Lunedì, 10 Maggio 2021
Giro d'affari miliardario

L'economia degli influencer: ora vogliono un sindacato, ecco quanto valgono davvero

Un mestiere senza un tariffario e senza regole, ma anche senza tutele: Mafalda De Simone propone di creare una sigla specifica sulla scia del "The Creator Union" statunitense. Un giro d'affari miliardario con paghe da capogiro, ma non per tutti

Chiara Ferragni, l'influencer italiana più pagata (Foto Ansa)

Una foto scelta appositamente per l'occasione, un commento e gli hashtag giusti, in attesa che gli utenti social facciano il resto con like e commenti. Ad uno sguardo superficiale il lavoro dell'influencer potrebbe sembrare grossomodo così, ma questa nuova figura nata con l'avvento dei social network non è certo accessibile a chiunque e non sempre porta guadagni astronomici con il minimo sforzo. In alcuni casi ci si ''ritrova influencer'' grazie ai successi nel proprio campo, come avviene ad esempio per le celebrità del cinema o dello sport, in altri casi è comunque necessario eccellere in qualcosa, abbastanza da poter consigliare gli utenti su varie tematiche, dalla moda al mondo della cucina. 

Un mestiere che vive di video e foto, ma soprattutto di follower e interazioni, coinvolgendo social di ogni genere da Facebook a Instagram, passando per TikTok e Snapchat. Un lavoro a cui aspirano molti giovani perché permette di guadagnare grazie ai like, anche se non funziona proprio in questo modo. Il guadagno per l'influencer arriva infatti dalla società o dall'azienda che richiede di publicare un determinato contenuto, magari una foto con un prodotto o un video mentre lo si utilizza. In virtù di questa dinamica, l'influencer viene scelto non soltanto per l'alto numero di follower, ma anche in base alla capacità di convincere le persone ad utilizzare un determinato prodotto. Ovviamente la scelta è influenzata anche dalla tipologia di prodotto o servizio che si intende pubblicizzare. Oltre ai post ''brandizzati'' c'è anche tutto il lavoro quotidiano, con cui gli influencer tengono ''attivo'' il loro profilo, aumentando le interazioni con gli utenti. 

L'idea un sindacato degli influencer

Negli ultimi anni la figura dell'influencer è diventata quasi centrale nelle campagne pubblicitarie e di marketing. Raggiungere una grande fetta di pubblico in maniera così diretta e senza ricorrere ad altri mezzi di comunicazione (come tv e radio), ha reso questa professione sempre più appetibile per le aziende, grandi e non. Ad oggi gli influencer sono diventati un esercito, tanto che negli Stati Uniti è nato "The Creator Union" (Tcu), il primo sindacato di categoria al mondo.

Una proposta rilanciata in Italia da Mafalda De Simone, influencer campana di 26 anni con oltre 170mila follower: "Gli influencer, e soprattutto i micro-influncer, devono fare squadra. Un po' come è accaduto in America, dove nei mesi scorsi è nato il "The Creator Union" (Tcu), il primo sindacato di categoria nato per supervisionare i contratti formali tra aziende e influencer, l’utilizzo di contenuti corretti ed evitare pratiche discriminatorie. Ecco perché sono in contatto con qualche sigla sindacale per fondare un sindacato specifico, che tutelino questo mondo di partite Iva dove i diritti sono un privilegio rispetto alle moltitudini di doveri che si hanno".

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(L'influencer campana Mafalda De Simone)

Secondo la 26enne, gli influencer sono considerati ancora degli ''emarginati'' del mondo del lavoro, senza regole e tutele:  "Tra i 18 e i 54 anni ci sono quindi circa 20 milioni di che hanno scelto di seguire almeno un personaggio che fa tendenza e di questi il 48% segue un macro influencer: non lo dico io, ma i dati della ricerca “Italiani & Influencer” realizzata da Buzzoole, InfoValue e Mondadori Media. Ci sono poi i micro influencer,  coloro che trattano sulle loro pagine social un argomento più o meno di nicchia e con un prodotto preciso e ben pubblicizzato, interessando un target di clienti predefiniti. Dai libri allo sviluppo personale, dal giardinaggio al découpage. Un mondo che le aziende hanno imparato a conoscere bene: puntare le proprie carte su un influencer, macro o micro, è una scelta molto saggia. Ma servono tutele, come per i riders del comparto food o i lavoratori di Amazon. Siamo nuove figure professionali e come tali dobbiamo essere trattati. Molti di noi hanno la partita Iva, ma molti non dichiarano nulla al Fisco. Ecco perché serve un sindacato ed ecco perché mi sto adoperando con una sigla per avviare un percorso a livello nazionale". "Uniti possiamo dire la nostra - conclude Mafalda De Simone - Serve una regolamentazione e io sono pronta a metterci la faccia".

