Venerdì, 26 Febbraio 2021

"È il nostro Mes": l'effetto Draghi sullo spread c'è stato davvero? (In realtà ancora no)

"Il nostro Mes è lei, presidente": dice Faraone (Italia Viva). Ma l'impatto del nuovo governo su spread e Btp potrebbe essere già finito (sempre che davvero ci sia stato). Il decennale viaggia intorno a 0,6%, più alto di quando c'era ancora Conte a Palazzo Chigi. La realtà è che tecnicamente l'Italia venne salvata dal Draghi pre-politico, quello della BCE

"Ci chiedono strumentalmente perché non chiediamo più il Mes. Non lo facciamo perché il nostro Mes è lei, presidente Draghi, e questo governo". Le parole pronunciate ieri in Senato da Davide Faraone, capogruppo di Italia Viva a Palazzo Madama, hanno fatto sollevare più d'un sopracciglio. Davvero la sola presenza di SuperMario ha impattato pesantemente su Btp e altri indicatori? Cerchiamo di vederci chiaro.

Governo Draghi: effetto su Mes, spread e Btp?

Non è un segreto che proprio il Mes e la sua opportunità sono stati elemento divisivo all'interno della vecchia maggioranza. Il meccanismo europeo di stabilità è stato richiesto a gran voce e in più occasioni da Matteo Renzi fin quando c’era Conte a Palazzo Chigi. E oggi che il Mes sanitario è il grande assente dal discorso di Mario Draghi va bene lo stesso? "Lasciamo che il presidente del Consiglio faccia le sue valutazioni. Oggi è una grande giornata per l’Italia", diceva ieri il leader di Italia viva, intercettato fuori da Palazzo Madama. Capitolo chiuso così? Bè, è il caso di vederci chiaro. La rinuncia da parte dell’ex premier Giuseppe Conte al Mes è stato uno dei principali motivi che ha portato alle dimissioni delle ministre di Italia Viva al precedente Governo. "Non voterò mai in governo che si ritiene migliore del mondo con 80 mila morti e che non prende il Mes" diceva solo qualche settimana fa Renzi.

Innanzitutto va sottolineato come in 50 minuti circa di discorso ieri Draghi non abbia mai citato il termine Mes.  Ma l'effetto Draghi, "il nostro Mes" secondo Italia Viva, si fa già sentire davvero sullo spread? L'arrivo sulla scena politica di Draghi ha influito senz'altro positivamente nella fiducia dei mercati nei confronti dell’Italia. Lo spread a livelli inferiori a 100, ma anche il crollo dei rendimenti dei BTp.

Insomma, davvero la sola presenza di Draghi con tutto il suo carico di credibilità e fiducia rende non più indispensabile il Mes, come lascia intendere lo stesso Faraone, nemmeno troppo tra le righe? Davvero Draghi e la sua aura fanno risparmiare allo Stato centinaia di milioni ancor prima che il governo dell'ex capo della Bce abbia anche solo scaldato i motori. E' vero che i tassi sono vicini al minimo da anni e anni e lo spread, la differenza tra il rendimento dei nostri titoli a 10 anni e quelli tedeschi, è da qualche giorno sotto il livello di 100 punti, al minimo dal 2016. Tutto fa pensare a un risparmio, certo. Ma manca il contesto, e proprio un'analisi più approfondita potrebbe portare alla conclusione che tutti i risparmi a cui si fa riferimento potrebbero essere ampiamente sovrastimati.

Lo spread è un indicatore economico di fiducia e di solidità, chiaro. Uno Stato meno "affidabile" o comunque meno solvibile deve offrire rendimenti più alti. Al di là del 552 toccato nella parte finale del governo Berlusconi (vuol dire il 5,52% in più per i Btp rispetto ai Bund), nel 2011, lo spread calò per l’intervento proprio di Draghi, che con quel ormai epocale ‘Whatever it takes’ dell’estate 2012, fece scendere lo spread molto prima dell’inizio del quantitative easing massiccio, cioè dell’acquisto da parte della BCE di titoli sul mercato secondario.

Tassi decennali e spread con il governo di Mario Draghi

Come spiega molto linearmente sul Fatto Quotidiano Francesco Lenzi, "il risparmio si può manifestare rispetto agli interessi che lo Stato sta pagando sui titoli emessi, ma esso si produrrà solo in futuro e solo nel momento in cui il Tesoro andrà ad emettere nuovi titoli a tassi inferiori. Con il giungere a scadenza dei vecchi titoli, e la ri-emissione di nuovi a tassi più vantaggiosi, si concretizzerà questo risparmio. Il risparmio si potrebbe poi pensare rispetto alla situazione di qualche mese fa, nel senso che se lo Stato avesse dovuto emettere gli stessi titoli alle condizioni di qualche mese fa, sotto il precedente governo, avrebbe potuto pagare un interesse maggiore. Ed è forse questo il risparmio a cui sembra si faccia riferimento in questi giorni, dato che i tassi sono scesi in modo abbastanza significativo da quando Draghi ha ricevuto l’incarico". Ma va registrata "un’anomalia nel trend seguito in tutta la seconda parte dello scorso anno, e che probabilmente tutti i risparmi a cui si fa riferimento sono, al momento, sovrastimati".

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Fonte: Sole 24 Ore

Governo Draghi: tassi sul Btp decennale e spread, cosa è successo

Traduciamo: non è facile valutare l’effetto Draghi. Lo spread oggi è a 94,24, circa 5 punti in meno rispetto al valore registrato l’8 gennaio scorso, riportandosi quindi nella tendenza che aveva prima della crisi di governo. E i tassi sul Btp decennale? Tra dicembre e gennaio rendimento viaggiavano intorno a 0,5 con minimi di 0,51 e massimi intorno a 0,6. Oggi sono a 0,6. L'effetto Draghi non pare così evidente. Spread e tassi sono in linea con un mese e mezzo fa.

Non pare esserci nessun miracolo sullo spread, ma assistiamo alla ripresa di una tendenza al ribasso che tiene conto degli acquisti BCE e l'avvio del Recovery Fund. Il trend aveva subito un'interruzione per la crisi di Governo. Tutto lì, forse. Incensare Draghi ancor prima che il suo governo adotti i primi provvedimenti appare eccessivo. Nessuna volontà di sottovalutare il Mario Draghi presidente del Consiglio, ci mancherebbe altro. Ma tecnicamente e prosaicamente l'Italia venne "salvata" dal Draghi pre-politico, quello a capo della BCE. Dare eccessivi meriti al Draghi premier è quantomeno prematuro. 

Numeri alla mano, oggi come oggi, l'effetto Draghi, se c'è stato, potrebbe essere già finito, ed è stato relativo. Il decennale viaggia intorno a 0,6%, più alto di quando c'era ancora Giuseppe Conte saldamente al governo, lanciato verso un Conte ter che appariva più che probabile. Poi le cose hanno preso un'altra piega.

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