Martedì, 28 Settembre 2021
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L'esercito degli sfiduciati: gli italiani che vorrebbero lavorare ma non cercano più

L'Istat fotografa la situazione della disoccupazione nel Paese nel primo trimestre del 2015. I disoccupati sono 3,3 milioni e sono 3,55 milioni le persone disponibili ma che non cercano un impiego

In Italia oltre 3,5 milioni di persone, pur volendo lavorare, non cercano impiego e un 1,6 milioni di queste che non lo cercano più perché scoraggiate. Sono i dati dell'Istat sul primo trimestre 2015. Un esercito di "sfiduciati" a cui si devono aggiungere anche i circa 3,3 milioni di disoccupati. In complesso, nel nostro Paese le persone senza un'occupazione (ma che sono in realtà disponibili ad averne una) sono quasi sette milioni. Nel primo trimestre cresce il numero degli occupati (133mila in più rispetto al primo trimestre del 2014) ma cresce anche il numero dei lavoratori "potenziali" e tra questi ci sono anche quelle persone che si dichiarano disponibili a lavorare pur non cercando un impiego, passate da 3,25 milioni nel primo trimestre 2014 a 3,55 milioni nello stesso trimestre del 2015).

PIU' SFIDUCIATI AL SUD E I GIOVANI - Il picco è al Sud, dove ci sono 2,8 milioni di "sfiduciati", cresciuti di circa 200mila unità sullo stesso periodo dell'anno precedente. Nel Mezzogiorno poi i disoccupati sono 1,5 milioni (in calo però di circa 100mila persone rispetto all'anno prima). I più sfiduciati sono soprattutto i giovani. Infatti, sui sette milioni che sono senza lavoro pur essendo disponibili a lavorare oltre tre milioni hanno meno di 35 anni. In questa fascia d'età (15-34 anni) i disoccupati sono 1.663.000 e sono 1.347.000 quelli che si dicono disponibili a lavorare ma nelle ultime settimane precedenti la rilevazione Istat non hanno cercato un nuovo impiego.

L'ITALIA E L'EUROPA - Con questi dati, l'Italia si guadagna la maglia nera in Europa per il tasso di attività. Nel nostro paese, meno di due persone su tre, tra i 15 e i 64 anni, è nel mercato del lavoro (tra lavoratori e coloro che cercano): è il livello più basso in Europa. È quanto emerge dalle tabelle Istat sulle percentuali di attività nell'Unione Europea. L'Italia ha fatto passi avanti in questi ultimi dieci anni inferiori alla media e resta con il 63,9% quasi 10 punti al di sotto della media Ue-28 (72,3%). Colpa soprattutto del basso tasso di attività femminile (54,4%), di oltre 12 punti inferiore alla media Ue e di circa 25 punti rispetto alla Svezia (79,3%).

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