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Martedì, 9 Agosto 2022
Nessun preavviso / Trieste

L’azienda che licenzia 280 persone e va in Romania: "Saremo senza lavoro entro fine mese"

Il caso della Flex di Trieste, che ha manifestato la volontà di dimezzare il personale, lasciando a casa 200 dipendenti diretti e 80 in somministrazione. Il racconto di Sharon a Today: "È successo tutto senza preavviso. Non sappiamo quando ci lasceranno a casa, ma sarà a breve". I sindacati: "Esuberi inaccettabili, serve un intervento deciso del Governo"

Un copione già visto e rivisto. L’azienda che decide, quasi di punto in bianco, di annunciare 280 esuberi, 280 famiglie che dal giorno alla notte si sono ritrovate catapultate in un incubo. È il caso della Flextronics di Trieste, che lo scorso 12 maggio ha comunicato la decisione di cessare i contratti di 280 lavoratori (su 560 totali), 80 interinali e 200 diretti. 

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Il dramma dei lavoratori: "Una tragedia all'improvviso"

Una scelta che arriva come una mannaia su chi dentro lo stabilimento triestino ci lavora da anni, come racconta a Today.it da Sharon Vigini, una degli 80 lavoratori in somministrazione che rischiano di perdere il posto: "Quando ci è arrivata la notizia è stata una tragedia, soprattutto per noi che abbiamo il contratto in staff leasing, che prevede un’assunzione a tempo indeterminato presso l’agenzia interinale, ma che di fatto ci espone ad ogni decisione dell’azienda per cui lavoriamo. Nella Flex l’anzianità minima dei somministrati è di 8 anni, ma c’è chi sta qui dentro dal 2010, ancora con lo stesso contratto. Non solo, essendo assunti con l’agenzia, l’azienda può lasciarci a casa quando vuole e siamo costretti ad aspettare sei mesi con un sussidio di circa 800 euro lordi mensili, meno del reddito di cittadinanza, senza neanche la possibilità di accedere subito alla liquidazione". Un dramma che riguarda decine di famiglie, tra mutui da pagare e figli da mantenere: "Nel 2019 sono riuscita ad ottenere un mutuo grazie ad un fondo di garanzia - spiega Sharon - ma quello che percepirò nei prossimi mesi servirà a malapena per la rata, non credo che riuscirò a pagare tutte le bollette. E in azienda ci sono molti casi drammatici, giovani coppie che lavorano in azienda e che si ritrovano entrambi senza lavoro, famiglie che hanno mutui e spese da sostenere".

Un incubo che al momento non è stato formalizzato con i lavoratori che adesso vivono in un limbo, sanno che potrebbero perdere il lavoro, ma non sanno quando: "È successo tutto senza preavviso - racconta la lavoratrice e rappresentante sindacale - adesso non sappiamo quando ci lasceranno a casa, ma presumiamo avverrà a breve, secondo noi anche entro fine mese. I segnali ci sono tutti: la parte di sviluppo è stata smantellata e abbiamo dei dubbi su quali reparti rimarranno operativi a Trieste. La cosa incredibile è che nell’incontro avvenuto lo scorso 13 aprile l’azienda aveva promesso che non ci sarebbero state uscite e che anche con i somministrati si sarebbe trovata una soluzione. Poi ci arriva la notizia dei 280 esuberi, con l’azienda che non smentito, ammettendo di fatto le sue intenzioni".

Dall'indiscrezione alla doccia fredda: personale dimezzato

All’inizio infatti, la cattiva notizia era venuta fuori come una semplice indiscrezione, divenuta poi cruda realtà, come spiegato a Today.it da Marco Relli, segretario generale Fiom-Cgil Trieste: "Eravamo in attesa di una convocazione per un tavolo al Mise che sarebbe dovuta arrivare entro l’8 maggio, data in cui scadeva l’ultimo mese di cassa integrazione imposto dall’azienda. Poi l’azienda ha chiesto una proroga di ulteriori 4 giorni, fino al 12 maggio, giorno in cui poi è avvenuto un incontro al Ministero, ma soltanto con la Flex e i rappresentanti della Regione, senza i sindacati. In quella occasione sono usciti fuori i numeri degli esuberi: 280, tra 200 diretti e 80 somministrati in staff leasing. Ma attenzione - sottolinea Relli - non parliamo di interinali con qualche mese di lavoro, ma di persone con 8-10 anni di attività, una conseguenza della passata gestione del sito da parte della Alcatel, che aveva un altissimo numero di lavoratori in somministrazione".

