"Italia esempio negativo in Europa". Allarme per le banche: "Il contagio è già iniziato"

Un pool di economisti europei guidato da un italiano mette nero su bianco le colpe del Governo nell'avere accresciuto il rischio paese con conseguenze già evidenti. Conti pubblici, titoli di stato e banche osservati speciali sullo sfondo dell'Italexit

Paolo Savona (S-D), ministro per gli Affari Europei, Giuseppe Conte, presidente del Consiglio, e Luigi Di Maio, vice premier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, durante l'informativa alla Camera dei Deputati sulla manovra di bilancio, Roma, 22 novembre 2018. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

"Come rimanere indietro: l'Italia". È questo il titolo di un paragrafo del rapporto "A Fragmenting Europe in a Changing World", curato dallo European Economic Advisory Group del CesIfo, istituto di ricerca economica di Monaco di Baviera. Per gli economisti (sette di sei Paesi, presieduti da un italiano, Giuseppe Bertola dell'Università di Torino), "per capire come un Paese può fallire nel reagire in modo costruttivo alle sfide e alle opportunità di un mondo che cambia, basta considerare i 25 anni di stagnazione e di crisi che l'Italia ha vissuto".

Il rapporto economico dell'Ifo accende ancora una volta i riflettori sul nostro Paese e sulle difficoltà che pesano sui nostri conti pubblici. 

"Se la disputa sul bilancio tra l'Italia e la Commissione Europea dovesse infiammarsi di nuovo e se i rendimenti dei titoli di Stato, non recederanno, la solvibilità del governo italiano, che è altamente indebitato, potrebbe essere messa in dubbio".

Il rischio Italia secondo gli economisti è - per gli economisti - uno dei peggiori punti di debolezza dell'Europa al pari della Brexit. Nel rapporto viene evidenziato infatti come il rischio contagio per le banche non riguarda solo l'Italia.

Un ulteriore aumento dei rendimenti dei titoli di Stato italiani non colpirebbe solo le banche del nostro Paese, ma anche quelle di altri Paesi dell'area euro, che investono nel debito italiano.

E visto che le banche italiane sono interconnesse con altre istituzioni finanziarie europee, un ulteriore calo dei prezzi dei titoli italiani potrebbe colpire anche istituzioni finanziarie di altri Stati membri dell'Eurozona.

L'accresciuto "rischio contagio" derivante dall'Italia è già visibile nell'andamento dei rendimenti dei titoli di Stato di Grecia, Spagna e Portogallo negli ultimi mesi. Infatti ad un confronto con i rendimenti dei titoli di Stato all'interno dell'Eurozona rimasti pressoché invariati nel 2018, l'Italia rappresenta un'eccezione.

Secondo gli economisti la colpa è anche del governo. L'azione dell'esecutivo gialloverde con le azioni ad alto impatto sul deficit di bilancio ha portato -secondo gli economisti- ad un forte aumento dei premi al rischio sui titoli di Stato italiani cresciuti da risultati di Maggio 2018.

Gli effetti del governo lega M5s

Nel paper presentato dagli economisti la possibilità di un'uscita dell'Italia dall'Euro viene etichettata come uno strumento di pressione sulla commissione europea. Come si legge nello studio, è diventato "sempre più chiaro" che l'attuale governo italiano ha usato il famoso piano B di Paolo Savona "principalmente come arma tattica nei negoziati con l'Unione Europea sui vincoli al bilancio pubblico".

(Savona, a lungo quotato per diventare ministro delle Finanze, ora ministro degli Affari Europei in procinto di passare alla presidenza della Consob, Ndr).

Italia sotto pressione dei mercati

Gli economisti pongono sotto attenzione le misure intraprese dal governo populista italiano - soprattutto gli effetti della lunga disputa con  la Commissione Europea nell'autunno del 2018 in seguito al significativo aumento del deficit di bilancio - e mostrano significative preoccupazioni per la fine del Quantitative Easing che ha calmierato la politica monetaria europea sotto la guida del Governatore Draghi alla Banca centrale europea. 

