Giovedì, 4 Marzo 2021

"Da commesso a videomaker di un astronauta, il lavoro duro paga": la storia (bellissima) di Francesco

A Today la storia di Francesco Petitti, fotografo e videomaker 22enne di Milano, che ha lasciato l'Italia per studiare all'estero, trovando il modo di far diventare la sua passione un lavoro

Francesco Petitti e Evan Hadfield

Nell'era in cui i giovani italiani crescono con la convinzione che la disoccupazione o la precarietà siano normali, c'è il rischio che tra le nuove generazioni si diffonda un sentimento di sfiducia e smarrimento, in cui il lavoro viene visto come una chimera più che come un mezzo utile per realizzare i propri sogni. Se ad un simile contesto si aggiunge anche la poca voglia di mettersi in gioco e di spostarsi dalle comodità di casa propria, come evidenziato anche dagli ultimi dati Eurostat, troviamo l'identikit dei nostri giovani, che un po' per pigrizia e un po' per carenza di opportunità, si ritrovano senza un briciolo di prospettiva futura. 

Ma c'è un modo per superare questo limite e trasformarlo in un vantaggio, come insegna la storia di Francesco Petitti, un ragazzo milanese di 22 anni, che dimostra come il mettersi in gioco e lavorare duro possa portare a risultati inattesi, che in poco tempo si trasformano in opportunità occupazionali ed esperienze uniche. Dopo aver parlato dei giovani italiani, restii ad abbandonare l'Italia o anche soltanto la città di residenza per trovare lavoro, abbiamo trovato nella storia di questo 22enne, la perfetta rappresentazione dell'altra faccia della medaglia, quei giovani che lasciano casa per cercare fortuna e alla fine la trovano. 

L'inizio

La storia di questi giovane fotografo e videomaker inizia qualche anno fa con una vacanza inaspettata e anche malvoluta, come ha raccontato lui stesso a Today: “Quando avevo 16 anni e studiavo ancora a liceo linguistico, mia zia mi portò a Toronto, in Canada, per una breve vacanza. Mi dissi “che ci andiamo a fare?”, ma poi mi innamorai quasi subito di questa città multiculturale, un posto in cui persone di provenienze ed etnie diverse si incontrano e vivono in pace, in una grande e unita comunità”.

Le difficoltà di lasciare casa

Tornato dal viaggio, Francesco concluse i suoi studi, mentre metteva da parte qualche soldo lavorando come fotografo nelle discoteche di Milano. Ottenuto il diploma decise di voler sviluppare la sua passione per i video e scelse proprio il Canada per studiare nella Toronto Film School, una sorta di college in cui apprendere i segreti necessari per produrre e montare video. Ma trasferirsi e vivere da solo dall'altra parte del mondo non è certo stata una passeggiata, al contrario di quanto potrebbero pensare in molti: “I soldi che avevo da parte e l'aiuto della mia famiglia mi hanno permesso di pagare il viaggio e le prime settimane. Poi ho iniziato a fare dei lavori durante gli studi per poter sostenere economicamente la mia vita a Toronto. Nonostante non fosse proprio il lavoro dei miei sogni, per diversi mesi ho fatto il commesso, prima da Guess e poi da Zara, mentre negli ultimi otto mesi della mia permanenza ho collaborato con un'azienda che produce contenuti fotografici. All'inizio ho pensato “ma chi me l'ha fatto fare”, poi ho tenuto duro e il tempo mi ha dato ragione”.

Stare a migliaia di chilometri da famiglia e amici non è semplice, tanto più se le giornate sono divise tra studio e lavoro, lasciando poco tempo per altro. Eppure, questo sacrificio, umano e lavorativo, ha portato tra le braccia di Francesco una grande opportunità. “Un mese prima che finisse il mio percorso di studi alla Toronto Film School – racconta Francesco – la Chris Hadfield Inc., compagnia dell'astronauta più famoso del Canada, contattò l'accademia chiedendo i nomi degli studenti più validi. Il coordinatore del mio corso fece il mio e nel giro di qualche giorno entrai in contatto con Evan Hadfield, figlio di Chris”.

L'opportunità

All'inizio l'offerta fatta al giovane Petitti era quella di seguire il noto astronauta nelle sue conferenze, ma ben presto venne fuori il progetto Rare Earth, una serie di documentari che, con un montaggio 'fresco' e innovativo, raccontano storie, curiosità e fatti storici di diversi luoghi del mondo: “L'idea di Evan era quella di sfruttare il seguito accumulato grazie ai video del padre (uno dei primi a sfruttare i social per postare video dallo spazio che hanno raccolto molto successo) creando un suo format e un suo progetto, quello che adesso è Rare Earth”. 

Così l'Europa aiuta i giovani a trovare lavoro

In quel momento Francesco ha ricevuto l'offerta lavorativa che non si aspettava, un opportunità che non avrebbe mai avuto se fosse rimasto in Italia: “Chris e Evan mi hanno proposto un contratto annuale, avrei dovuto seguire Evan in diversi viaggi per fare le riprese e montare dei mini documentari su diversi temi. Rare Earth è un progetto che mira a far vedere, indipendentemente da dove ti trovi, le cose che succedono dall'altra parte del mondo, analizzando argomenti, particolarità e aspetti culturali con un taglio diverso dal solito. Invece di dare risposte, vogliamo stimolare chi vede i video a porsi delle domande, per poter conoscere e riflettere sulla propria vita”. 

