Venerdì, 22 Ottobre 2021
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Perché i prezzi (di tutto) stanno aumentando

Non è colpa soltanto dell'energia. L'inflazione è alimentata da fenomeni di breve periodo generati dalla ripresa globale. C'è da preoccuparsi? Si rischia una spirale pericolosa

C'è uno spettro sulla ripresa, quello dell'inflazione. L'inflazione (ovvero l'aumento dei prezzi) preoccupa le economie di tutto il mondo e dopo anni di tassi tra zero e sottozero i governi cominciano a scendere in campo con le loro banche centrali per fronteggiare la fiammata dei prezzi. Impossibile sapere quanto durerà. Secondo le stime aggiornate del governo nel terzo trimestre l'economia italiana è cresciuta del 2,2% ma i rischi non mancano e derivano dai costi dell'energia, ma non solo.

Inflazione, il caro-vita c'è

L'inflazione è alimentata da fenomeni di breve periodo generati dalla ripresa globale: il rincaro delle materie prime, dei noli marittimi e della bolletta energetica, ad esempio. "Nonostante qualche prevedibile misura cuscinetto transitoria approntata dal Governo, l’indice dei prezzi al consumo in ottobre potrebbe mostrare una variazione ben superiore al 3% tendenziale - prevede Mariano Bella, direttore dell’Ufficio studi di Confcommercio -. La media del 2021 potrebbe così avvicinarsi al 2%, con un trascinamento sul 2022 che spingerebbe l’inflazione, senza considerare particolari ulteriori shock, sopra il 3% in modo piuttosto stabile"

Di fatto uno scenario inflazionistico rilevante per almeno 10-12 mesi. "Analogo profilo mostrerebbe l’inflazione misurata sul paniere dei beni in alta frequenza d’acquisto. Fenomeni non rassicuranti e il persistere di questi impulsi potrebbe modificare le aspettative degli operatori" dicono da Confcommercio. Ad agosto l’indice generale dei prezzi al consumo (Nic) ha raggiunto il 2%, livello che non si toccava da 8 anni. Per settembre si è osservata un’ulteriore accelerazione al 2,6%. E sui prodotti finiti non si sono ancora scaricati i rincari degli ultimi mesi.

Il nodo, spiega oggi il Sole 24 Ore,  è cosa accadrà alle quotazioni delle principali borse merci. "Un’accelerazione dei listini o una crisi shock potrebbero andare ad alimentare l’inflazione che arriverà al 4% la prossima primavera, con accentuazioni per quella misurata sul paniere dei beni con alta frequenza d’acquisto". La conseguenza è pesante: pian piano si erode la capacità di spesa delle famiglie. "È una inflazione inattesa che riduce il potere d’acquisto delle famiglie sia per quanto riguarda il reddito che la liquidità cresciuta, secondo Bankitalia, di 100 miliardi tra la fine del 2019 e la prima metà del 2021" continua Bella.

Le vendite al dettaglio ad agosto, secondo le rilevazioni Istat, segnano un +0,4% sia in volumi che in valore nel mese portando a un +1,9% la crescita sull’agosto 2020: la macchina dei consumi si è rimessa in moto ma è una ripartenza fragile.  L’aumento del prezzo del gas naturale e di altri combustibili fossili inizia ad avere effetti anche nel settore dei trasporti, con aumenti significativi ai distributori. Non siamo ancora alle fiammate viste negli Usa (+5,3% l'ultimo dato relativo ad agosto) o in Germania (+4,1% il numero diffuso ieri, record da 29 anni), ma anche in Italia la corsa dell'inflazione comincia a spaventare. 

Non è colpa soltanto dell'energia alle stelle. Da diversi mesi si osserva un rialzo significativo anche delle materie prime alimentari. Il Food Index redatto dalla Fao, un indice che accorpa i prezzi di una serie di commodities alimentari, ad agosto ha registrato ad esempio quota 127,4 punti, in rialzo di oltre 30 punti rispetto ai 12 mesi precedenti. Anche qui, dalle origini alle conseguenze il passo è breve, anche se forse i consumatori ancora non l'hanno osservato. L'Istat però sì: a settembre il rialzo dei bei alimentari è stato dell'1,2% rispetto all'anno precedente. E' anche questo a incidere sull'accelerazione del cosiddetto "carrello della spesa", cioè più tipicamente i prezzi con cui quotidianamente ci si confronta facendo la spesa, passato dal +0,6% di agosto  a +1,2%.

L'aumento dell'inflazione

In crescita ci sono tante materie prime: il frumento, aumentano i prezzi ai distributori di benzina e ci sono persino difficoltà a reperire microchip perché le richieste dell'industria sono troppo alte. La ripresa dopo la fase più dura della pandemia ha scatenato una forte domanda di beni e di energia per riportare le produzioni a regime. Il Fondo Monetario Internazionale pensa che la fiammata potrebbe spegnersi e stima che si tornerà ai livelli pre-Covid nella metà dell’anno prossimo. Ci credono le principali banche centrali, che continuano a offrire denaro a buon a mercato, tenendo i tassi d’interesse rasoterra (allo 0% nell’Area Euro).

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Tabella dal Sole 24 Ore

Dobbiamo preoccuparci?

"Dobbiamo preoccuparci di queste andamenti? Esistono le condizioni per un rialzo dei tassi, che potrebbe danneggiare la ripresa economica e l’andamento dei mercati finanziari? Ha senso paventare, come fanno alcuni, addirittura uno scenario di stagflazione?". Se lo domanda in un intervento su Repubblica Domenico Siniscalco. 

"L’aumento dell’inflazione nell’Eurozona parte dalla rapida crescita dei prezzi dell energia a livello globale, in primo luogo del gas naturale e dell’energia elettrica. Vi è però motivo di ritenere che questo shock, in pieno svolgimento, sia intenso ma temporaneo - spiega - Al momento difatti l’inflazione complessiva di tutto il paniere di beni e servizi (headline in gergo) è superiore a quella di fondo (core), depurata dell andamento di alcuni prezzi particolarmente volatili, tra cui tipicamente l’energia, che è di poco superiore al 2%. Il divario tra le due misure sembra destinato a permanere".

La natura transitoria dell’aumento dei prezzi dell’energia può essere sostenuta guardando a numerosi fattori. Il processo di ricostituzione delle scorte di gas in Russia dovrebbe essere completato a fine ottobre, e l’eccesso di produzione sarà nuovamente disponibile in Europa a partire da novembre.

L’inflazione di beni è sotto controllo, "mentre i prezzi dei servizi crescono, ma meno del 2 per cento. Le aspettative di inflazione, misurate dai tassi di interesse a medio e lungo termine, appaiono ben ancorate ai livelli attuali dell’inflazione di fondo, e le nuove linee guida della Bce non richiedono iterventi nel breve termine perché il tetto del 2 per cento si è trasformato da un valore massimo in un obiettivo", continua Siniscalco.

Ma l'inflazione è un problema serio. A parità di stipendi infatti un rialzo dei prezzi si traduce in una perdita di potere di acquisto: si paga di più per acquistare le stesse cose. C'è di conseguenza una pressione per il rialzo degli stipendi, vista la domanda dei lavoratori di restare al passo con l'aumenti dei prezzi. E qui il cortocircuito si fa evidente: infatti è lo stesso rialzo degli stipendi a fornire nuovo carburante all'inflazione, visto che le aziende possono decidere di scaricare sul costo dei beni prodotti l'aumento delle spese determinato dalla crescita dei salari. Innescando così una spirale pericolosa.

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