Quanto valgono gli influencer

Se in Italia si pensa ad una influencer, la prima che viene in mente è sempre lei, Chiara Ferragni. Vera 'regina' nostrana dei social, spesso e volentieri sulle prime pagine dei giornali, sia per la sua vita privata che per quella professionale: di recente ha fatto notizia la sua entrata nel cda di Tod's. Ma quanto guadagnano gli influencer? Non esistendo un ''tariffario'' è difficile quantificare il giro d'affari del settore, che secondo alcune stime oscilla tra 1 e 4 miliardi di euro l'anno, con un trend in costante crescita. I compensi degli influencer possono variare da poche centinaia di euro a migliaia (e anche di più), ma tutte le cifre sono legate ai singoli contratti che gli esperti social stipulano con le singole aziende. Le variabili in gioco sono tante, dal numero e la tipologia di post, fino al numero di follower, la durata della collaborazione e gli obiettivi da raggiungere. Per questo motivo non è semplice fare ''i conti in tasca'' agli influencer, ma qualche informazione è reperibile. Chiara Ferragni, avrebbe fatturato circa 11 milioni di euro l'anno grazie a sponsorizzazioni su video, post e storie, un ''gruzzoletto'' a cui vanno aggiunte tutte le sue altre attività, come ad esempio suo il marchio di abbigliamento. L'influencer cremonese è la più pagata d'Italia, ma al mondo ci sono personaggi dello spettacolo e dello sport che la superano. 

Il sito britannico Hopper HQ, celebre per le analisi e il monitoraggio dei social network, ha pubblicato la "Instagram Rich List 2020", ossia la classifica degli influencer più pagati al mondo. Nonostante gli importi possano variare in base ai singoli accordi, le stime pubblicate sul portale britannico non dovrebbero allontanarsi molto dalla realtà. La nostra Chiara Ferragni si trova ''soltanto'' al 65esimo posto: secondo la graduatoria un suo post su Instagram costa in media 59.700 dollari, pari a circa 53mila euro. 

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Chi c'è al primo posto? Con la modica cifra di un milione di dollari (circa) si potrebbe chiedere una condivisione a Dwayne Johnson, muscoloso personaggio dello spettacolo statunitense, meglio conosciuto come The Rock. In seconda posizione, con un costo medio per post di 986mila dollari troviamo Kylie Jenner, mentre il podio si chiude con un personaggio sportivo molto conosciuto dalle nostre parti: l'attaccante portoghese della Juventus Cristiano Ronaldo. Eccezzion fatta per il calciatore brasiliano del Psg Neymar, in decima posizione, la top ten è dominata da celebrità statunitensi come Kim Kardashian, Ariana Grande, Selena Gomez, Beyoncé, Justin Bieber e Taylor Swift.

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(Dwayne Johnson, alias The Rock - Foto Ansa)

Per trovare la prima italiana, superando personaggi del calibro di LeBron James, Will Smith e David Beckham, bisogna arrivare fino alla 65esima posizione, dove si piazza appunto la Ferragni. Il secondo italiano, al 71esimo posto, è Gianluca Vacchi, con un costo medio per post di 47.600 dollari (circa 42mila euro), mentre il terzo (84esimo posto) è Fedez, sposato proprio con la Ferragni. 

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(Chiara Ferragni e Fedez - Foto Ansa)

Cifre esorbitanti che riguardano comunque una piccola fetta di lavoratori: come dire, non tutti guadagnano quanto la Ferragni. Esistono infatti anche i micro-influencer: i profili con meno di 100mila seguaci possono chiedere cifre che vanno da zero a qualche centinaia di euro per un post, tenendo sempre conto del cosiddetto tasso di conversione, ossia il parametro con cui le aziende stabiliscono quanto pagare, legato al numero di utenti che, oltre a vedere un post, poi acquistano il prodotto pubblicizzato. Tradotto: più mi fai guadagnare, più ti pago. 

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