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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Economia Taranto

Ilva, l'impianto siderurgico non spegne: la regione Puglia rinuncia allo stop

dopo il Comune di Taranto, anche la Regione Puglia ritira la richiesta di sospensiva al Tar per il decreto relativo all'Autorizzazione integrata ambientale senza la quale rischia di saltare la cessione dell'acciaieria ad Am Investco

Doppia schiarita per l'Ilva di Taranto: dopo il Comune di Taranto, anche la Regione Puglia ritira la richiesta di sospensiva al Tar per il decreto del presidente del Consiglio sul nuovo piano ambientale dell'azienda siderurgica relativo all'Autorizzazione integrata ambientale senza la quale non può esserci l'esercizio degli impianti produttivi. Il ritiro della sospensiva, detta tecnicamente istanza cautelare da parte della Regione Puglia è stato annunciato dal ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, che lo ha giudicato un segnale positivo.

Il fatto che sia venuta meno da parte dei due enti locali l'istanza di sospensiva vuol dire che nell'udienza del 9 gennaio i giudici del Tar di Lecce non dovranno più decidere se sospendere immediatamente il decreto impugnato cosa che avrebbe portato allo spegnimento immediato dell'acciaieria.

Ilva, o si vende o si muore: la difficile scelta tra disoccupazione e polveri tossiche

Il rischio a breve è allontanato ma resta comunque in piedi il ricorso al Tar che i due enti locali non hanno ritirato e che è avviato al giudizio di merito presumibilmente tra alcuni mesi. Se il Tar si pronunciasse favorevolmente al ricorso, decadrebbe il piano ambientale ostacolando la cessione dell'Ilva dall'ammnistrazione straordinaria ad Am Investco, la società di cui il principale azionista è il colosso indiano Arcelor Mittal. Non a caso Mittal ha chiesto giorni fa condizioni sospensive e risolutive rispetto al contratto firmato a giugno con i commissari vista la recente piega giudiziaria.

Gli enti locali chiedono l'impegno a coprire i parchi minerari in 24 mesi anzichè in 36, a tutela dei quartieri attigui interessati dal fortissimo inquinamento da polveri sottili durante gli ormai tristemente noti "windy days".

Ilva paga 30 milioni alle imprese dell'indotto

L'Ilva inoltre si accinge a pagare alle imprese dell'indotto i 30 milioni di euro non ancora saldati relativi ai crediti maturati dalle imprese appaltatrici sino al 10 dicembre 2017. "La somma - spiega l'amministrazione straordinaria in un comunicato - va ad aggiungersi ai 220 milioni di euro che Ilva ha già versato dall'inizio dell'anno a oggi per un totale di oltre 250 milioni di euro pagati nel 2017 alle imprese del territorio pugliese". 

"La cifra rappresenta la quasi totalità delle cifre esigibili mentre il pagamento di una piccola parte residuale, avverra' a seguito delle verifiche necessarie previste, nei primi giorni di gennaio".

Il pagamento grazie ad un'anticipazione straordinaria da parte di Banca Intesa SanPaolo, nuovo investitore nell'affaire Ilva.  Le imprese avanzano ancora 150 milioni di crediti antecedenti l'amministrazione straordinaria ma questa è una partita che attiene il Tribunale di Milano.

Intanto il sindacato Fiom Cgil rilancia in una lettera aperta al premier Paolo Gentiloni il negoziato sull'Ilva come strumento per sciogliere i nodi che ancora restano.  "Adesso - dice la Fiom -siamo ad un punto di svolta".

"Abbiamo proposto come Fiom l'addendum delle linee guida Valutazione integrata ambientale e sanitaria al Dpcm. Tali linee guida - dice la Fiom Cgil - prevedono infatti che il gestore deve dimostrare l'assenza di un impatto sanitario dovuto all'esercizio dell'impianto nelle pregresse condizioni di autorizzazione e produrre una valutazione predittiva rispetto alle emissioni per cui chiede l'autorizzazione sulla base delle nuove Bat. In particolare per impianti già sottoposti ad una valutazione di impatto ambientale, il gestore presenterà i risultati di monitoraggio Viias in sede di autorizzazione o rinnovo della stessa. Applicare tali linee guida è pertanto per Taranto un prerequisito irrinunciabile al fine di evitare il ripetersi del disastro che stiamo vivendo a Taranto e favorire un dialogo che porti a un reale confronto tra le parti interessate per il bene di un'intera comunità e dei lavoratori coinvolti".

A chiedere un atto di intesa che riguardi i miglioramenti sul Piano ambientale è anche il sindacato Uilm di Taranto. "Riteniamo sbagliato - dice il segretario Antonio Talò - un accordo di programma simile a quello di Genova, fatto da tanti soggetti istituzionali e non, che, a distanza di oltre 12 anni ha lasciato sul campo tutti i problemi: mancata bonifica, mancata reindustrializzazione e soprattutto esuberi mai ricollocati".

"Si lavori  per una vera soluzione, poiché crediamo che questa possa essere l'unica grande occasione di cambiamento per risanare e bonificare che si sia presentata da oltre 50 anni. D'altra parte se così non sarà, ribadiamo a tutti coloro che ci indicano solo come i sostenitori dell'industria, dimenticando i loro proclami passati, che la posizione della Uilm e' sempre stata chiara: oltre alla realizzazione di un Piano industriale che non generi esuberi, soluzioni e misure di salvaguardia per il territorio e per l'indotto, ad oggi fortemente penalizzato (è assurdo, per noi, il mancato pagamento, fino ad oggi, di alcuni lavori dell'Aia); si deve ambientalizzare, bonificare e innovare gli impianti con le migliori tecnologie possibili del momento".

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