Venerdì, 19 Luglio 2024
Bilanci

Dils e Cbre, ricavi a 48 e 32 milioni per i big dell'intermediazione immobiliare

Incertezza economica, inflazione, rialzo dei tassi e instabilità geopolitica sono fattori che si sono abbattuti in qualche misura anche a Milano. Peggiorano i bilanci rispetto al 2022, che forse resterà per molto tempo un anno di picco, ma le due realtà staccano comunque utili

Il mercato immobiliare milanese e italiano nel 2023 ha sbattuto forte contro il muro dell’incertezza economica, dell’inflazione, del rialzo dei tassi e dell’instabilità geopolitica che hanno fatto crollare le transazioni nazionali a 6,6 miliardi di euro dai 12 miliardi del 2022. Come stare sulle montagne russe, insomma. Milano e la sua città metropolitana, che statisticamente valgono oltre un terzo del totale italiano, sommano ai problemi generali anche quelli peculiari delle tante inchieste penali per presunti abusi edilizi che stanno mettendo in fibrillazione il comune e la filiera delle imprese. Un problema vissuto molto male che Palazzo Marino e il governo vogliono superare con un decreto - il cosiddetto salva Milano - che rappresenti un salvacondotto. Anche le proteste per la congestione dei poli della logistica intorno alla città, che stanno radicalmente cambiando il paesaggio e gli assetti urbani, sono parte del dibattito.

Mentre gli operatori economici iniziano a fare i primi conti sull’anno in corso, che da più parti è definito di “assestamento”, sono arrivati i bilanci dell’anno appena chiuso dei big dell’intermediazione immobiliare, Dils e Cbre, quest’ultima filiale italiana del colosso texano dell’immobiliare. Quelli che letteralmente fanno il mercato. E che causano tanti mal di pancia a chi il mercato lo subisce, come succede sempre più spesso a Milano.

Per Dils utile a 12 milioni ed espansione all'estero

Dils, guidata dal presidente Giuseppe Amitrano, è riuscita in qualche modo ad attutire il crollo del mercato, con i ricavi dell’attività caratteristica che sono scesi del 15% circa passando da 57 a 48 milioni di euro. Come aver aperto il paracadute di fronte al vuoto d’aria del mercato nel suo complesso. Il calo del fatturato non ha impedito alla società di portare a casa ancora un buon utile, grazie a una struttura dei costi che consente un’ottima marginalità negli anni buoni e discreta in quelli negativi. L’esercizio 2023 si è chiuso infatti con 12 milioni di euro di risultato netto contro i quasi 20 dell’anno precedente. La differenza è ampia ma la società ha proseguito a mettere fieno in cascina per lo sviluppo futuro, per la soddisfazione anche dei tanti soci dal nome altisonante. Futuro che passa per un’espansione in Europa per slegare la società dalle bizze del nostro mercato e ancorarla a paesi o più solidi o con ampie prospettive di crescita. Il grande sogno del di Amitrano che vuol costruire a colpi di acquisizioni un player europeo partendo dal capoluogo lombardo.

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