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Domenica, 28 Novembre 2021
C'è l'intesa

Il G20 ha approvato la global minimum tax

Due pilastri per affrontare le sfide fiscali poste da digitalizzazione e globalizzazione dell'economia: ecco cosa prevede l'accordo sulla tassa minima globale

Sì alla global minimum tax, una tassa minima globale del 15% sulle compagnie multinazionali. L'ampio sostegno raccolto al tavolo del G20 in corso a Roma evidenzia l'importanza di un accordo davvero 'storico' raggiunto sui principi della tassazione globale dopo quattro anni di intenso dibattito. La soluzione raggiunta, che aveva già ricevuto l'appoggio dei ministri delle Finanze dei singoli Paesi, è basata su due pilastri per affrontare le sfide fiscali poste dalla digitalizzazione e globalizzazione dell’economia. L’accordo garantisce regole fiscali eque, moderne ed efficaci, fondamentali anche per favorire gli investimenti e la crescita.

All'accordo internazionale hanno aderito i 136 membri dell’Ocse/G20 Inclusive Framework on Base Erosion and Profit Shifting (Beps), inclusi tutti i Paesi G20, pari al 94% del Pil mondiale. Il G20 ha chiesto ai membri dell'Inclusive Framework di elaborare rapidamente gli strumenti giuridici (modelli di legislazione domestica e una Convenzione multilaterale) per l’implementazione delle nuove regole, con l'obiettivo di una loro entrata in vigore entro il 2023.

Che cos'è la global minimum tax approvata al G20

Il primo pilastro dell'accordo prevede la riallocazione dei diritti di tassazione delle imprese multinazionali più grandi e profittevoli. Il 25% dei profitti (eccedenti il 10% dei ricavi) viene allocato nelle giurisdizioni di mercato in cui tali imprese superano una soglia di ricavi rilevanti. Il secondo pilastro introduce una tassazione minima effettiva del 15% a livello globale delle grandi imprese multinazionali, in ogni giurisdizione in cui operano. L'accordo internazionale per tassare con un'aliquota fiscale minima le multinazionali che hanno un fatturato annuo superiore a 750 milioni di euro (890 milioni di dollari) riguarda soprattutto i colossi del web come Google, Facebook, Amazon e Apple, ma non solo. Porterebbe in dote circa 150 miliardi di dollari (127 miliardi di euro) di entrate fiscali aggiuntive a livello globale, obbligando le grandi aziende a pagare un'imposta in ognuno dei Paesi in cui sono attive e fanno profitti. In Italia vale circa 30 miliardi di euro.

L'accordo sul primo pilastro include l’impegno a rimuovere le imposte sui servizi digitali esistenti e altre misure unilaterali simili, nonché ad astenersi dall’introduzione di nuove imposte dello stesso genere in futuro, una volta che le nuove regole saranno in vigore. Sulla base di tale accordo, l’Italia, con Austria, Francia, Regno Unito e Spagna, ha concluso un accordo con gli Stati Uniti sulla transizione dalle imposte sui servizi digitali esistenti alle nuove regole internazionali. Gli Stati Uniti si sono poi impegnati a porre termine alle sanzioni commerciali adottate dallo US Trade Representative nei confronti di tali Paesi.

Nell'ambito della tassazione per lo sviluppo, per garantire l’effettiva inclusività del sistema di tassazione internazionale, la Presidenza italiana G20 ha dato mandato all’Ocse di preparare un rapporto per dar conto dei progressi fatti dai Paesi in via di sviluppo come conseguenza della loro partecipazione all’Inclusive Framework on Beps. Il rapporto presentato ai ministri delle Finanze e ai Governatori delle Banche Centrali del G20 nel loro incontro di ottobre, contiene, inoltre, una serie di raccomandazioni che costituisce una solida base per le future discussioni periodiche sul tema da parte dei membri del G20.

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