Mercoledì, 12 Maggio 2021

Perché viene "negato" il lavoro nei campi a 23mila giovani italiani

Si sono visti respingere il progetto di insediamento nelle campagne previsto dai piani di sviluppo rurale (Psr) finanziati dall'Ue: "colpa" degli errori di programmazione delle Regioni (secondo Coldiretti), "con il rischio di restituzione dei fondi disponibili a Bruxelles"

Un'immagine della parata di migliaia di giovani contadini lungo il Decumano fino al padiglione Slow Food, in occasione della conferenza conclusiva di Terra Madre Giovani sul tema "We feed the Planet", ad Expo 2015, Milano, 6 ottobre 2015. ANSA/ STEFANO PORTA

Sono molti i giovani che per costruirsi un solido futuro ritornano a lavorare la terra. Ma potrebbero essere molti di più. "Mentre importanti risorse nazionali sono state stanziate con il reddito di cittadinanza per accompagnare le nuove generazioni al lavoro, viene spento il sogno di diventare agricoltori di 23mila giovani che si sono visti respingere dalle Regioni il progetto di insediamento nelle campagne previsto dai piani di sviluppo rurale (Psr) finanziati dall’Unione Europea": lo denuncia la Coldiretti nello studio su “I giovani italiani che creano lavoro”.

Lavoro negato nei campi a 23 mila giovani italiani?

Si può parlare di "lavoro negato"? Lo storico ritorno alla terra ha portato 35mila giovani under 40 a presentare domanda per l’insediamento in agricoltura "ma ben 2 richieste su 3 (66%) non sono state accolte per colpa degli errori di programmazione delle Amministrazioni Regionali che ha portato ad una insufficiente assegnazione di risorse per i giovani nei Piani di sviluppo rurale (Psr), con peraltro il rischio concreto di restituzione dei fondi disponibili a Bruxelles" dicono da Coldiretti. Dallo stato di attuazione dei Psr aggiornato al 1 gennaio 2019 emerge infatti che l’utilizzo delle risorse comunitarie relativo al periodo 2014-2020 è stato pari ad appena il 29% del totale, un ritardo evidente che rischia di togliere all’Italia stanziamenti importanti per la crescita.

Se il futuro è il ritorno alla campagna: Italia leader Ue per i giovani agricoltori  

"Una sconfitta per le speranze di tanti giovani, ma anche per il Paese che - sostiene la Coldiretti - perde opportunità strategiche per lo sviluppo in un settore chiave per la ripresa economica, l’occupazione e la sostenibilità ambientale. Ad aggravare la situazione – precisa la Coldiretti - è il fatto che il maggior numero delle domande presentate e non accolte si concentra nelle regioni del Mezzogiorno d’Italia, dalla Sicilia alla Calabria, dalla Basilicata alla Sardegna, dalla Campania alla Puglia dove maggiore è il bisogno occupazionale e più elevati sono i tassi di fuga dei giovani all’estero. Secondo una indagine Coldiretti/Ixè - continua la Coldiretti – le aziende agricole condotte dai giovani possiedono una superficie superiore di oltre il 54 per cento alla media, un fatturato più elevato del 75 per cento della media e il 50 per cento di occupati per azienda in più".

L’Italia con 56mila imprese agricole condotte da under 35 è al vertice in Europa per numero di giovani in agricoltura. Una presenza che ha di fatto rivoluzionato il lavoro in campagna dove il 70% delle imprese giovani opera in attività multifunzionali che vanno dalla trasformazione aziendale dei prodotti alla vendita diretta, dalle fattorie didattiche agli agriasilo, ma anche alle attività ricreative, l’agricoltura sociale per l’inserimento di disabili, detenuti e tossicodipendenti, la sistemazione di parchi, giardini, strade, l’agribenessere e la cura del paesaggio o la produzione di energie rinnovabili.

Italia prima in Europa per contadini under 35 

Lavoro, molti giovani hanno deciso di tornare alla terra

In questi lunghi anni di crisi economica molti giovani hanno deciso di tornare alla terra: i giovani agricoltori hanno saputo reinventarsi, innovando antiche tradizioni, applicando al lavoro agricolo nuove tecniche e nozioni innovative apprese magari durante un corso universitario. Le nuove opportunità sono state rese possibili anche dalla legge di orientamento per l’agricoltura (la legge 228/2001) che ha rivoluzionato il lavoro nelle campagne allargando i confini dell’imprenditorialità agricola e aprendo a nuove opportunità occupazionali. Non è un caso se questo profondo mutamento culturale si sia tradotto anche nelle scelte relative al percorso scolastico. Negli ultimi sette anni, gli studenti italiani hanno preso d’assalto la facoltà di Agraria che fa registrare un aumento del 14,5% delle iscrizioni, in netta controtendenza, nello stesso periodo, al calo generale del 6,8% degli universitari, secondo un’analisi della Coldiretti sulla base dei dati dell’Anvur.

"L’agricoltura è tornata ad essere un settore strategico per la ripresa economica ed occupazionale e lo hanno capito per primi i giovani che stanno tornando prepotentemente nelle campagne", ha affermato il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che "le Istituzioni devono saper cogliere questo cambiamento epocale che non accadeva dalla rivoluzione industriale anche ripensando la scala delle priorità negli interventi di politica economica".

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