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Giovedì, 9 Dicembre 2021
Economia

Huawei investe in Italia: 3 miliardi e 3mila posti di lavoro

Thomas Miao, ceo dell'azienda cinese in Italia, ha annunciato il piano 2019-2021: ''1,2 miliardi di dollari saranno su 'Marketing e operazioni', 52 milioni per la ricerca e sviluppo e circa 1,9 miliardi per gli approvvigionamenti diretti di forniture''

Huawei punta sull'Italia. La società cinese ha intenzione di investire 3,1 miliardi di dollari nel nostro Paese: è quanto prevede il piano aziendale per il triennio 2019-2021. L'annuncio è arrivato direttamente dal ceo di Huawei in Italia, Thomas Miao, durante una conferenza stampa a Milano per una mostra dedicata a Leonardo Da Vinci.

Huawei, 3mila posti di lavoro in Italia 

Di questi oltre 1,2 miliardi di dollari saranno su 'Marketing e operazioni', 52 milioni per la ricerca e sviluppo e circa 1,9 miliardi per gli approvvigionamenti diretti di forniture. In più, punta a creare 3mila posti di lavoro, di cui mille diretti e 2mila indiretti nell’indotto.

Un progetto che vede Italia e Cina "sempre più vicini". Sono, dice Miao, "due Paesi che da un punto di vista economico sono allineati: l’Italia ha bisogno della Cina e la Cina dell’Italia. Da un punto di vista commerciale - aggiunge - sono molto ottimista, i due Paesi d’ora in poi saranno sempre più vicini".

Huawei e le regole del  5G

"Noi chiediamo regole trasparenti, efficienti e giuste per l'implementazione del golden power sul 5G" dice ancora Miao, dopo il decreto legge sul 5G. In particolare, regole "giuste" per "tutti i fornitori". Questo golden power al momento è limitato e si applica a nove fornitori "non europei" ma, secondo Miao, le limitazioni e le regole sulla tecnologia "non devono essere geografiche, questo non è giusto".

Il decreto dovrebbe essere quindi applicato a tutti, anche ai "fornitori europei", perché "la tecnologia e l'infrastruttura dovrebbero essere neutrali, non legata a questioni geopolitiche". Il 5G è "molto importante", dovrebbe essere "applicato a tutti per essere certi dal primo giorno che abbiamo un'infrastruttura sicura e affidabile, è una grande necessità del Paese essere pronti prima del roll out". Altra cosa che non piace a Miao è che i giorni per "porre un veto" da parte del Governo a un fornitore sono passati da 25 a 165 giorni.

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