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Mercoledì, 21 Febbraio 2024
Mercati nel caos

Non solo bollette, materie prime alle stelle: chi paga il conto

La guerra tra Russia e Ucraina da un lato, le sanzioni contro Putin dall'altro fanno diventare grano, petrolio, metalli merce rara. I costi salgono e fanno lievitare il prezzo di beni e servizi di cui tutti usufruiamo. Cosa sta succedendo

Fare quadrare i conti diventa un'impresa per molte famiglie italiane: la somma destinata al carrello della spesa e al pagamento di luce, acqua e gas cresce ma non fanno altrettanto gli stipendi. Più uscite e stesse (o minori) entrate, lo capisce anche chi è "asciutto" di economia, non sono un buon binomio. Eppure quello che il cittadino comune vede è solo la punta dell'iceberg. C'è un lungo elenco di materie prime che sono diventate costose, troppo. Come le tessere del domino, ne cade giù una e poi via via le altre. Nel caso specifico le tessere si chiamano materie prime o "commodity". Tra queste ci sono anche i metalli. Il loro prezzo interessa tutti, anche se non sembra così. Pesa, tanto, la guerra tra Russia e Ucraina. Si riflettono sui mercati anche le sanzioni contro Mosca.

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Chi usa le commodity? Tutti noi

Sono saliti alle stelle i prezzi di quelle in gergo tecnico sono chiamate "commodity" cioè le materie prime (particolare categoria di beni che viene scambiata sul mercato senza differenze qualitative) si dividono in "soft" (derivanti dal settore agricolo e dall’allevamento come frumento, mais, avena, zucchero) e "hard" (settore energetico, dei metalli preziosi e di quelli industriali.  Ovvero oro, platino, argento, palladio; alluminio, cobalto, nickel, rame, zinco, molibdeno, acciaio, stagno; benzina, etanolo, gas naturale, nafta, petrolio, propano; energia elettrica).

Si capisce già a livello intuitivo che se cresce il costo delle materie prime - utilizzate per la produzione di beni e servizi - ciò che noi compriamo costerà di più.

Le bombe sul granaio d'Europa

L'Ucraina non ha solo ricchi giacimenti di materie prime come carbone, minerale di ferro, gas, petrolio, argilla. E' anche definita "granaio d'Europa". La Russia e l'Ucraina insieme sono responsabili del 29% del commercio mondiale di grano. La guerra porta lo stop della produzione e delle esportazioni. Minore è l'offerta, maggiore è il costo. Ecco la prima impennata dei prezzi dei generi alimentari.

Il grano ha toccato i massimi di 14 anni, al top da marzo 2008. I futures sul grano di Chicago (borsa di riferimento mondiale) sono saliti del 7,5% a 12,59 dollari per bushel.  Il mercato del grano è salito di oltre il 40% la scorsa settimana, il suo più grande aumento settimanale. Il mais è salito del 2,7% a 7,75 dollari a bushel, la soia è salita del 2,1% a 16,95 dollari a bushel (unità di misura dei Paesi anglosassoni): entrambi sono ai massimi da settembre 2012.   

La Russia e l'Ucraina forniscono anche l'80% delle esportazioni mondiali di olio di girasole, che compete con l'olio di soia. Balza anche l'olio di palma (+5,19%). I porti ucraini ora rimangono chiusi e i commercianti sono riluttanti a commerciare il grano russo dopo le sanzioni occidentali, e gli acquirenti stanno cercando fornitori alternativi.

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Il petrolio

Il prezzo del petrolio è salito vertiginosamente. Il Wti si attesta a 122 dollari al barile e il brent a 124 dollari. L'invasione in Ucraina da parte delle truppe russe il 24 febbraio non ha ancora comportato una perdita di fornitura di petrolio sul mercato ma non è chiaro quale sarà l'impatto delle sanzioni sui flussi di energia e per quanto tempo dureranno eventuali perdite di approvvigionamento. Dall'inizio dell'anno, il petrolio ha guadagnato il 75% in termini di euro. 

