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Mercoledì, 8 Febbraio 2023
L'analisi

Irpef: ecco chi paga di più e quanti soldi versiamo al fisco

Il 60% del gettito è garantito da chi dichiara più di 35mila euro, mentre la fascia tra 20 e 29mila euro paga il 19,3% dell'Irpef totale. Secondo Alberto Brambilla (Itinerari previdenziali) c'è ben poco spazio per intervenire sul cuneo fiscale. A meno di non scaricare i costi su altri contribuenti

Alberto Brambilla, presidente del centro studi di Itinerari Previdenziali, la chiama la "grande truffa del cuneo fiscale". La tesi, basata sui dati delle dichiarazioni dei redditi, è che il grosso dell'imposizione fiscale sia già piuttosto sbilanciata a sfavore dei redditi medi e medio-alti. E dunque ci sia ben poco spazio per intervenire su un ulteriore taglio delle imposte in favore dei redditi bassi. Ma quanto paghiamo davvero di Irpef al netto di sconti, deduzioni e detrazioni? E soprattutto: quali sono le fasce di reddito più penalizzate? 

Chi paga l'Irpef in Italia

Andiamo nel dettaglio. Passando in rassegna i dati del gettito Irpef del 2021 (relativo all'anno di imposta del 2020), Itinerari previdenziali fa notare che su oltre 41 milioni di italiani che hanno presentato la dichiarazione dei redditi, a versare almeno 1 euro di Irpef sono stati "solo" 30 milioni e 300mila residenti, poco più della metà della popolazione. Nell'articolo viene sottolineato poi che il 79,2% degli italiani dichiara redditi fino a 29mila euro, ma paga poco più del 27% di tutta l'Irpef "e quindi un'imposta neppure sufficiente a coprire la spesa per le principali funzioni di welfare". 

Vediamo i dati per fasce di reddito.

  • i contribuenti che dichiarano da 0 fino a 7.500 euro, oltre 9 milioni, pagano in media 22 euro di Irpef ogni anno;
  • i redditi tra i 7.500 e i 15.000 euro lordi l'anno (circa 8 milioni) tra detrazione e deduzioni versano invece 367 euro a testa, a fronte però di una spesa sanitaria pro capite pari di circa 2.060 euro;
  • i redditi tra 15.000 e 20.000 euro pagano 1.852 euro e complessivamente le imposte di questi lavoratori coprono il 6,27% dell'Irpef totale;
  • i redditi da 20 a 29mila euro sono invece circa 8,7 milioni e corrispondono il 19,37% del gettito garantito dall'Irpef (in questo caso non viene specificato l'importo medio versato che secondo i nostri calcoli dovrebbe attestarsi intorno ai 3.500 euro annui);
  • Seguono i redditi tra 29.001 e 35mila euro che sono circa 3,2 milioni e pagano in media 6.377 euro coprendo nel complesso il 12,48% di tutta l'Irpef. 

La percentuale di imposte pagate dalle diverse tipologie di contribuenti (al netto di bonus da 80 euro e TIR). Grafico di Itinerari Previdenziali

Ci sono poi "quei poco più di 5 milioni di versanti con redditi superiori ai 35mila euro", i quali, si legge nella relazione di Itinerari previdenziali, "sostengono il peso del finanziamento del nostro welfare state". Nello specifico i redditi tra 35 e 55mila euro pagano il 21,9% dell'Irpef totale pur rappresentando l'8,41% del totale dei contribuenti. Va peggio ai redditi da 55mila a 100mila euro che coprono il 18,41% dell'Irpef e sono appena il 3,37% di chi ha presentato una dichiarazione dei redditi. 

Insomma, ad essere tartassati dal fisco sono soprattutto i redditi medio-alti. Nel documento viene messo in evidenza che l'1,21% dei cittadini che hanno dichiarato più di 100mila euro versa il 19,91% delle imposte. Se a questi si sommano anche i redditi da 35mila a 100mila euro si scopre che il 12,99% dei contribuenti paga il 59,95% dell'imposta sui redditi delle persone fisiche. I redditi tra 20 e 29mila euro, lo abbiamo visto sopra, fanno comunque la loro parte coprendo quasi il 20% dell'Irpef totale, mentre al di sotto di questa soglia il contributo al gettito è piuttosto esiguo.

Il principio della progressività delle imposte, lo sappiamo, è sancito dalla Costituzione. Ma un sistema fiscale così concepito può essere considerato equo? Brambilla sostiene che oggi "tutti i servizi, scuola compresa, sono letteralmente gratis a debito o a carico" di quelli che chiama i "nuovi schiavi", ovvero di chi guadagna più di 35mila euro e paga la gran parte dell'Irpef.

È giusto far pagare meno contributi ai redditi bassi (a parità di pensione)?

Secondo quest'analisi dunque non è poi così vero che i redditi medio-bassi siano oppressi dalle tasse. Per sostenere queste fasce di reddito, non potendo tagliare altrove, si è così pensato di fare leva sull'istituto della decontribuzione. La tesi di Brambilla è che "pur di dare qualche spicciolo in più in busta paga, incapaci di un minimo di politiche del lavoro e industriali" lo Stato abbia deciso di farsi carico dei contributi di alcune fasce di lavoratori "senza però ridurre la futura pensione" con un costo che sarà scaricato su tutti gli altri contribuenti.

Insomma, secondo l'esperto quella sul taglio del cuneo fiscale è in realtà una strada sbarrata e bisognerebbe intervenire in altro modo. Un'alternativa percorribile, sempre secondo Brambilla, è invece quella tracciata da Draghi con la decisione di rendere esentasse i fringe benefit fino a 600 euro (soglia poi alzata a 3mila euro dal governo attuale) e l'introduzione del bonus da 60 euro per i trasporti.  

Chi invece continua a chiedere una sforbiciata delle imposte sul lavoro è il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. "Serve un intervento forte sul cuneo fiscale: due terzi ai dipendenti e 1 terzo alle imprese" ha ribadito oggi il capo degli industriali in conferenza stampa. Ciò  che andrebbe fatto è dunque "il contrario di adesso, per mettere in tasca ai lavoratori 1.200 euro in più, strutturalmente per tutta la loro vita lavorativa". Secondo Bonomi "Flat tax e prepensionamenti invece non creano Pil aggiuntivo né posti di lavoro per i giovani".

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