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Giovedì, 9 Febbraio 2023
Economia Italia

Povera Italia, quasi 5 milioni di disperati: erano 2 milioni nel 2007

Dieci anni di crisi hanno lasciato il segno: dal 2007 ad oggi sono raddoppiate le persone in difficoltà economica. Particolarmente colpite le famiglie più numerose e quelle più giovani. Il Codacons: "Responsabilità politica"

Il numero di individui in condizione di povertà assoluta in Italia è praticamente raddoppiato dalla crisi economica ad oggi. Lo afferma il Codacons, commentando i dati sulla povertà forniti oggi dall’Istat.

“Si tratta di numeri impressionanti e che non necessitano di commenti – afferma il presidente Carlo Rienzi – Secondo l’Istat nel 2007 le famiglie in condizione di povertà assoluta erano 975mila, mentre oggi salgono a 1,6 milioni; il numero di individui poveri nel 2007 era pari a 2.427.000, contro i 4.742.000 del 2016. Questo significa che in meno di 10 anni i cittadini in povertà assoluta in Italia sono aumentati del 95%, praticamente raddoppiati”.

“La crisi economica degli ultimi anni ha distrutto milioni di famiglie con una incidenza micidiale sul tasso di povertà italiano – prosegue Rienzi – Su tali numeri la classe politica ha precise responsabilità, perché a fronte di proclami e promesse di interventi poco o nulla è stato fatto contro la povertà e per sostenere i cittadini più bisognosi, come dimostrano in modo inequivocabile i numeri dell’Istat”.

Cinque milioni di Italiani in povertà assoluta

L'istituto nazionale di statistica stima che nel 2016 siano 1 milione e 619mila le famiglie residenti in Italia e in condizione di povertà assoluta, ovvero 4 milioni e 742mila individui: l’incidenza di povertà assoluta per le famiglie è pari al 6,3%, in linea con i valori stimati negli ultimi quattro anni.

Nel 2016 – si legge nel rapporto – l’incidenza della povertà assoluta sale al 26,8% dal 18,3% del 2015 tra le famiglie con tre o più figli minori, coinvolgendo nell’ultimo anno 137mila 771 famiglie e 814mila 402 individui; aumenta anche fra i minori, da 10,9% a 12,5% (1 milione e 292mila nel 2016).

La soglia di povertà assoluta rappresenta il valore monetario, a prezzi correnti, del paniere di beni e servizi considerati essenziali per ciascuna famiglia, definita in base all’età dei componenti, alla ripartizione geografica e alla tipologia del comune di residenza. Una famiglia è assolutamente povera se sostiene una spesa mensile per consumi pari o inferiore a tale valore monetario.

Operai più a rischio povertà

La posizione professionale della persona di riferimento – spiega ancora l’Istat – incide molto sulla diffusione della povertà assoluta. Per le famiglie la cui persona di riferimento è un operaio, l’incidenza della povertà assoluta è doppia (12,6%) rispetto a quella delle famiglie nel complesso (6,3%), confermando quanto registrato negli anni precedenti. Rimane, invece, piuttosto contenuta tra le famiglie con persona di riferimento dirigente, quadro e impiegato (1,5%) e ritirata dal lavoro (3,7%).

Famiglie più numerose le più povere

Analogamente a quanto registrato per la povertà assoluta, nel 2016 la povertà relativa è più diffusa tra le famiglie con 4 componenti (17,1%) o 5 componenti e più (30,9%). La povertà relativa colpisce di più le famiglie giovani: raggiunge il 14,6% se la persona di riferimento è un under35 mentre scende al 7,9% nel caso di un ultra sessantaquattrenne. L’incidenza di povertà relativa si mantiene elevata per gli operai e assimilati (18,7%) e per le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione (31,0%) Le stime diffuse in questo report dell’Istat si riferiscono a due distinte misure della povertà: assoluta e relativa, elaborate con due diverse definizioni e metodologie, sulla base dei dati dell’indagine sulle spese per consumi delle famiglie.

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