Martedì, 3 Agosto 2021
Lavoro

Le imprese cercano oltre un milione di lavoratori da assumere ma non ci sono abbastanza "tecnici"

Nonostante le crisi aziendali di Gnk, Whirpool, ex Embraco e altre che potrebbero "scoppiare" a breve, con i primi segnali di ripresa economica, molte Pmi, in particolar modo del Nord, sono tornate a denunciare la difficoltà di reperire figure professionali con elevati livelli di specializzazione

Sempre più difficile far incrociare la domanda con l'offerta di lavoro perché continua a rimanere del tutto insufficiente il livello delle conoscenze e delle competenze tecniche dei nostri giovani. Questa la denuncia delle piccole e medie imprese che spiegano come l'assenza di professionalità tra i profili da assumere sia avviato su un trend crescente. 

L'ufficio studia della Cgia di Mestre - l'associazione che raccoglie le richieste dei piccoli imprenditori italiani - ricordando che anche gli ultimi dati presentati dall'Unioncamere evidenziano che del milione e 280mila di nuove assunzioni previste dalle imprese italiane tra luglio e settembre di quest'anno, quasi il 31 per cento sarà difficilmente reperibile. In termini assoluti stiamo parlando di circa 400mila posizioni lavorative inevase.

Il lavoro che ci sarebbe

I profili più richiesti sarebbero quelli tecnici anche perché nel 2020 543mila giovani hanno abbandonato la scuola prematuramente. Ragazzi che nella stragrande maggioranza dei casi hanno deciso di lasciare definitivamente il percorso di studi dopo aver conseguito solo la licenza media. Una piaga sociale che non può essere associata al Covid: da molti decenni, infatti, siamo tra i Paesi europei con il più alto tasso di dispersione scolastica tra i giovani. Un problema che, purtroppo, continuiamo a sottovalutare e che, assieme alla denatalità presente nel Paese, sta contribuendo a mettere in difficoltà tantissime aziende.

La dispersione scolastica in Italia, spiega la Cgia, è otto volte superiore ai cosiddetti "cervelli in fuga". A fronte dei 543mila studenti che hanno abbandonato prematuramente la scuola 68mila giovani con un titolo di studio medio-alto, invece, si sono trasferiti all'estero per ragioni di lavoro.

Con un basso numero di diplomati e laureati corriamo il pericolo di un impoverimento generale del sistema Paese e, in misura ugualmente preoccupante, di una marginalizzazione di molte persone che difficilmente potranno essere integrate attivamente nella nostra società.

A livello territoriale sono le regioni del Sud a registrare i livelli più elevati di dispersione scolastica. Nel 2020, ad esempio, in Sicilia il 19,4 per cento dei giovani ha lasciato la scuola prima del conseguimento del titolo di studio di secondo grado (diploma professionale, diploma di maturità, etc.). Seguono la Campania con il 17,3 per cento e la Calabria con il 16,6 per cento. Preoccupa la situazione di quest'ultima regione che rispetto a tutte le altre è l'unica in controtendenza rispetto al dato relativo al 2010: l'abbandono scolastico in questi ultimi 10 anni, infatti, è aumentato di 0,6 punti percentuali. Abruzzo (8 per cento), Friuli Venezia Giulia (8,5 per cento), Molise (8,6 per cento) e Emilia Romagna (9,3 per cento) sono le regioni più virtuose. Nel complesso è il Nordest l'area che soffre meno di questo fenomeno sia per l'incidenza percentuale di abbandono (9,9 per cento) che per il piu' basso numero in termini assoluti di "uscite" premature dal mondo della scuola (-77mila).

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