Sì, viaggiare

Questo lavoro ha permesso a Francesco di viaggiare molto, passando otto mesi dell'anno in giro per il mondo, tra Giappone, Cambogia, Laos e Vietnam nella prima parte, e Cile, Cuba e Isola di Pasqua nella seconda. “Molti mi chiesero 'ma viaggi e ti pagano pure? - continua Petitti – senza pensare quanto possa essere faticoso stare tanti mesi lontano da casa, in un posto con una lingua e una cultura molto distante dalla tua, trascorrendo la maggior parte del tempo a lavoro, tra telecamera e pc”. Come dire, non è tutto oro quel che luccica. Nonostante a tutti piaccia l'idea di viaggiare per lavoro, è anche molto faticoso non solo dal punto di vista 'energetico', ma soprattutto umano

Così questo 22enne milanese ha avuto modo di visitare tanti posti magnifici che magari non avrebbe mai visto senza questa opportunità: un contratto di un anno (che adesso gli è stato rinnovato per un altro), in cui viene retribuito sia nei mesi in cui è in giro per filmare, sia in quelli in cui può permettersi di tornare in Italia dai suoi affetti. “Lavorare con la famiglia Hadfield mi ha arricchito molto dal punto di vista umano, delle persone che nonostante il successo sono rimaste umili e hanno trattato un ragazzo come me, che per loro ero uno sconosciuto di un altro Paese, come  un figlio. Quando mi hanno assunto mi ha colpito la loro motivazione: 'potevamo prendere un 40enne già professionista, ma preferiamo un 20enne come te, che può crescere insieme a noi e diventare ancora meglio”. Una frase che raramente sentiamo dalle nostre parti. 

Rare Earth

Il progetto Rare Earth parte da una base molto semplice: con i mezzi che abbiamo a disposizione al giorno d'oggi, basta anche un piccolo nucleo di persone (in questo caso due, Evan e Francesco) per mettere a punto un prodotto ben fatto, godibile visivamente, con contenuti curiosi ed interessanti. I temi toccati sono molti, da storie particolari come quella di Hanoi, la capitale vietnamita attraversata dal treno, fino al santurario per elefanti in Cambogia, passando per il racconto degli “intoccabili” giapponesi.

Storie e aspetti di culture lontane, che mirano a rendere nulle le diversità e il mondo più piccolo. A tal proposito Francesco ci ha 'regalato' una bellissima frase pronunciata dall'astronauta Chris Hadfield:

“Quando lo vedi dallo spazio il mondo ti sembra una grande casa e noi siamo tutti coinquilini, siamo in posti diversi, ma siamo tutti nello stesso posto, ma te ne rendi conto soltanto vedendolo dall'alto”

DSC00182-2 (Francesco Petitti insieme all'astronauta canadese Chris Hadfield)

Parole che dovrebbero far riflettere e che fanno capire che in fondo, siamo tutti uguali. Nel corso del suo primo anno di 'vita' il progetto Rare Earth ha riscosso un grande successo, con i video diffusi attraverso il canale Youtube e il profilo Instagram che hanno raggiunto migliaia (e a volte milioni) di visualizzazioni. Un progetto completamente sovvenzionato dalla famiglia Hadfield e da una pagina in cui è possibile fare delle donazioni spontanee, che vengono 'ricambiate' con regali di vario genere, dai semplici contenuti video alle magliette, passando per idee più originali e anticonvenzionali.

La possibilità di lavorare in Italia

Ma andare in Canada ad inseguire il suo sogno, ha portato per Francesco anche l'opportunità di trovare lavoro in Italia. Sì, proprio così. Perché c'è una regola non scritta, per cui più lavori e più hai possibilità di lavorare: “Durante il lavoro con Evan ho avuto modo di conoscere Simone Bramante, un fotografo italiano molto conosciuto. Siamo entrati in contatto e con questa collaborazione sto lavorando anche in Italia".

Il consiglio: “Con il sacrificio si raggiungono i risultati”

“Io so di essere in una posizione privilegiata – ha concluso Francesco, rivolgendosi ai suoi coetanei che fanno fatica a trovare la loro strada – sono fortunato perché ho incontrato brave persone che mi hanno dato la possibilità di lavorare e di crescere, di viaggiare e di imparare cose nuove. Ma c'è anche l'altra faccia della medaglia: tutto questo l'ho ottenuto facendo sacrifici, passando momenti difficili, lavorando tanto e senza risparmiarmi, resistendo alla voglia di tornare a casa dai miei affetti.  Sono sicuro che in Italia sia più difficile inseguire i propri sogni, ma se non ci provi neanche parti già sconfitto. C'è solo un consiglio che vorrei dare ai ragazzi come me: fatevi il mazzo, lavorate duro e con dedizione, seguite le vostre passioni e non fatevi abbattere e tarpare le ali, in Italia o altrove, se ti impegni e dai sempre il massimo, alla fine ottieni i risultati che desideri”. Parola di un giovane italiano.

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