra: 700 le proposte di modifica segnalati dai gruppi parlamentari, oltre mille gli emendamenti dichiarati inammissibili.

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