Draghi scarica il bazooka: dal 2019 l'Italia avrà solo l'euro a garanzia dei propri conti 

A fronte dell'attesa "normalizzazione" della politica monetaria e del relativo aumento dei tassi d'interesse sui mercati dei capitali, l'Italia "potrebbe ritrovarsi sotto una rinnovata pressione dei mercati finanziari".

Ecco che gli economisti guardano con preoccupazione alle misure che. Quota 100 in primis, aumentano le spese dello Stato in maniera strutturale. 

"I piani del precedente governo, che sono stati presentati alla Commissione nel maggio 2018 puntavano ad un deficit dello 0,8%. Secondo un accordo di compromesso, questo dato dovrebbe salire al 2,04%. Di fatto il deficit potrebbe rivelarsi alla fine significativamente più alto, dato che l'accordo si basa su assunzioni piuttosto ottimistiche sulla crescita del Pil nel 2019".

Sale il debito pubblico, scende il Pil: sull'Italia la tempesta perfetta

Una conferma delle preoccupazioni internazionali espresse anche dal duro giudizio dell'agenzia Fitch che  pur confermando il rating dell'Italia a BBB (ad un passo da spazzatura) sottolinea il rischio paese infliggendo un outlook negativo. 

Secondo l'agenzia di rating sui conti pubblici pesano il livello estremamente alto del debito dell'amministrazione pubblica e l'assenza di piani di aggiustamento strutturale, un debito estero netto relativamente elevato, una qualità ancora debole delle attività del settore bancario, una crescita del Pil molto bassa, oltre a rischi e incertezze dovuti all'attuale dinamica politica e ai rischi al ribasso associati alle proiezioni del debito pubblico.

Conti pubblici, non solo ombre

Il rating è supportato da un'economia diversificata e ad alto valore aggiunto, con indicatori dell'Rnl pro capite, governance e sviluppo umano molto più forti delle mediane del gruppo di pari. L'Italia ha anche un moderato indebitamento del settore privato, un sistema pensionistico pubblico sostenibile,una scadenza media relativamente favorevole del debito pubblico (6,7 anni) e un rendimento medio all'emissione (1,4%), oltre a una quota trascurabile di debito in valuta estera, un avanzo delle partite correnti e l'indebitamento è mitigato dall'appartenenza all'Unione economica e monetaria dell'Unione europea. In poche parole: l'Italia dica grazie all'Euro.

Italia, in crisi da 25 anni

Come ricordano gli economisti a trainare gli anni del boom economico postbellico furono alcune scelte prese dall'Italia "L'adozione della tecnologia americana, urbanizzazione, migrazione interna hanno aumentato di molto la produttività del Paese".

Dagli anni Novanta in poi, in Italia "non c'è stato alcun miracolo". Anzi, i dati segnano l'inizio del declino "con sufficiente precisione" al 1992, quando finì "l'egemonia della Democrazia Cristiana", spazzata via dalle inchieste di Mani Pulite. Nel 1992 inizia ad accelerare l'integrazione economica europea, iniziano a funzionare il World Wide Web e le prime reti Gsm. Sviluppi che hanno colpito tutti i Paesi, ma dai quali l'Italia "è stata più colpita", o meglio "ha reagito nel modo meno appropriato".

Secondo gli economisti le radici della stagnazione pluridecennali dell'economia italiana sono da cercare altrove. In particolare, osservano gli economisti dell'Eeag, "ci sono forti evidenze che l'integrazione commerciale con le economie extra europee hanno avuto implicazioni più favorevoli per le esportazioni e in termini di commercio per le economie dell'Europa 'core' che per le economie periferiche dell'Ue". L'Italia "complessivamente considerata" potrebbe essere stata "relativamente danneggiata" da questo meccanismo. Se, per esempio, la globalizzazione permette alla Germania di vendere "più macchinari alla Cina" e di comprare "vestiario dal Vietnam" invece che dall'Italia, allora beneficia il tedesco medio più dell'europeo medio, "e molto di più dell'italiano medio"

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