Mercoledì, 4 Agosto 2021
Economia

Fusione tra Bpm e Banco Popolare, tutto quello che c'è da sapere

Il nuovo polo sarà partecipato al 54% dagli azionisti del Banco Popolare e al 46% da quelli di Bpm. "Nessun trauma a livello occupazionale". Ma più grande non sempre è sinonimo di più sicuro

Una filiale della Bpm

MILANO - Via libera al matrimonio tra Banco Popolare e Bpm che darà vita al terzo polo bancario italiano con 4 milioni di clienti, attivi per oltre 171 miliardi, oltre 25mila dipendenti e 225 miliardi di raccolta. Il nuovo polo bancario sarà partecipato al 54% dagli azionisti di Banco Popolare e al 46% da quelli di Bpm. "Sulla base delle stime preliminari" spiega Askanews "l'operazione realizzerà sinergia ante imposte di 365 milioni a regime nel 2018 di cui 290 milioni di sinergie di costi e 75 milioni da ricavi. Gli oneri di integrazione una tantum sono stimati al 150% delle sinergie di costo. Il valore attuale delle sinergie al netto di imposte e oneri di integrazione è stimato a 1,9 miliardi".

I LAVORATORI - "La fusione tra Bpm e Banco Popolare non comporterà traumi sul piano occupazionale". Lo ha assicurato l'ad del Banco, Pierfrancesco Saviotti, nella conference call di presentazione dell'operazione, varata ieri dai consigli dei due istituti. "Non ci sarà nessun licenziamento, nessun intervento che potrà disturbare i colleghi, che sono un asset fondamentale per il futuro del gruppo". Saviotti ha quindi definito "stupidaggini che non esistono" le indiscrezioni circolate su un possibile piano di esuberi legato alla fusione. "Chi uscirà è perché vorrà uscire, perché vorrà partecipare ai fondi di solidarietà. I nostri dipendenti, e so che l'Ad di Bpm Castagna la pensa allo stesso modo, sono la nostra forza così come sono la nostra forza i clienti".

"UNA BANCA SOLIDA - "Partiamo nel modo migliore che si poteva immaginare, nasce una banca solida che ha tutte le caratteristiche per avere un futuro di grandi soddisfazioni". Così l'amministratore delegato di Bpm, Giuseppe Castagna, ha commentato il progetto di fusione tra Bpm e Banco Popolare che i consigli delle due banche hanno approvato ieri. "Abbiamo dato prova, con un colpo di reni finale, di voler far partire una banca solida, un soggetto forte e protagonista", ha aggiunto Castagna alla conference call di presentazione dell'operazione agli analisti.

RIDUZIONE DEI RISCHI - Il nuovo gruppo che nascerà dall'aggregazione tra Bpm e Banco Popolare avrà un focus "su un significativo piano di riduzione dei non performing loans fino a 10 miliardi in ambito di piano", vale a dire entro il 2019. Lo si apprende dalle slides distribuite per la presentazione dell'operazione agli analisti finanziari.

PIU' GRANDE E' PIU' SICURO? - I mercati, e i media, plaudono la nascita del "terzo gruppo bancario". Eppure, come sottolinea un articolo di Altreconomia a firma di Luca Martinelli, "le vulnerabilità del sistema creditizio italiano dipendono dalla gestione più che dalla dimensione". Il piano del governo è chiaro fin dalla fine dello scorso anno. Per Renzi, come disse lo scorso dicembre, "in Italia ci sono state troppe banche, anche di paese”, che "vanno accorpate [...] a partire dalle banche di credito cooperativo. È arrivato il momento di dire che ci sono stati troppi che hanno giocato a fare i piccoli banchieri”. 

TROPPE "SOFFERENZE" - Però, parlando di "sofferenze", qualcosa non torna. I crediti assegnati a clienti in stato di insolvenza, quindi "irreversibilmente incapaci di saldare il proprio debito", accumulate nei bilanci dei primi cinque gruppi bancari del nostro Paese (oltre a Intesa Sanpaolo sono Unicredit, Monte dei Paschi di Siena, Ubi Banca e Banca popolare), sono pari a 133 miliardi di euro a giugno 2015. Tanti, "specie se rapportati allo stesso dato riferito alle 461 banche minori - nella classificazione di Banca d’Italia sono quelle che intermediano fondi per meno di 3,6 miliardi di euro, ne fanno parte la maggior parte delle banche di credito cooperativo (BCC)-, che è di appena 17 miliardi di euro". 

Nel caso dei 5 principali gruppi bancari italiani, le “sofferenze” rappresentano il 10,8% degli impieghi; per le banche minori, il 9,5%; per il sistema bancario, in media, il 10,3%. 

IL CONFRONTO - "Questo - spiega Luca Martinelli su Altreconomia - significa che mediamente l’affidato di una piccola banca di paese è più affidabile di quello di un gigante del credito. Nel caso di Banca popolare Etica, ad esempio, i crediti in sofferenza sono appena il 2,94% del totale". 

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