Martedì, 22 Giugno 2021
Buco nell'acqua

Il flop della flat tax per i pensionati che si trasferiscono al Sud

La misura avrebbe dovuto rilanciare i piccoli borghi del meridione, ma nel primo anno in cui è stata operativa (il 2019) meno di 50 soggetti hanno approfittato del regime con aliquota agevolata al 7%

Foto di repertorio

Obiettivo fallito (per ora): il Sud non è riuscito a diventare "il paradiso dei pensionati". La misura per attirare i pensionati stranieri (e non) in Italia, nel suo primo anno di applicazione, è stata un flop. Lo dicono i dati delle dichiarazioni dei redditi Irpef 2020, relative all'anno d'imposta 2019, pubblicati oggi dal ministero dell'economia e delle finanze. ''Questo regime ha avuto al momento un impatto molto modesto, dalle dichiarazioni risultano meno di 50 soggetti'' si legge nella nota del Mef che ricorda come la tassazione sostitutiva del 7%, introdotta con la legge di bilancio 2019, sia rivolta ai titolari di reddito da pensione di fonte estera che trasferiscono la residenza in Italia in un comune delle regioni Sicilia, Calabria, Sardegna, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia, con popolazione non superiore a 20.000 abitanti. Nel dettaglio, si legge nella nota del Mef, l'importo dichiarato dei redditi da pensione estera ammonta ad appena 992 mila euro, mentre gli altri redditi di fonte estera sono risultano pari a 1,8 milioni di euro. 

Cos'è la flat tax per i pensionati

La misura era stata voluta in particolare dalla Lega. All'epoca Salvini aveva rivendicato la volontà di riportare in patria i "pensionati italiani che vanno in Spagna e Portogallo per non pagare la tassa sulle pensioni" e attrarre altri anziani residenti all'estero che vogliano godere "dell'accoglienza e dell'ospitalita'" di molte zone del Sud Italia, oltre che della nuova zona di esenzione fiscale. La flat tax per i pensionati avrebbe dovuto rilanciare i piccoli borghi del meridione, combattere lo spopolamento e rimettere in moto l'economia seguendo un modello già sperimentato in altri Paesi. Ma così non è stato. Nel primo anno di applicazione (poi è arrivata la pandemia...) sono stati meno di 50 i pensionati che hanno deciso di approfittare del nuovo regime agevolato, a cui peraltro avevano (e avrebbero) diritto anche quegli italiani che percepiscono redditi da pensione di fonte estera. Vero è che i decreti attuativi sono stati pubblicati solo a fine maggio 2019. Ma forse neanche questo basta a spiegare numeri così bassi. La scarsa pubblicità che ha avuto il provvedimento e i troppi paletti (come quello dell'obbligo di trasferirsi in un comune con meno di 20mila abitanti) certamente non hanno aiutato. Ci si potrà riprovare una volta finita la pandemia. A patto però di cambiare musica. 

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