Venerdì, 26 Febbraio 2021
Taranto

L'Ilva volta pagina, inizia l'era ArcelorMittal

Il gruppo passa sotto il controllo della multinazionale lussemburghese. I sindacati chiedono garanzie sul rispetto degli accordi con i lavoratori ma gli ambientalisti sono pronti a dare battaglia: “Valutare l'impatto dell'aumento della produzione”

Ansa/ Luca Zennaro

Per l'Ilva inizia una nuova era. Dopo l'accordo al Mise, approvato a larghissima maggioranza nel referendum tra i lavoratori, da domani l'impianto siderurgico Ilva torna in mano ai privati dopo il commissariamento seguito alle inchieste sui Riva, e sarà sotto il controllo della ArcelorMittal, multinazionale lussemburghese, primo produttore mondiale di acciaio e vincitore della gara di aggiudicazione a giugno 2017.

I sindacati chiedono garanzie

"Sicuramente chiederemo una riunione per iniziare la discussione area per area. Dobbiamo definire ed applicare regole e norme che dovranno disciplinare il passaggio dei 10.700 lavoratori previsti dall'intesa al Mise da Ilva in amministrazione straordinaria ad Arcelor Mittal”, ha annunciato Antonio Talò, segretario Uilm Taranto. “Dando per scontato che entro ottobre i 10.700 siano stati individuati e che ciascuno abbia fatto la transazione individuale, preliminare per il passaggio dall'Ilva a Mittal (8.200 per il solo sito di Taranto), i lavoratori interessati andranno a libro paga di Mittal con la formula del distacco da Ilva in amministrazione straordinaria”, ha affermato il sindacalista spiegando che il distacco durerà “almeno tre mesi”, e dopo questo periodo “verranno presi in carico da Mittal a tutti gli effetti”.

Ilva, la protesta della base M5s a Taranto

La restante parte rispetto ai 10.700 assunti totali da Mittal, ovvero circa 2.600 lavoratori, continueranno “invece ad essere dipendente di Ilva in amministrazione straordinaria e retribuiti da quest'ultima”. Nel frattempo, ha aggiunto Talò, “dovremo aprire subito la procedura della Naspi per avviare il capitolo degli esodi volontari, incentivati e agevolati, visto che è una delle misure dell'accordo". Secondo le stime tra le 2mila e le 2.500 persone sono potenzialmente interessate all'uscita anticipata dietro bonus. "L'intesa al Mise stabilisce che il subentro effettivo e formale di Arcelor Mittal in Ilva, una volta chiuse tutte le pratiche legali, debba avvenire l'1 novembre ma per i lavoratori assunti la prima busta paga targata Mittal sarà a gennaio 2019”, spiega Valerio D'Alò, segretario Fim Cisl Taranto, e a “partire dalla settimana che comincia domani, chiederemo il dettaglio sui numeri, cioè sui 10.700 che Mittal assumerà da Ilva rispetto ai 13.600 dell'intera forza organica”.

Gli ambientalisti critici

Ma oltre al passaggio di 10.700 lavoratori da Ilva a Mittal, un altro tema è all'ordine del giorno e sicuramente peserà nella discussione. Si tratta delle misure del piano ambientale relativamente al futuro aumento di produzione del siderurgico di Taranto da 6 a 8 milioni di tonnellate annue. Dopo l'Arcidiocesi di Taranto e l'ex dg di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, anche Legambiente ha manifestato critiche su questo e chiesto l'intervento di Sergio Costa, ministro dell'Ambiente. In particolare, Legambiente chiede "che si proceda alla valutazione preventiva dell'impatto ambientale e sanitario connesso ad una produzione di 8 milioni di tonnellate annue di acciaio liquido.

Non c'è nulla che impedisca al ministro di effettuarla e solo i suoi esiti - si sostiene - potranno fornire risposte scientificamente attendibili in merito alle ricadute dell'impianto sulla salute dei cittadini di Taranto". Anche gli altri movimenti ambientalisti e l'associazione Marco Pannella rilanciano su questo punto nonché sull'abolizione dell'immunità penale, prevista dalla legge e concessa a commissari Ilva e al nuovo acquirente relativamente all'attuazione del piano ambientale.

Emiliano: "L'impianto va decarbonizzato"

Da parte sua il governatore di Puglia, Michele Emiliano, chiede al Governo una scelta netta in favore della decarbonizzazione della produzione allo scopo di tagliare in modo efficace le emissioni inquinanti. "Adesso la fabbrica va decarbonizzata e trasformata nell'esempio italiano di come si gestisce un'acciaieria senza ammazzare la gente” chiede il presidente che promette: “Altrimenti dovrò fare la stessa fortissima opposizione che ho fatto a Calenda. Questo Di Maio lo sa".

Dopo l'accordo firmato al Mise e la larga approvazione da parte dei lavoratori nel referendum (94 per cento di sì solo a Taranto), difficile, però, che si cambi rotta sull'immunità penale. Sia perché il Governo l'ha confermata, sia perché viene ritenuta essenziale da Mittal per mettere al riparo i propri manager da eventuali guai giudiziari, essendo il rilancio e la messa a norma dello stabilimento di Taranto, un'operazione molto complessa e non esente da rischi. In quanto alla decarbonizzazione, l'addendum ambientale collegato all'accordo al Mise dice che Mittal vincolerà “l'incremento della produzione all'impiego di processi di produzione alimentati a gas o di processi alternativi a basso utilizzo di carbone". Ma questo, per le forze ambientaliste, è ritenuto un impegno ancora troppo generico da parte dell'investitore.

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