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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Verso il futuro / Firenze

Gkn, la fine dell'incubo licenziamenti: venduta a Borgomeo

Esce di scena il fondo inglese Melrose, ora inizia la sfida della reindustrializzazione

La Gkn Driveline di Firenze non appartiene più al fondo inglese Merlose. QF Spa, del Gruppo Borgomeo, ha finalizzato l'acquisto del 100% dello stabilimento. "Fine del rischio licenziamenti. L'azienda ritira la messa in liquidazione. Viene ritirata l'impugnazione contro il ricorso vinto dai sindacati sulla vecchia procedura di licenziamento", sottolinea il presidente Francesco Borgomeo, che, per l'operazione, è stato assistito dai suoi consulenti Deloitte con il team di Matteo Uggetti, GMR Partners, Decon Group, Chiomenti con il team di Edoardo Andreoli.

"Cambia la proprietà, cambia la strategia. Dobbiamo metterci subito al lavoro. La firma di oggi è l'inizio e non la fine di un percorso: finalmente siamo arrivati alla linea di partenza e la strada da fare è tanta. Fino a pochi giorni fa sembrava impensabile riuscire a potersi dedicare al percorso di riconversione. Oggi si può partire", aggiunge Borgomeo, scelto dalla stessa vecchia proprietà come advisor dell'operazione. "Ovviamente cambia anche il nome: la nuova società si chiamerà QF Spa,cioè Quattro F, ovvero 'Fiducia nel Futuro della Fabbrica di Firenze'. Sono quatto F che spiegano come la penso", aggiunge Borgomeo.

Ora la missione del nuovo proprietario sarà quella di traghettare lo stabilimento verso una reindustrializzazione, che avverrà con un'ulteriore vendita ad un gruppo che inizierà una nuova produzione. Come annunciato in passato da Borgomeo, sarebbero due i gruppi che si sono già fatti avanti: uno che lavora nella farmaceutica e uno nel campo della componentistica per energie rinnovabili. 

Collettivo Gnk: "Non smobilitiamo, situazione resta pericolosa"

“Noi non possiamo che prendere atto di questo passaggio, su cui non c’era nulla da concordare con noi e nulla, per il momento, è stato concordato. Entriamo in una nuova fase. Né più né meno pericolosa di quella precedente. Il passaggio di proprietà avviene in piena continuità occupazionale e di diritti. Per quanto ci riguarda manteniamo stessi posti di lavoro, stessa accordistica, stesso libro matricola. E avviene in continuità di salute dello stabilimento visto che l’abbiamo preservato e curato. Così è, così dovrà essere. Qualsiasi soggetto industriale arrivi, lo deve fare mantenendo diritti e posti di lavoro. Non saremo mai terreno di operazioni opache o di ricatti". Così è scritto nel documento approvato ieri, quando l'ufficializzazione della vendita era ormai ad un passo, dall'assemblea degli operai, e rilanciato oggi dal Collettivo di Fabbrica.

"I licenziamenti sono stati sconfitti non una, ma due volte. Avevamo detto che se sfondavano qua, avrebbero sfondato dappertutto. Qua non hanno sfondato. E questo è quanto portiamo in dote a chiunque voglia trarne coraggio, lezione, bilanci, metodo. Il rischio ora è di essere in un nuovo calcolo. Entriamo in una fase di attesa, dove non si rischia la morte improvvisa ma per lenta agonia", si legge ancora nel documento.

"Noi - fa quindi sapere il Collettivo - non smobilitiamo, quindi. La mobilitazione forse cambierà nei tempi e nei modi. Ma non cessa, per alcune ragioni fondamentali: primo, perché niente è stato ottenuto. Non c’è stato alcun accordo. In secondo luogo, perché anche se accordo sarà, l’assemblea dei lavoratori e il territorio rimangono a guardia e supervisione di ogni passaggio della reindustrializzazione. E infine perché c’è un vincolo e un dovere di solidarietà verso tutte le altre lotte presenti nel Paese". Dunque il Collettivo di Fabbrica resta molto cauto su tutta l'operazione e, anzi, rinnova le critiche alle istituzioni.

"In un modo o nell’altro - si legge infatti ancora nel documento degli operai -, Gkn Firenze viene smantellata. Certo, viene smantellata sotto la promessa di impiantare un’altra produzione. E probabilmente una produzione che non c’entra nulla con i semiassi. Così forse salveremo 500 posti di lavoro ma un altro pezzo dell’automotive se ne va. E non è questione di essere affezionati all’automotive. Il problema è un altro. Qua c’era una storia industriale di decenni che veniva dalla Fiat. E questa storia viene chiusa non per una decisione collettiva o per un piano sociale. Ma perché un fondo finanziario ha deciso, di concerto con Stellantis probabilmente, che qua non si dovevano più produrre semiassi. Noi non ne usciamo sconfitti, ma c’è poco da cantar vittoria: rimangono migliaia di posti di lavoro a rischio in tutto l’automotive e lo Stato esce da questa vicenda come un semplice passacarte".

Due ipotesi di riconversione: macchinari per industria farmaceutica o componentistica

Macchinari per l'industria farmaceutica o componentistica nel settore delle energie rinnovabili. Potrebbe essere questo il futuro dello stabilimento Gkn di Campi Bisenzio, fermo ormai, per decisione unilaterale della proprietà, dal 9 luglio scorso.

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