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Giovedì, 30 Giugno 2022
Trappola energia

L'Italia contro la Russia ma non può scaricarla, Draghi: "Indipendenti dal gas a metà 2024"

Il tema "energia" resta centrale per il Governo. Il premier al Senato: "Il conflitto ha messo in luce le fragilità della politica energetica degli ultimi anni". Il piano del Governo e tutte le difficoltà

L'Italia condanna l'invasione russa in Ucraina, l'Italia sostiene le sanzioni per isolare Mosca, l'Italia dipende però da Mosca per gas, carbone e petrolio, E quando le tensioni aumentano e le materie prime costano di più, l'intero sistema ne risente: dai "grandi" ai "piccoli" cittadini comuni che la guerra la vedono in tv e pensano - o meglio pensavano - che sia qualcosa di lontano ma poi la "pagano" nelle bollette. In questo difficile gioco di equilibri si muove il Paese. L'energia rappresenta quindi un tema centrale e lo ha ricordato oggi, 19 maggio, il premier Mario Draghi nella sua informativa al Senato. Lo scopo è smarcarsi dalla Russia, senza affossarsi.

"Il conflitto -ha detto Draghi - ha messo in luce le fragilità della politica energetica degli ultimi anni e reso ancora più evidente la necessità di diversificare i nostri fornitori. Ci siamo mossi rapidamente per ridurre la quota di gas naturale che importiamo dalla Russia, che nel 2021 è stato circa il 40% del totale". La strada però è lunga. "Le stime del Governo - secondo Draghi - indicano che potremo renderci indipendenti dal gas russo nel secondo semestre del 2024. I primi effetti di questo processo si vedranno già a fine 2022".

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La strategia dell'Italia è quella di agire su più piani. Draghi stesso lo spiega "Icrementare le forniture di gas naturale di cui abbiamo bisogno come combustibile di transizione, e insisto su transizione, ma anche investire in questi stessi Paesi per aumentare la produzione di energie rinnovabili. L’intesa che abbiamo firmato ad aprile con l’Algeria, ad esempio, prevede un sostegno allo sviluppo di energia rinnovabile e di tecnologie innovative a basse emissioni di carbonio; prevede inoltre lo sviluppo di progetti di reti di trasmissione dell’energia elettrica in Algeria e di interconnessione elettrica tra l’Algeria e l’Italia".

Il Governo si è poi mosso "per eliminare i vincoli burocratici che limitano l’espansione delle rinnovabili in Italia". Per il premier "l’energia rinnovabile resta infatti l’unica strada per affrancarci dalle importazioni di combustibili fossili, e per raggiungere un modello di crescita davvero, davvero sostenibile".

L'energia serve per l'industria, serve per i consumi domestici. Serve per mitigare il freddo in inverno, per accendere i condizionatori e sopportare il caldo (che è già arrivato) in estate. Se cresce il costo dell'energia, sale il costo dei beni e dei servizi che con quell'energia sono stati prodotti. Se un bene costa di più le famiglie poi non riescono ad andare avanti. Un effetto domino che rende indispensabile agire in tempi brevi. Tanto più brevi quanto incerto è lo scenario internazionale. Draghi lo sa. E cerca anche sponda oltreoceano, "Durante la mia visita a Washington ho condiviso con il presidente Biden la strategia energetica italiana. Ci siamo detti d’accordo sull’importanza di preservare gli obiettivi sul clima, un impegno che l’Italia intende mantenere",  ha detto Draghi con riferimento all'incontro col presidente Usa.

I soldi pagati alla Russia, un problema di tutta Europa

Secondo un report del Crean (Center for research on energy and clean air), organismo di ricerca indipendente. dall'inizio della guerra Mosca avrebbe incassato 63 miliardi di euro grazie alle sue esportazioni energetiche. E il suo principale cliente è stata l'Unione europea, che nel complesso ha coperto il 71% dell'export russo. Guardando ai singoli Paesi, la Germania è di gran lunga il maggior acquirente, con 9,1 miliardi inviati ai conti correnti dei giganti del settore russi. Al secondo posto l'Italia, con 6,9 miliardi. Per il Crea "le esportazioni di combustibili fossili sono un fattore chiave del finanziamento militare russo e della brutale aggressione contro l'Ucraina". 

L'Ue quindi ha bisogno della Russia, ma allo stesso tempo deve isolarla economicamente cioè deve trovare il nodo per non rimpinguare le sue casse. Ecco quindi che il cappio stretto attorno al Cremlino rischia di mandare in tilt le stesse economie del Vecchio continente.

Le sanzioni alla Russia

Mentre cerca di svincolarsi dalla Russia, l'Italia continua a sostenere le sanzioni contro Mosca con lo scopo di portarla al tavolo dei negoziati. "Le misure restrittive fin qui approvate dall’Unione Europea e dal G7 -  ha sottolineato Draghi - hanno già avuto un impatto significativo sull’economia russa, che sarà ancora più forte nei prossimi mesi. Secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale, il prodotto interno lordo russo calerà dell’8,5% quest’anno, e il tasso d’inflazione raggiungerà il 21,3%. L’indice Moex della Borsa di Mosca ha perso un terzo del valore rispetto a metà febbraio, prima dell’invasione. Per frenare la fuga di capitali, la Banca Centrale Russa ha alzato i tassi di interesse, che oggi sono al 14%, e ha introdotto controlli sui movimenti di capitali. L’Unione Europea è al lavoro su un sesto pacchetto di sanzioni, che l’Italia sostiene con convinzione. La lista di interventi prevede misure legate al petrolio, restrizioni per alcuni istituti finanziari, l’ampliamento della lista di individui sanzionati".

La crisi alimentare

Energia, ma non solo. Sullo sfondo c'è il pericolo che alla crisi energetica e a quella umanitatria si aggiunga quella alimentare. Draghi ha ricordato che "Russia e Ucraina sono tra i principali fornitori di cereali a livello globale. Da soli, sono responsabili di più del 25% delle esportazioni globali di grano. 26 Paesi dipendono da loro per più di metà del proprio fabbisogno. Le devastazioni belliche hanno colpito la capacità produttiva di vaste aree dell’Ucraina. A ciò si aggiunge il blocco da parte dell’esercito russo di milioni di tonnellate di cereali nei porti ucraini del Mar Nero e del Mar d’Azov. La guerra in Ucraina minaccia la sicurezza alimentare di milioni di persone, anche perché si aggiunge alle criticità già emerse durante la pandemia". 

Secondo l'analisi di Draghi "l’indice dei prezzi dei prodotti alimentari è salito nel corso del 2021 e ha toccato a marzo i massimi storici. La riduzione delle forniture di cereali e il conseguente aumento dei prezzi rischia di avere effetti disastrosi in particolare per alcuni Paesi dell’Africa e del Medio Oriente, dove cresce il pericolo di crisi umanitarie, politiche, sociali. La guerra ha avuto anche degli effetti significativi sul mercato energetico, aumentando l’incertezza. I prezzi erano già molto alti anche prima della guerra, ma l’incertezza certamente è aumentata. A causa delle difficoltà tecniche legate al conflitto, è stato interrotto il flusso di gas russo verso l’Europa attraverso il gasdotto Sokhranivka, da cui passa circa un terzo del totale. I prezzi restano comunque a livelli molto alti rispetto ai valori storici e sono soggetti a forte volatilità". 

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