Venerdì, 30 Ottobre 2020
Italia

Stop all'Iva, via al reddito di cittadinanza e Flat tax: il Pil (e l'Europa) ostacolano il Governo

Il governo dovrà intavolare una trattativa con l'Europa per sforare il deficit di bilancio nei conti pubblici e trovare i soldi per la "fase uno" delle riforme più attese dagli italiani: la ripresa economica rallenta e i conti sono tutti da rifare

Maggioranza e governo al lavoro sulla risoluzione parlamentare al Documento di economia e finanza che metterà nero su bianco gli impegni del governo Conte contenuti nel contratto Lega-5 Stelle, reddito di cittadinanza e flat tax in primis.

In questa cornice, già nella risoluzione verrebbe indicata la soluzione tecnica di istituire un fondo per il rifinanziamento a regime del reddito di cittadinanza e di un altro fondo per le coperture strutturali della tassa piatta. Ma, a quanto apprende l'Adnkronos, un'ombra incombe sui lavori, ed è il rischio di una revisione al ribasso della crescita italiana nel 2019 dall'1,4% stimato nel quadro tendenziale del Def del governo Gentiloni fino, probabilmente, all'1,2%. E il ribasso delle stime dovrebbe interessare anche il pil 2018 (all'1,5% secondo il precedente esecutivo). Di recente anche l'Ocse ha tagliato le previsioni sul pil italiano: a 1,4% per quest'anno da 1,5% e a 1,1% per il 2019 da 1,3%.

Cosa c'è nel def: Iva, reddito di cittadinanza e flat tax

Nella risoluzione della maggioranza, che sarà concordata con il governo, dovrebbe trovare spazio l'impegno per la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia Iva (12,5 mld); la fase uno del reddito di cittadinanza con la riforme dei centri per l'impiego (2 mld); il primo modulo della flat tax (30 mld), con la semplificazione delle aliquote Irpef da cinque a due (al 15% per i redditi fino a 80mila euro e al 20% per quelli superiori) da applicare nel 2019 solo alle imprese e dall'anno successivo anche alle famiglie.

Pil in ribasso: pochi fondi per il Bilancio

Numeri ambiziosi che dovrebbero trovare le coperture, tra la revisione della spesa, una riedizione della rottamazione (che però si configura come 'una tantum', anche se l'emersione allarga la base imponibile) e uno sfoltimento delle agevolazioni-detrazioni fiscali. Ben poco rischia infatti di arrivare dalla crescita, se venisse confermata la revisione al ribasso. Inoltre i margini di manovra si ridurrebbero ulteriormente se il governo nella Nota di aggiornamento al Def di settembre intendesse confermare gli impegni assunti dall'esecutivo Gentiloni di ridurre il deficit dall'1,6 di quest'anno allo 0,8% nel 2019. Da qui la necessità di intavolare una nuova trattativa con l'Europa in autunno, chiedendo nuova flessibilità sulla base di misure credibili e senza mettere a repentaglio i conti.

Bilancio alle Camere entro 20 ottobre

Dopo la risoluzione al Def, che dovrebbe essere votata dalle Camere entro il 15 giugno, la prossima scadenza è il Nota di aggiornamento del Def a cui sta già lavorando il ministro dell'Economia Giovanni Tria da varare in Cdm entro fine settembre. La Nota sarà l'impalcatura sulla quale verrà costruita la Legge di Bilancio da trasmettere al Parlamento entro il 20 ottobre. Il provvedimento contiene la manovra triennale con le misure per realizzare gli obiettivi del governo e le relative coperture.

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Il primo giudizio della Commissione Ue sulla Finanziaria è previsto per il 30 novembre, il via libera definitivo delle Camere entro il 31 dicembre.

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