Fisco, impennata degli interessi legali: cosa succede se paghi le tasse in ritardo

Dal 1° gennaio 2019 aumenteranno gli importi dovuti al Fisco per i versamenti effettuati in ritardo o a seguito di ravvedimento operoso. Il tasso di interesse passa dallo 0,3 allo 0,8

L'ingresso della nuova sede dell'Agenzia delle Entrate, Roma. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

"La misura del saggio degli interessi legali di cui all'art. 1284 del codice civile è fissata allo 0,8 per cento  in  ragione  d'anno, con decorrenza dal 1° gennaio 2019". Così si legge in un decreto dal titolo "Modifica del saggio di interesse legale" pubblicato lo scorso 15 dicembre sulla Gazzetta Ufficiale e di cui inizialmente non si era accorto quasi nessuno.

Veniamo al dunque: cosa significa per i contribuenti la norma suddetta? Purtroppo nulla di buono se è vero - come è vero - che nel 2018 il tasso degli interessi legali era fissato allo 0,3% su base annua. Ma di cosa parliamo? Per chi va di fretta facciamo un piccolo spoiler: aumenteranno gli importi dovuti al Fisco per i versamenti effettuati in ritardo o a seguito di ravvedimento operoso. L’argomento però è complesso. Cerchiamo allora di capire cosa sono realmente gli interessi legali.

Secondo il dizionario Brocardi, gli interessi legali altro non sono che gli "interessi dovuti per legge", ovvero "una obbligazione pecuniaria, accessoria al capitale, che matura quotidianamente in base alla durata del rapporto obbligatorio e del saggio percentuale fissato dalla legge".

Interessi legali e interessi convenzionali

Gli interessi legali si differenziano da quelli convenzionali che invece vengono stabiliti contrattualmente tra le parti. Nell’articolo 1284 del Codice civile si legge che allo stesso tasso degli interessi legali "si computano gli interessi convenzionali, se le parti non ne hanno determinato la misura". È il Ministero del Tesoro, sulla base del rendimento medio annuo lordo dei titoli di Stato e tenuto conto del tasso di inflazione, a decidere la variazione del saggio degli interessi legali.

Multe, nel 2019 arriva l'aumento

Interessi legali, stangata per chi paga in ritardo

E quest’anno la variazione rischia di costare cara a chi effettua pagamenti in ritardo. Come spiega Fisco Oggi, il giornale on line dell’Agenzia delle Entrate, se fino al 31 dicembre 2018 per le somme dovute all’Erario, si applicherà un tasso di interesse dello 0,3%, dal 1° gennaio 2019 il tasso passerà allo 0,8%. Come accennavamo sopra la mini stangata colpirà chi effettua versamenti effettuati in ritardo o a seguito di ravvedimento operoso.

Fisco Oggi spiega che in questo caso "gli interessi vanno calcolati dal giorno successivo a quello entro il quale doveva essere assolto l’adempimento tributario, fino al giorno in cui si effettua il pagamento, applicando per ogni periodo il tasso di interesse legale in vigore pro rata temporis".

Facciamo un esempio: il pagamento dell'Imu

L’esempio più concreto può essere quello del pagamento dell’Imu. Se versiamo il saldo in data 15 gennaio, ma il pagamento era atteso per il 17 dicembre come da scadenza, dovremo calcolare gli interessi dello 0,3% dell’imposta dovuta dal 18 al 31 dicembre e dello 0,8% dal 1° al 15 gennaio. Il nuovo tasso sarà applicato anche alle rate per tutti i condoni e mini condoni contenuto nel decreto legge fiscale 119/2018.

Se il Fisco è clemente... verso se stesso

A proposito di interessi, il Sole 24 Ore ricorda che, nonostante i tanti annunci, ancora oggi tra Fisco e contribuenti c’è una grande disparità:

"… se il contribuente deve avere il rimborso, l’interesse riconosciuto dal fisco per il ritardo è di norma il 2% annuo, mentre se il contribuente versa dopo la scadenza, l’interesse che deve pagare è il doppio".

Come se non bastasse, se il contribuente paga in ritardo si vedrà comminare una sanzione, laddove il Fisco verso se stesso è molto più clemente, tant’è che non sborsa un euro al creditore danneggiato.

Imu e Tasi: vi siete ricordati di pagare?

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