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Sabato, 2 Marzo 2024
L'intervista

Così coltiviamo la carne, anche in Italia: "Il divieto è inutile e dannoso"

La Bruno Cell è l'unica startup del nostro Paese dedita alla ricerca nel settore degli alimenti cosiddetti "sintetici". A finanziarla un anonimo investitore dell'agroalimentare

Prime reazioni al divieto di produrre e commercializzare carne "sintetica" in Italia. La proposta di legge del governo guidato da Giorgia Meloni ha sollevato un ampio dibattito. Da un lato i detrattori di questa nuova filiera, che reputano i suoi prodotti rischiosi per la salute, dall'altro chi sostiene sia un'occasione persa per lo Stivale in termini di finanziamenti. AgriFood Today ha intervistato la portavoce di Bruno Cell (che preferisce restare anonima), l'unica startup italiana specializzata nella ricerca sulla carne colturale per capire meglio come funziona questa produzione e quali sono i danni che potrebbero derivare dalla scelta comunicata dal ministro dell'Agicoltura Francesco Lollobrigida. Il nome della startup è un omaggio a Giordano Bruno, filosofo del XVI secolo, che mise in discussione il pensiero dell’epoca promuovendo (anche) posizioni anti-speciste.

Da dove nasce la vostra startup e l'idea di investire sulla carne in vitro?

L'incipit è stata la collaborazione tra un investitore privato del settore agroalimentare e l'Università di Trento. Da quel primo step è nata Bruno Cell, una startup specializzata nel settore della ricerca finalizzata all'individuazione di linee cellulari che siano ottimizzate per la fermentazione di cellule animali.

In cosa consiste di preciso la cosiddetta "coltivazione" della carne?

Si parte da un animale, da cui si prelevano delle cellule campione, che vengono poi trattate ed inserite all'interno di un contenitore, chiamato fermentatore o bioreattore, similmente a quelli utilizzati anche nell'industria per la produzione della birra. All'interno di questo fermentatore le cellule hanno tutte le condizioni ideali per moltiplicarsi. In una fase successiva queste cellule vengono trasferite in altri fermentatori specializzati in cui le cellule trovano le condizioni ideali stavolta non per moltiplicarsi ma per diventare cellule del muscolo e del grasso. Questo possibilmente grazie a dei supporti edibili, a base vegetale o di funghi, su cui le cellule possono aderire e successivamente ottenere un prodotto che può essere venduto al consumatore. A livello industriale questa seconda fase è possibile solo a livello teorico ed è quello a cui le aziende puntano a realizzare adesso.

Cosa viene ottenuto alla fine di questo processo?

Quello che otteniamo sono prodotti destrutturati simili ad un macinato, come hamburger, polpette o dei nuggets di pollo, che sono tecnicamente più facili da raggiungere. La creazione di altri formati, come ad esempio una bistecca o un taglio di carne ben costruito, al momento non è alla portata di questa tecnologia, seppure ci siano aziende che già si stanno occupando di queste sfide tecnologiche.

In concreto voi di Bruno cell cosa fate? State producendo voi stessi questo macinato?

Brunocell è una startup nata nel 2019 che ha come focus principale la ricerca e lo sviluppo di conoscenze utili a questo campo. Dunque non produciamo e non abbiamo come fine la commercializzazione di un prodotto, ma è volta a condividere proprietà intellettuali con altre aziende operative del settore.

Quante persone sono coinvolte nel progetto?

Al momento si tratta di 7/8 collaboratori, tutti ricercatori provenienti da università italiane.

Quali?

L'Università di Trento (il dipartimento di Biologia cellulare, computazionale e integrativa – Cibio, ndr) e quella di Tor Vergata.

Come valutate la proposta di legge del ministro Lollobrigida, che vuole imporre un divieto di commercializzazione e vendita di "alimenti e mangimi sintetici"?

