rotate-mobile
Sabato, 26 Novembre 2022
scarsità

Con il freddo la crisi del gas è dietro l'angolo

Dopo un ottobre mite, il freddo fa aumentare i consumi e riaccende i timori sulle forniture e i prezzi delle bollette: ci sono difficoltà anche per il Gnl, una delle risorse principali per sostituire il gas russo

L'inverno riaccende i timori di una crisi del gas in Italia e in Europa. Dopo un ottobre straordinariamente mite, le temperature sono in diminuzione e di conseguenza i consumi risultano in aumento. Senza il gas russo, le forniture attuali sembrano troppo risicate e volatili per poter coprire il fabbisogno di gas invernale. Il Gnl, il gas naturale liquefatto, svolge un ruolo vitale nella sostituzione delle forniture dalla Russia, ma in un mercato caratterizzato dalla scarsità le certezze sono poche: se alcune condizioni hanno portato i prezzi al ribasso, lo scenario potrebbe cambiare presto. Today ha elaborato i dati disponibili per capire cosa può succedere in inverno.

Fa freddo, salgono i consumi

Il mese di ottobre appena passato è stato il secondo più caldo in Italia dal 1800. Secondo le elaborazioni di Today le temperature eccezionalmente alte hanno mantenuto bassi i consumi di gas, che a ottobre 2022 sono stati inferiori del 25,6 per cento rispetto a quelli di ottobre 2021.

La distribuzione per gli usi domestici, nei servizi e negli uffici riflette minori consumi per circa 860 milioni di metri cubi di gas in meno rispetto a ottobre 2021, che hanno portato un risparmio di oltre 910 milioni di euro.

Negli ultimi giorni però le temperature sono scese, e nel giro di poco pare che tenderanno verso medie più in linea con la stagione. Di conseguenza, i dati sui consumi stanno riflettendo il clima più freddo: negli ultimi 20 giorni i consumi di case, uffici e servizi si sono avvicinati a quelli di ottobre 2021. 

In generale, dopo essere stati "piatti" da giugno a settembre, i consumi della rete del gas in Italia - in aggiunta a quelli domestici quindi - nell'ultimo mese sono raddoppiati. 

Mercato e scarsità: il punto sulle forniture di gas

Per eliminare la dipendenza dal gas russo l'Italia ha stretto nuovi accordi per importare da altri Paesi. Le forniture russe, che arrivano in Italia al punto di ingresso di Tarvisio, in Friuli Venezia-Giulia, sono quasi azzerate. Il crollo è stato verticale: nei primi dieci mesi del 2022 il gas arrivato dalla Russia è diminuito del 56 per cento, mentre se si guarda al solo mese di ottobre, la diminuzione rispetto all'anno scorso è del 98,6 per cento. 

Ora la Russia non è il paese da cui l'Italia importa più gas. Nel giro di un anno la situazione si è ribaltata: per avere un'idea, nel mese di ottobre dall'Algeria è arrivato il 40,3 per cento del gas importato, mentre dalla Russia solo lo 0,6 per cento. Il Gnl ha costituito il 25,8 per cento delle forniture, l'Azerbaigian il 18,5, Norvegia-Paesi Bassi il 9 per cento e la Libia il 5,7.  

I nuovi accordi hanno a malapena coperto le mancanze russe. Al momento, infatti, la situazione delle importazioni è in lieve deficit rispetto all'anno scorso: nel 2022 l'Italia ha importato 800 milioni di metri cubi in meno rispetto agli stessi mesi del 2021. In compenso, gli stoccaggi sono quasi pieni, ma sappiamo che coprono soltanto il 25 per cento circa dei consumi invernali. 

Il problema non è solo italiano, ma di tutto il mercato europeo del gas che improvvisamente ha dovuto sostituire la fonte principale di sostentamento, il gas russo di Gazprom: i volumi disponibili delle altre forniture però non sono infiniti e sono soggetti a forti oscillazioni. Ad esempio, non è chiaro se Algeria e Norvegia riusciranno ad aumentare i flussi come promesso. E anche per il Gnl ci sono dei problemi. 

I problemi del Gnl e dei prezzi

Il 2023 potrebbe essere l'anno nero del Gnl, il gas naturale liquefatto. Nel 2022 la richiesta mondiale di Gnl è aumentata notevolmente, soprattutto in Europa, dove gli Stati hanno utilizzato il gas naturale liquefatto per sostituire il metano russo. Ma è molto probabile che l'offerta globale di Gnl non riesca a stare dietro alla domanda. 

Al momento ci sono diverse navi metaniere che trasportano Gnl bloccate al largo delle coste europee, vista l'abbondanza del gas stoccato e la bassa capacità di rigassificazione. Per aumentarla, l'Italia ha tre impianti di rigassificazione e ha investito quasi due miliardi di euro in due navi rigassifficatrici da posizionare a Piombino e Ravenna. Se per Ravenna l'iter procede spedito, non si può dire lo stesso di Piombino. In ogni caso, i due impianti dovrebbero dare il loro apporto entro il 2024. Questa abbondanza di Gnl non deve però trarre in inganno.

Il gas dei nuovi rigassificatori basterà?

Le minori importazioni cinesi di gas naturale liquefatto nei primi dieci mesi del 2022 ne hanno aumentato la disponibilità per il mercato europeo, bisognoso di rimpiazzare i mancati volumi dalla Russia. Ma come si ipotizza in due analisi fatte da Standard&Poors e dall'Agenzia internazionale dell'Energia (Iea), se le importazioni cinesi di Gnl riprendessero il prossimo anno ai ritmi del 2021 mancherebbe oltre l'85 per cento dell'aumento previsto per l'intera fornitura globale di gas naturale liquefatto. E si prevede che per l'anno prossimo la fornitura globale aumenterà di soli 20 miliardi di metri cubi.

I prezzi del gas in inverno 2022

In caso di azzeramento delle forniture di gas russo e di una ripresa delle importazioni cinesi di Gnl ai livelli del 2021, la Iea mostra che l'Europa potrebbe ritrovarsi con circa 30 miliardi di metri cubi di gas in meno. Un problema per quest'inverno, ma soprattutto per il prossimo, quando si dovranno riempire nuovamente gli stoccaggi.

Quanto gas abbiamo per l'inverno

Ecco perché è molto improbabile che i prezzi rimangano bassi. In più, è fondamentale che si lavori sulla diminuzione della domanda, e quindi dei consumi, per arrivare in primavera con quanto più gas possibile.

Continua a leggere su Today

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Con il freddo la crisi del gas è dietro l'angolo

Today è in caricamento