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I metalli

  • L'alluminio (componenti strutturali fatti in alluminio sono vitali per l’industria aerospaziale e molto importanti in altri campi dei trasporti e delle costruzioni) ha superato per la prima volta la soglia dei 4.000 dollari per tonnellata.
  • Rame e palladio (usato per redere le auto meno inquinanti ma anche in elettronica, odontoiatria e gioielleria) hanno toccato nuovi massimi storici rispettivamente a 10.845 dollari per tonnellata e 3.442,47 dollari per oncia.
  • L'oro, bene rifugio per eccellenza, cresce a ritmo sostenuto. Stamani ha superato i 2.000 dollari l'oncia, toccando il livello più alto da settembre 2020.
  • Il nichel serve per l'acciaio e per la fabbricazione di prodotti per l'agricoltura, come insetticidi e pesticidi, oppure nelle fasi di lavorazione degli oli vegetali. Viene anche destinato alla formazione di metalli più preziosi, come l'argento o l'oro rosso. E' cresciuto di oltre il 25%, fino a toccare i 37.800 dollari e la Russia è il terzo maggior produttore.

La corsa del nichel ha un altro risvolto. Considerando che le acciaierie europee vendono inox con un supplemento di prezzo calcolato in funzione delle quotazioni degli elementi di lega che si aggiunge al prezzo di base, significa che il prezzo dell'inox arriverà a € 6.000/t. Il rischio paralisi del mercato c'è, con Mosca che controlla il 7% nichel a livello mondiale.

Per gli esperti ci sarà poi un'ondata di acciaio dai mercati extra Ue dato il differenziale prezzi. Da qui il pericolo di avere ordini annullati alle acciaierie. Meno ordini significa meno lavoro, meno necessità di avere addetti, con l'ombra della cassa integrazione.

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Economia europea fragile

Il conflitto tra Russia e Ucraina ha svelato tutte le fragilità del sistema Europa. Su tutti i piani. La guerra è stata (ri)portata nel cuore del Vecchio Continente, già ferito dalla pandemia. E' come se un potente riflettore abbia fatto luce su più temi in simultanea: accoglienza, energia, sicurezza, nucleare, economia. Se l'Ue da un lato annuncia sanzioni verso Putin e il suo "cerchio magico" degli oligarchi, è costretta ad ammettere che alla Russia, all'Ucraina, alle risorse dell'Est è legata. Molto. L'effetto boomerang è dietro l'angolo. Da qui la sensazione che spesso si proceda a scartamento ridotto. Fare terra bruciata, economicamente parlando, attorno a Putin rischia di ferire gli stessi che le sanzioni le decidono. Chiaramente non tutti i Paesi sono legati e dipendenti dall'Est allo stesso modo e questo è un ulteriore punto debole in casa Ue. L'Italia importa molto più gas della Germania per fare un esempio. Non a caso anche oggi il premier Mario Draghi ha annunciato che con la presidente della Commissione Ue von der Leyen discuterà "dei temi dell’energia. Essenzialmente di diversificazione, riorganizzazione e compensazione, a tutela di cittadini ed imprese. L’Italia è al lavoro per ridurre in tempi rapidi la dipendenza dal gas russo. Sabato - ha ricordato - ho sentito al telefono l’emiro del Qatar, Al Thani, con cui ho discusso in particolare di come rafforzare la cooperazione energetica tra i nostri Paesi". 

E sempre le parole di Draghi, in riferimento alle sanzioni contro la Russia, sono indicative. Devono essere "efficaci e sostenibili", ha detto. In questi due aggettivi c'è tutta la difficoltà dell'Europa, c'è il senso della sfida da superare. L'Europa è chiamata a reagire alle prevaricazioni della Russia contro un altro Paese difendendo valori che sono universali, deve però proteggere la sua economia considerando le specificità e le fragilità dei vari territori. Per farlo deve trovare unità nel suo senso più profondo, cosa che non sempre è riuscita nella storia recente. Un banco di prova insomma. Un test che è ancora in corso e per il quale forse non ci sarà possibilità di appello.

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