Domenica, 20 Giugno 2021
Il caso

Vuoi aprire un'impresa? Paga il notaio. Con le start up l'Italia torna al passato

Con il dl del 24 gennaio 2015 il governo Renzi aveva permesso alle società "innovative" di costituirsi con una semplice registrazione digitale. Nel marzo scorso però il consiglio di Stato ha fatto a pezzi il decreto attuativo del Mise. E oggi migliaia di piccole imprese sono in un limbo. Con buona pace della semplificazione

La sede del ministero dello Sviluppo Economico, foto di repertorio ANSA/ALESSANDRO DI MEO

A parole sono tutti per la semplificazione. Nei fatti, beh nei fatti sembrerebbe di no. Il caso, a suo modo emblematico, riguarda migliaia di piccole imprese che si erano illuse di poter risparmiare i soldi del notaio e la trafila burocratica per l'iscrizione alla camera di commercio. E che invece oggi dovranno "mettersi in regola". 

L'antefatto è il seguente: nel 2015 il governo Renzi aveva approvato un decreto legge (il dl n.3 del 24 gennaio) che, tra le altre cose, consentiva alle start up innovative di potersi costitursi con una semplice registrazione on line. Il successivo decreto attuativo del Mise (il ministero dello Svilippo economico) stabiliva che "l'atto costitutivo e lo statuto, ove disgiunto, sono redatti in modalità esclusivamente informatica e portano l'impronta digitale di ciascuno dei sottoscrittori". Tradotto: per aprire un'impresa che si occupa di "prodotti o  servizi  innovativi  ad  alto valore tecnologico e per i quali viene richiesta l'iscrizione nella sezione speciale delle start-up" sarebbe bastata una firma digitale. Senza passare dal notaio. 

La sentenza del consiglio di Stato che annulla il decreto del Mise

Bene. Anzi, no. Perché lo scorso 29 marzo il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato dal Consiglio Nazionale del Notariato - bocciato in primo grado dal Tar del Lazio - spiegando che il decreto impugnato (quello del Mise) "non poteva che avere un connotato meramente esecutivo", e invece aveva previsto che l'atto fosse redatto in modalità "esclusivamente informatica" laddove la legge del 2015 "contempla un'alternatività quanto alle modalità di costituzione" che poteva avvenire sia per atto pubblico che digitale. Inoltre, una registrazione digitale non avrebbe permesso di esercitare i controlli di legalità necessari. Tutto da rifare dunque. La sentenza del consiglio di Stato però, richiamando anche due disinte direttive europee, ha chiarito anche che la costituzione delle società non per forza doveva avvenire per atto pubblico, a patto che ci fose un controllo preventivo, amministrativo o giudiziario (controlli che con i decreti attuativi del Mise non erano garantiti). 

Niente semplificazione: anche le start up devono passare dai notai

Resta il fatto che con il pronunciamento del Cds la costituzione di queste società è stata riportata in capo al notariato. Anche perché in tre mesi il governo non ha ancora deciso il da farsi. "II braccio di ferro è sul ripristino della norma che i notai non vogliono sia rimessa più in piedi" spiega a Today Gianmarco Carnovale presidente di Roma Startup. Che poi argomenta così: "Il consiglio di stato ha annullato un decreto attuativo, non la legge dello Stato". Motivo per cui, dice Carnovale, basterebbe riscrivere il decreto attuativo, recependo le indicazioni dei giudici. Ma c'è davvero la volontà di farlo? Forse no. O non così subito. 

Pochi giorni dopo la sentenza, il ministro per lo Sviluppo Giancarlo Giorgetti ha incontrato al Mise i rappresentanti del Consiglio nazionale del notariato. "Al centro del confronto - specificava una nota ministeriale - la creazione della piattaforma online per le srl startup innovative". I notai hanno assicurato alle neo imprese procedimenti più semplici e "meno costosi", mentre il leghista Giorgetti ha parlato di un "percorso positivo e virtuoso che coniuga i doverosi progressi di sburocratizzazione con la sicurezza dei passaggi di registrazione delle startup". Il notariato dal canto suo ha fatto sapere dopo il pronunciamento del Cds di non essere "assolutamente contrario al modello 'startup innovativa'" e che l'atto pubblico permetterà di mantenere "l'affidabilità dei pubblici registri e non consentire ad organizzazioni malavitose di utilizzare indiscriminatamente nuovi modelli societari particolarmente appetibili in quanto significativamente agevolati, ma non adeguatamente controllati e sorvegliati".

Più di 3.500 imprese rischiano di doversi "mettere in regola"

Certo è che, contrariamente a quanto previsto dalla legge del 2015, oggi anche le aziende che fanno innovazione devono sobbarcarsi i costi extra per iscriversi nel registro delle imprese. "E guarda un po' - polemizza Carnovale -  dalla sentenza le tariffe hanno ripreso a salire". E poi, argomenta, "è un po’ curioso che il Ministero discuta la vicenda con il notariato e non abbia incontrato nessuna delle associazioni di startup. Si dirime una questione tra parti, mettendone al tavolo solo una?". E c'è un altro aspetto, non secondario, tuttora da chiarire. Che ne sarà di tutte quelle società che si sono già registrate approfittando della norma messa in stand by dal consiglio di Stato? Secondo i dati di Unioncamere e Infocamere l'opzione è stata scelta da 3.579 start up. Nel 2020 il 37% di chi ha avviato una di queste attività ha deciso di ricorrere alla procedura semplificata. Che cosa devono fare queste imprese? A quanto pare il Mise potrebbe decidere di rimandare tutti dal notaio. Con buona pace della semplificazione. E dei portafogli dei diretti interessati. "Al momento - dice il presidente di Roma Startup- nulla le obbliga a sottoscrive un atto pubblico, ma cosa succederebbe se un soggetto terzo, mettiamo un creditore di queste start up, decidesse di portarle in tribunale per contestarne la legittimità costitutiva?".

Insomma, un bel pasticciaccio. A cui però si poteva mettere una pezza. "Sarebbe bastato un nuovo decreto ministeriale che recepisse le obiezioni del consiglio di Stato e dicesse che le start up costituite sono valide". Perché non è stato fatto? "Se tu fai il giro dei partiti italiani e delle segreterie - argomenta Carnovale -, ti dicono tutti che sono dalla parte delle start up e dei giovani imprenditori, ma poi c'è un sotto-Stato che non vuole essere semplificato…". La morale? Si parla tanto di innovazione ma arrivati al dunque si torna all'antico. Un bel paradosso.

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