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Martedì, 16 Aprile 2024
Fisco

Quali cartelle saranno cancellate e dopo quanti anni: le novità da sapere

Dopo la riforma fiscale il governo mette mano anche alla riforma della riscossione del credito. In arrivo più rate per i contribuenti che però costeranno allo Stato più di 2 miliardi di euro

Dopo la riforma fiscale, il governo mette mano anche alle cartelle esattoriali. Lo fa con un passo indietro sulla riscossione dei debiti pregressi e con un'ulteriore dilazione dei termini di pagamento. Andiamo con ordine e vediamo, dettaglio per dettaglio, cosa cambia con la riforma. 

Una montagna di tasse non pagate 

La premessa è che l'attuale magazzino di debiti fiscali ammonta a circa 1200 miliardi di euro. Una vera e propria enormità. Secondo il direttore delle Agenzie delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, circa il 90% di esse è praticamente irrecuperabile. Si tratta di debiti contratti da persone decedute o ditte cessate, nullatenenti, soggetti verso il quale lo Stato ha avviato procedure di riscossione senza alcun risultato, e molte altre casistiche. Scremati da tutti questi casi rimangono da recuperare poco più di 100 miliardi di euro. Ma anche in questo caso, più della metà di queste cartelle risalgono a più di 10 anni fa e le probabilità di riscuotere questi debiti sono spesso esigue. 

Per risolvere il problema è stata istituita una commissione ad hoc per trovare soluzioni per ridurre il numero delle cartelle non riscosse. Entro il 31 dicembre 2025 dovranno essere analizzati i carichi affidati dal 2000 al 2010, entro il 31 dicembre 2027 quelli affidati dal 2011 al 2017 ed entro il 31 dicembre 2031 per quelli dal 2028 al 2024. 

Ma per ovviare alla possibilità che queste problematiche si ripresentino anche in futuro, il governo ha puntato a una riorganizzazione completa del sistema della riscossione che per molti assomiglia di fatto a un vero e proprio condono. Ecco le maggiori novità.

Dopo 5 anni le cartelle verranno "discaricate" 

Le quote che dovranno essere riscosse dall'Agenzia delle Entrate a partire dal 1° gennaio 2025 potranno essere "automaticamente discaricate" dopo 5 anni di non riscossione. Un'espressione abbastanza farraginosa che, durante la presentazione della bozza, in molti hanno tradotto con "stralciate".

In realtà dopo 5 anni l’ente creditore potrà mettere in campo tre differenti soluzioni per recuperare le somme: gestire in proprio la riscossione coattiva delle somme discaricate; affidarla in concessione a soggetti privati mediante gara pubblica; riaffidarla all’AdER (Agenzia entrate e riscossione) per 2 anni nel caso in cui l’ente creditore venga a conoscenza di nuovi e significativi elementi reddituali del debitore.

Ma questo annullamento può avvenire anche prima dei cinque anni indicati. L'Agenzia delle Entrate può trasmettere infatti in qualsiasi momento al contribuente la comunicazione di "discarico anticipato". Tutto questo ovviamente per casistiche ben definite. È il caso, ad esempio, delle situazioni di fallimento o liquidazione giudiziale o, ancora, quando non ci siano beni del debitore "suscettibili di poter essere aggrediti".

Fino a 120 rate mensili per saldare il proprio debito col fisco 

Aumenta, contemporaneamente, anche la possibilità di rateizzare il debito contratto. Si passa così dalle attuali 72 rate a circa 120 rate mensili per saldare i debiti con il Fisco. Questa possibilità riguarda chi "documenta la temporanea situazione di obiettiva difficoltà", con modalità diverse per somme superiori o inferiori a 120mila euro.

La norma distingue infatti tra il contribuente che semplicemente "dichiara di versare in temporanea situazione di obiettiva difficoltà" e quello che invece "documenta" la temporanea situazione di obiettiva difficoltà. Nel primo caso i piani di rateizzazione aumentano progressivamente ogni biennio, passando dalle attuali 72 rate mensili a 84 rate mensili, fino ad arrivare a 108 rate mensili a decorrere dal primo gennaio 2029.

Nel caso in cui il contribuente documenti la temporanea situazione di obiettiva difficoltà, e deve al Fisco più di 120mila euro, il piano di rateizzazione sale "fino a un massimo di 120 rate mensili, indipendentemente dalla data di presentazione della richiesta".

Tutto ok quindi? In parte. L'allungamento delle rate per pagare i debiti fiscali ha anche un costo per le casse dello Stato: un minor gettito, si stima nella Relazione tecnica, di circa 2,5 miliardi in 12 anni (l'impatto si azzererà solo dal 2037).

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