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Giovedì, 20 Giugno 2024
Promesse elettorali

Idee confuse nel centrodestra sulla flat tax: le proposte di Berlusconi, Salvini e Meloni

Elezioni 2022 e flat tax: Berlusconi la vuole al 23% per tutti, Salvini al 15% ma solo per alcuni lavoratori dipendenti mentre la Meloni propone una “tassa unica incrementale” sugli aumenti di ricavo o reddito

Non poteva non conquistare il centro della scena anche in questa campagna elettorale la flat tax, ossia un sistema fiscale con alla base una sola aliquota fissa sull’Irpef per far pagare meno tasse a lavoratori e imprese ma soprattutto per incentivare tutti a pagare. Di contro, però, si verrebbe a creare un buco nelle entrate fiscali ma soprattutto verrebbe meno il principio di progressività nel pagamento delle imposte sancito dall'articolo 53 della Costituzione. La proposta, avanzata dal centrodestra in vista delle elezioni del 25 settembre 2022,  necessità però di una soluzione condivisa tra le parti. Silvio Berlusconi la vorrebbe fissare al 23% per tutti, Matteo Salvini al 15% ma solo per alcuni lavoratori dipendenti mentre Giorgia Meloni propone una “tassa unica incrementale” sui ricavi, consapevole di non avere abbastanza spazio di bilancio per una riforma fiscale più imponente. Cos’è la flat tax e come funziona? Vediamo insieme in dettaglio le proposte avanzate dai partiti di centrodestra, quali sono i vantaggi e gli svantaggi della flat tax e chi potrebbe trarne maggiori benefici.

A chi serve davvero la flat tax

Cos’è la flat tax: vantaggi e svantaggi

La flat tax è un sistema fiscale che appiattisce la progressività dell’imposta dovuta, fissando un’aliquota fissa sull’Irpef al posto degli scaglioni di reddito attualmente in vigore (4 da 5 dopo la riforma del governo Draghi):

  • 23% fino a 15mila euro;
  • 25% da 15 a 28mila euro;
  • 35% da 28 a 50mila euro;
  • 43% oltre i 50mila euro l’anno.

Attualmente una flat tax con aliquota al 15% esiste, ma solo per le partite iva con redditi fino a 65mila euro (5% per partite iva in regime forfettario). Tra i principali vantaggi della flat tax ci sono la riduzione della pressione fiscale per lavoratori dipendenti, autonomi e imprese con un effetto positivo nella lotta all’evasione fiscale. Vale a dire che l’idea pagare meno tasse spingerà più evasori a uscire allo scoperto e a fare la propria parte. Naturalmente questo discorso vale soprattutto per le imprese e i lavoratori autonomi visto che per i lavoratori dipendenti e i pensionati il prelievo delle tasse è diretto. Tra i contro invece, c’è un calo delle entrate tributarie, problema non da poco, e un effetto distorsivo sul principio di progressività del pagamento delle tasse. In molti ritengono, infatti, che la flat tax avvantaggi i ricchi, discriminando i lavoratori dipendenti e i pensionati.

Proposte sulle flat tax: al 23% per Berlusconi e al 15% per Salvini

Mentre la campagna elettorale entra nel vivo in vista delle elezioni politiche del 25 settembre 2022, si torna a parlare di flat tax. Il centrodestra ripropone con forza il suo cavallo di battaglia, anche se è ancora in cerca di una quadra sulla riforma fiscale da inserire nel programma elettorale unitario di coalizione. La flat tax proposta dal centrodestra avrebbe come obiettivo principale quello di passare dai quattro scaglioni Irpef attualmente in vigore ad un’aliquota fissa per tutti i redditi (con passaggi graduali nel tempo).

Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, propone una flat tax al 23% per tutti, per far pagare meno tasse a famiglie e imprese, aumentando però i controlli sugli evasori per far sì che le paghino un po’ tutti. Si stima che la misura arriverebbe a costare tra i 20-30 miliardi di euro l’anno; quindi, risulterebbe attuabile solo contrastando ferocemente l’evasione fiscale e il sommerso. “La flat tax ha fatto aumentare anche del 30% le entrate per lo Stato: non vogliamo creare ulteriore deficit . ha dichiarato Berlusconi - Con la crescita che produrremo avremo l'abbassamento delle tasse anche sotto il 20%. La flat tax sarà nel programma dei cento giorni, è il punto più importante del programma”.

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Matteo Salvini, invece, propone per conto della Lega una flat tax al 15% ma non per tutti, solo per i lavoratori dipendenti con meno di 65mila euro di reddito annuo, la stessa aliquota che si applica alle partite iva in regime forfettario. La misura interesserebbe circa 2 milioni di lavoratori dipendenti e costerebbe attorno ai 15 miliardi di euro, cifra ben diversa rispetto ai 50-60 miliardi di euro che ci vorrebbero per una flat tax al 15% per tutti, come aveva pensato di fare quando era ministro dell’interno nel governo gialloverde. “Ci possiamo riuscire in 5 anni”, ha dichiarato Salvini.

"Flat tax incrementale" per la Meloni

Più cauta Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, che non se la sente di fare “promesse irrealizzabili” e abbraccia l’idea di una “flat tax incrementale” sulla base dei ricavi (con un’aliquota ancora da definire), consapevole dei ristretti margini di manovra di bilancio. Come funzionerebbe? Ad essere tassata con un’aliquota superiore sarebbe solo l’eventuale quota di imponibile dichiarato che supera i livelli dell’anno precedente.

Contrario da sempre ad una flat tax di qualunque tipo il Partito democratico. “Diciamo la verità: la flat tax della destra aumenta le ingiustizie, rende meno progressivo il fisco e penalizza chi ha meno – ha scritto su Twitter il presidente della Regione Lazio ed esponente del Pd, Nicola Zingaretti - Per finanziarla bisognerà tagliare i servizi pubblici. I principali? La sanità, la scuola e l’università. C’è un altro modo di pensare all’Italia”.

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A chi conviene la flat tax al 15%

Il tema della flat tax, rispuntato in vista delle elezioni del 25 settembre, è stato già più volte sviscerato. Secondo alcuni si tratta di un’ottima soluzione per combattere l’evasione fiscale mentre per altri non è proprio così. In passato Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e ricerche Itinerari Previdenziali, presentando al Cnel l'Osservatorio sulle dichiarazioni dei redditi 2021 aveva dichiarato che una flat tax al 15% in realtà servirebbe a pochissimi, “a poco meno dell'8,4% dei contribuenti”. Secondo Brambilla, l’aliquota piatta non serve “a nessuno fino ai 26.000 euro di reddito, cioè al 73,5% dei contribuenti” e serve “poco al restante 13,4% che, con qualche detrazione o deduzione, starebbe sotto il 15%”.

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