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Lunedì, 26 Febbraio 2024
Economia

E' scoppiata la guerra del pane: l'Antitrust contro i grandi supermercati

L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha aperto sei istruttorie contro Coop Italia, Conad, Esselunga, Eurospin, Auchan e Carrefour per verificare una presunta pratica sleale contro le imprese di panificazione

Scoppia il caso pane invenduto. I big della Grande distribuzione organizzata sono finiti nel mirino dell'Antitrust per un presunto comportamento sleale nei confronti delle imprese di panificazione. Per questo motivo l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha infatti aperto sei istruttorie nei confronti dei principali operatori nazionali del settore, ovvero Coop Italia, Conad, Esselunga, Eurospin, Auchan e Carrefour

La guerra del pane

La condotta contestata consiste nell'imposizione, ai propri fornitori di pane fresco, dell'obbligo di ritirare e smaltire a proprie spese l'intero quantitativo di prodotto invenduto a fine giornata. La differenza di valore tra il pane consegnato ad inizio giornata e quello reso a fine giornata viene poi riaccreditata al compratore della GDO sugli acquisti successivi.

I procedimenti, avviati su segnalazione della principale associazione nazionale di panificatori, Assipan-Confcommercio Imprese per l'Italia, sono volti ad accertare eventuali violazioni dell'art. 62 del decreto legge n. 1/2012 che regola le relazioni commerciali nella filiera agro-alimentare. In concomitanza con l'avvio delle istruttorie, alcune delle società interessate dai procedimenti sono state ispezionate dai funzionari dell'Antitrust, coadiuvati dai militari della Guardia di Finanza - Nucleo Speciale Antitrust.

"La pratica si inquadra in una situazione di significativo squilibrio contrattuale tra le catene della Gdo e le imprese di panificazione (imprese artigiane con pochi dipendenti). In tale contesto, - prosegue l'Antitrust - l'obbligo di ritiro dell'invenduto rappresenta una condizione contrattuale posta ad esclusivo vantaggio delle catene della grande distribuzione e determina un indebito trasferimento sul contraente più debole del rischio commerciale di non riuscire a vendere il quantitativo di pane ordinato e acquistato".

La prassi descritta costringe i panificatori a farsi carico, oltre che del ritiro della merce, anche del suo smaltimento quale ''rifiuto'' alimentare, in quanto l'interpretazione comunemente attribuita alla normativa vigente impedisce qualsiasi riutilizzo del pane invenduto a fini commerciali e persino la sua donazione a fini umanitari con un elevatissimo spreco di prodotto.

Sotto questo profilo, il fenomeno oggetto dei procedimenti è già stato oggetto di svariate segnalazioni pubbliche da parte della associazione dei produttori di pane, che lamenta non soltanto il carattere ''vessatorio'' dell'obbligo imposto ai panificatori, ma anche le ampie e negative ripercussioni che esso produce sotto il profilo economico e ambientale.

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