Giovedì, 5 Agosto 2021
Economia

Ilva, trattativa arenata: resta il nodo occupazione

Ennesima fumata nera dopo l'incontro tra i sindacati dei metalmeccanici e Am Investco, la nuova società acquirente dell'Ilva guidata da Arcelor Mittal: "Accordo ancora lontano"

Foto di repertorio

Il futuro dell'Ilva rimane nel limbo. La trattativa andata avanti fino alle 2 di questa notte tra i sindacati dei metalmeccanici e Am Investco, la nuova società acquirente dell'Ilva guidata da Arcelor Mittal, ha portato all'ennesimo nulla di fatto. Restano ancora distanze importanti sulle garanzie di fine piano per tutti, sui numeri dell’occupazione iniziale e sulla continuità sostanziale.

Secondo le fondi aziendali sentite dalle agenzie di stampa “c'è la possibilità che nella giornata di oggi (mercoledì 23 maggio) l’azienda possa dare comunicazione per capire se è in grado di riprendere la discussione facendo passi avanti su questi punti per cui restiamo in attesa di sviluppi”. Intanto oggi le parti potrebbero tornare ad incontrarsi in via riservata.

Ennesima fumata nera

Erano molte le aspettative sull'incontro avvenuto ieri tra Am Investco e sindacati, tanto che nel pomeriggio avevano iniziato a circolare notizie ottimistiche, in cui si intravedeva la possibilità di una schiarita, dopo le tante riunioni culminate nel nulla. La riunione iniziata nel pomeriggio è stata sospesa, per poi riprendere in serata. I sindacalisti intervistati durante la 'pausa' non avevano fatto trapelare nulla, se non l'impressione di non volersi sbilanciare, vista la delicatezza della situazione e lo stato di incertezza.  

Nodo occupazione

Secondo quanto rivelato all'Agi da una fonte, nella notte “la situazione è migliorata rispetto ai confronti precedenti, ma resta il nodo sull'occupazione”. Ormai l'ultimo rimasto sul tavolo, ma di certo il più spinoso. I sindacati si oppongono agli esuberi nel gruppo Ilva e a bloccare la trattativa fino ad ora è stato il piano di Mittal, che propone 10mila assunzioni, contro le 14mila totali dell'Ilva, in una strategia che dovrebbe portare nel 2023 ad una forza lavoro di 8.500 unità. Al contrario, le sigle metalmeccaniche chiedono assunzione e occupazione per tutti. 

“Le proposte di Mittal su occupazione e retribuzione sono ancora insufficienti per poterle considerare presupposto di un accordo”: ha spiegato il segretario della Uilm Rocco Palombella all'Ansa, confermando come la questione occupazionale sia lo scoglio principale in questa spigolosa trattativa. Adesso i sindacati convocheranno le assemblee di fabbrica per riferire, in attesa di un nuovo tavolo.

Calenda: "Pronti a mettere sul piatto ulteriori risorse"

Su Ilva il governo è pronto "a mettere sul piatto ulteriori risorse per chiudere nelle prossime ore" ma occorre fare presto. E' il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda dal palco dell'assemblea di Confindustria a rivolgersi così ai sindacati che "vogliono di più e stanno negoziando in queste ore: è loro dovere". "Ma attenzione: fate presto, Ilva finirà la cassa nel mese di luglio e - ammonisce - ricominciare tutto da capo per seguire chi propone soluzioni tecnologiche irrealizzabili rischia questa volta di provocare una chiusura tutt'altro che progressiva".

"In nessun pianeta di nessuna galassia consociata e sconosciuta", infatti, prosegue Calenda, "un investitore che vince una gara e mette 4,2 miliardi sul piatto per risanare il più grande complesso industriale del Sud viene accolto a suon di ricorsi e di piani assurdi del tipo 'vogliamo progressivamente chiudere' ". Negoziare dunque, aggiunge, "si può e si deve" soprattutto alla luce della proposta di mediazione offerta dal governo che prevedeva occupazione garantita a 10mila lavoratori, per i quali garantiva "a tutti" un contratto a tempo indeterminato oltre ad un incentivo volontario all'esodo "che non ha precedenti per dimensione".

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