La riteniamo una proposta inutile. L'Autorità per la sicurezza alimentare (Efsa, ndr) che peraltro ha sede a Parma, si occupa di valutare la sicurezza del nuovo cibo, i cosiddetti novel food, in cui rientra anche la carne coltivata. La regolamentazione europea verrà quindi implementata sulla base delle valutazioni dell'Efsa, che sono ancora in corso. A quel punto sarà la Commissione europea ad avere l'ultima parola sulla regolamentazione di questo processo. Una volta approvata, se la proposta di legge italiana entrasse in vigore l'Italia resterà semplicemente esclusa da questo settore e verrà minata la possibilità di scelta dei consumatori. Negli Stati Uniti, la Food and drug administration ha già autorizzato due alimenti di questo tipo, reputandoli sicuri per la salute. Dato che al momento l'Efsa non si è ancora pronunciata e questo cibo in Europa ancora non esiste, la proposta deriva solo da un preconcetto su un alimento che gran parte della popolazione nemmeno conosce.

L'Italia è ricchissima sul piano alimentare, sia nell'ambito della zootecnia che per quanto riguarda frutta, verdura e legumi. Perché bisognerebbe investire su questo processo?

Ci sono vari studi a supporto di questa filiera produttiva riguardo il suo impatto ambientale più basso. C'è un consenso generale per quanto riguarda il minoire consumo di acqua e di suolo rispetto agli allevamenti intensivi. Per quanto riguarda l'emissione di gas serra, alcuni stime sono del tutto favorevoli, altre ricerche sono più caute e avvertono che il risparmio dipende dalla fonte energetica utilizzata per far funzionare i bioreattori, se si tratta di rinnovabili o meno.

Cosa accadrebbe se la proposta di legge per il divieto venisse approvata?

Rispetteremo qualsiasi decisione verrà presa dal governo e in tal caso adatteremmo le nostre attività di ricerca a quelle autorizzate dalla legge.

Il divieto alla carne sintetica deriva da una forte pressione da parte degli allevatori, con il sostegno ad esempio di Coldiretti e Cia. Bruno Cell è sostenuta da gruppi politici o da gruppi ambientalisti favorevoli all'autorizzazione della carne coltivata?

Non penso di poter condividere questa informazione, ma posso dirle che in questo momento tutti i nostri collaboratori sono semplicemente dei ricercatori.

Qual è il gruppo target a cui puntano i produttori di questi alimenti?

Non si tratta di vegetariani o vegani, perché queste persone tendono a preferire prodotti comunque di derivazione vegetale. Degli studi sui consumatori indicano invece che questi alimenti sono rivolti a chi mangia carne, soprattutto quella rossa e simili, che intenda consumarne di meno per ragioni ambientali. In ogni caso questa filiera non è in contrapposizione con la struttura produttiva della carne convenzionale, ma vuole solo offrire un'alternativa nel contesto delle proteine volte a risolvere il problema ambientale.

Ha mai assaggiato un alimento creato con carne coltivata?

Purtroppo no, mai, ma conosco delle persone che lo hanno fatto ad esempio in Olanda e mi hanno riferito di esperienze positive. Una in particolare mi ha detto che assaggiandola le ricordava il sapore della pelle fritta di pollo.

Da chi ricevete finanziamenti? Anche dall'Unione europea?

Su questo punto l'azienda preferisce preservare la riservatezza, posso solo dire che c'è un investitore privato del campo agroalimentare, che preferisce restare anonimo. Sicuramente ci sono progetti europei che possono essere utilizzati per la ricerca in questo senso e altri partner in Europa stanno investendo in questo senso tramite governi o aziende private del settore. L'Olanda ad esempio ha investito 60 milioni di euro sulla ricerca in questo ambito, perché hanno capito che può avere un impatto ambientale ridotto. Stanno già regolamentando degli assaggi di carne coltivata, per capire la reazione dei consumatori.

Alcuni sondaggi diffusi sostengono che gran parte degli italiani è contraria agli alimenti sintetici. Cosa rispondete su questo punto?

Sull'accettabilità da parte dei consumatori di questo nuovo prodotto ci sono pareri contrastanti. Ci sono studi promossi da parti opposte che forniscono dati opposti. Sull'Italia noi possiamo citare una ricerca di Mancini e Antonioli dell'Università di Parma, che ha trattato questo tema. Mentre uno studio del Good Food Institute (una rete internazionale di organizzazioni che lavorano per accelerare l'innovazione delle proteine alternative, ndr) effettuato su vari Paesi europei, tra cui Italia, Germania, Francia e Spagna, riporta che nel nostro Paese circa il 55% dei consumatori sarebbe favorevole a provare carne coltivata. Un numero ben diverso rispetto a quello riportato attualmente dai media.

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