Ikea, stop agli aiuti pubblici dall'Italia: "Pagheremo lo stipendio pieno ai lavoratori in cassa integrazione"

La multinazionale svedese del mobile ha deciso di sospendere la procedura di accesso ai fondi per la Cassa integrazione: "I nostri collaboratori sono tornati al lavoro in tutti i 21 negozi in Italia, ora possiamo guardare al futuro con speranza"

Foto di repertorio

Ikea Italia ha annunciato di aver sospeso "la procedura di accesso ai fondi per la Cassa Integrazione, inizialmente richiesti" per far fronte al lockdown. Niente più sussidi pubblici dunque, la multinazionale del mobile ha deciso di fare da sola 'rischiando' di tasca propria.

"In una situazione che appariva molto incerta - spiega l'azienda in una nota -, avevamo deciso di accettare il sostegno offerto dal Governo italiano, presentando, in accordo con le Organizzazioni Sindacali Nazionali e i rappresentanti sindacali dei punti vendita, richiesta di accesso alla Cassa Integrazione Guadagni in Deroga (CIGD). Ora siamo entrati in una nuova fase della pandemia e siamo pronti ad affrontarla. I nostri collaboratori sono tornati al lavoro in tutti i 21 negozi in Italia, nel rispetto di tutte le misure a tutela della salute e sicurezza che non abbiamo mai smesso di adottare".

Per questo, prosegue Ikea, "anche se nessuno è in grado di prevedere con precisione l’evoluzione di questa situazione e tutte le sue conseguenze sul business, in questo momento possiamo guardare al futuro con una prospettiva di speranza". 

Insomma, stop agli aiuti pubblici. "Come IKEA Italia siamo molto grati per il supporto fornito alle aziende durante questo periodo" spiega l’azienda aggiungendo che "nei casi in cui i nostri co-worker in cassa integrazione non abbiano ricevuto la piena retribuzione negli scorsi mesi ci impegniamo a coprire retroattivamente la differenza. Se alcuni dei nostri co-worker non dovessero essere in grado di tornare al lavoro, IKEA continuerà a garantire loro l'intera retribuzione, fino al loro completo rientro". 

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Ieri era stato Tolga Oncu, portavoce di Ingka Group (la società che gestisce la maggior parte delle operazioni di vendita Ikea), ad annunciare che la multinazionale del mobile aveva avviato i contatti con nove Paesi per restituire i sussidi pubblici ricevuti. "Quando la nebbia ha iniziato a diradarsi - ha affermato Oncu - ci siamo resi conto della nostra capacità di adattamento alle nuove circostanze. E abbiamo capito che la crisi non era così profonda come avevamo temuto e non sarebbe durata quanto pensavamo all’inizio".

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