Sabato, 23 Ottobre 2021
Come cambiano le tasse

Riforma dell'Irpef: chi pagherà di meno

L'intesa trovata dalle forze di maggioranza prevedeva una riduzione dell'aliquota per sette milioni di lavoratori, ma il testo della legge delega approvato in Cdm è piuttosto vago

Quali categorie di contribuenti saranno avvantaggiate dal taglio dell'Irpef? Quella approvata martedì dal consiglio dei ministri, meglio chiarirlo subito, non è una vera e propria riforma, bensì un disegno di legge delega che dovrà essere seguito, previo passaggio in Parlamento, da successivi decreti legislativi che definiranno in concreto gli interventi da attuare. Sul punto il presidente del consiglio è stato chiaro: "Non si prendono impegni che diventa difficile mantenere o si fanno promesse: è una scatola che si ispira a certi principi".

Insomma, il governo ha stabilito i contorni su cui intende muoversi, ma i dettagli del pacchetto fiscale verranno discussi in Parlamento che poi, dopo aver definito "principi e criteri direttivi" delle misure, ripasserà di nuovo la palla all'esecutivo. L'orizzonte temporale è quello indicato nel testo della delega approvata due giorni fa: "Entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge".  

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"Per le riduzioni dipende dalle coperture che troveremo anno per anno, vedremo se quest'anno potremo avviare il processo", ha detto in conferenza stampa il ministro dell'Economia Daniele Franco. Più ottimista il premier Mario Draghi: "Il sistema cui si mira non intende aumentare il gettito complessivo ma diminuirlo perché oggi è fuori linea" rispetto ad altri Paesi.

Insomma un corposo taglio delle imposte non sembra proprio dietro l'angolo, anche perché i tempi di attuazione delle delega prevedono che dopo il via libera del Parlamento al testo approvato martedì ci saranno 18 mesi di tempo per i decreti delegati, che plasmeranno concretamente la riforma. Si ragiona in un'ottica pluriennale e non è affatto scontato che un primo assaggio della riforma arrivi già con la prossima legge di bilancio.

Irpef: chi pagherà meno tasse con la nuova riforma

Nel disegno di legge delega il passaggio dedicato all'Irpef è per ora piuttosto vago. C'è l'impegno a "ridurre gradualmente le aliquote medie effettive derivanti dall'applicazione dell'Irpef anche al fine di incentivare l'offerta di lavoro e la partecipazione al mercato del lavoro, con particolare riferimento ai giovani e ai secondi percettori di reddito, nonché l'attività imprenditoriale e l'emersione degli imponibili"; e si punta anche "a ridurre gradualmente le variazioni eccessive delle aliquote marginali effettive derivanti dall'applicazione dell'Irpef".

Nel documento approvato a fine giugno dall commissioni finanze di Camera e Senato l'indirizzo era invece piuttosto chiaro e prevedeva "l'abbassamento dell'aliquota media effettiva con particolare riferimento ai contribuenti nella fascia di reddito 28.000-55.000".

Nella relazione, approvata da tutte le forze di maggioranza ad eccezione di Leu, si auspicava tra le altre cose "un deciso intervento semplificatore sul combinato disposto di scaglioni, aliquote e detrazioni per tipologia di reddito, incluso l'assorbimento degli interventi del 2014 e del 2020 riguardanti il lavoro dipendente" (ovvero il bonus da 100 euro in busta paga che verrebbe assorbito, ma non cancellato, dalla nuova riforma), mentre un'opzione alternativa, "meno preferita", era stata individuata nell'adozione "di un sistema ad aliquota continua con particolare riferimento alle fasce di reddito medie". 

L'accordo tra le forze parlamentari dunque era (è) stato trovato su uno specifico punto: la riduzione dell'aliquota del 38% che grava sui redditi fra 28 e 55 mila euro (circa 7 milioni di contribuenti) e che è di 11 punti più alta rispetto al 27% della fascia precedente. Si tratterebbe, è piuttosto evidente, di una riduzione del carico fiscale, ancora tutto da quantificare, a vantaggio della classe media. Ma da qui all'approvazione del decreto ad hoc le carte in tavola potrebbero cambiare.  

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