Una doccia gelata che sa anche di beffa, visto che soltanto qualche anno fa la stessa azienda aveva deciso di stabilizzare molti lavoratori precari: "Tra il 2015 e il 2018 l’azienda ha assunto circa 200 somministrati - spiega - e adesso ne vuole licenziare altrettanti. Nel 2019 l’azienda aveva annunciato che non c’erano volumi di lavoro tali da poter coprire i costi del personale, ma si parlava di una riduzione del 10-15%, pari a circa 50-60 lavoratori. Numeri che potevano essere gestiti in qualche modo, al contrario dei 280 esuberi attuali, che di fatto dimezzano il numero delle unità nello stabilimento":

Ma perché un’azienda decide di dimezzare il personale per andare in un altro Paese europeo? Alla base c’è una strategia ben precisa, come raccontato a Today.it da Marco Relli: "Il principale cliente della Flex è Nokia, che rappresenta l’80% delle commesse. Prima il prodotto veniva progettato, sviluppato e costruito nello stabilimento di Trieste, ma adesso l’azienda ha intenzione di mantenere in Italia la parte di progettazione e ingegnerizzazione, sfruttato l’alto livello di professionalità garantito dai lavoratori, oltre al porto e alla logistica di Trieste. Per guadagnare ancora di più viene spostata in Romania la parte di costruzione e assemblaggio del prodotto, dove il costo della manodopera è molto inferiore a quello italiano. Non ci sono altre motivazioni, se non quella del mero concetto economico".

Le proteste: "Esuberi irricevibili, il Governo intervenga"

Nel frattempo lavoratori e sindacati hanno messo in moto la macchina della protesta. Sciopero, presidio in fabbrica e davanti alla Prefettura di Trieste: i lavoratori sono scesi in piazza, e continueranno a farlo, per opporsi ad un piano di esuberi "irricevibile" per cui manca un "presupposto essenziale", come ha fatto notare l'assessore alle Attività produttive del Friuli Venezia Giulia, Sergio Emidio Bini: "Un piano industriale serio rappresenta la premessa indefettibile per ogni tipo di discussione".


(La protesta dei lavoratori Flex a Trieste - immagini di TriestePrima)

Mise e Regione hanno respinto gli esuberi, ma dall’azienda al momento non sono arrivati segnali confortanti, anzi. Nel corso degli anni la Flex aveva lasciato qualche indizio su una serie di problemi che poi sarebbero sfociati in una grave crisi, come confermato a Today da Sasha Colautti di Usb: "Seguo lo stabilimento di Trieste dal 2015, quando avvenne il passaggio da Alcatel a Flex. In quella occasione l’azienda mise nero su bianco che avrebbe trasformato quello stabilimento in un centro di eccellenza mondiale, con la possibilità di attrarre clienti di grande calibro. Grandi annunci che ovviamente non sono mai diventati realtà. Hanno ricevuto un sito con 800 dipendenti, iniziando poi una lenta e inesorabile discesa".

"Le nostre preoccupazioni sono iniziate quando abbiamo iniziato a vedere che i lavoratori con contratti in somministrazione venivano fatti uscire dall’azienda senza essere rinnovati: in questi anni sono uscite circa 300 persone senza un vero annuncio di crisi. Il vero problema - spiega Colautti - è la mancanza di clienti. Attualmente la Flex vive con la mono-committenza Nokia e una piccola commessa Enel che impiega al massimo 10-20 operai. L’azienda non è stata in grado di attirare nuovi clienti e nel corso degli anni non ha mai dimostrato interesse nell’investire su quello stabilimento, nonostante gli strumenti messi a disposizione da parte del Governo e della Regione".

Un altro aspetto negativo secondo il sindacalista è la modalità con cui è stata gestita la notizia: "È allucinante che avvenga un incontro tra azienda e Ministero senza i sindacati. Non esiste un documento che attesti lo stato di crisi dell’azienda, che però in questi giorni non soltanto non ha smentito, ma ha dichiarato di essere disposta a dialogare sui numeri e sulle modalità. Una chiara conferma di una situazione drammatica in cui quelli a pagare il prezzo più alto sono i lavoratori, soprattutto quelli in somministrazione, che potrebbero essere i primi a perdere il posto":

"Quello che ci aspettiamo - conclude Colautti di Usb Trieste - è la conferma di un piano di ristrutturazione da parte dell’azienda, che salvaguardi l’occupazione sia dei dipendenti che dei somministrati. Qualsiasi decisione che colpisce i lavoratori è una decisione per noi inaccettabile. Per salvare i lavoratori serve un intervento serio, deciso e diretto del Governo" Una presa di posizione forte, che impedisca ad un colosso con 200mila dipendenti in tutto il mondo e un fatturato da 24 miliardi di dollari nel 2020 di perseguire la via del risparmio, sulla pelle dei lavoratori e delle loro famiglie. Domani, in occasione dell’incontro in videoconferenza al Mise a cui parteciperanno l’azienda, i sindacati e i rappresentanti del Ministero e delle Regioni, le carte verranno scoperte, anche se i numeri, purtroppo, li conosciamo già. 

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