Sabato, 27 Febbraio 2021
Italia

Italexit, cosa succede se l'Italia esce dall'Euro

L'eventuale uscita dell'Italia dall'euro avrebbe conseguenze pesanti per la vita di tutti i giorni. Come spiega uno studio dell’agenzia di rating Cerved un negozio su quattro sarebbe destinato a chiudere

Lega e M5s hanno chiarito che l'uscita dell'Italia dalla moneta unica europea non è nel contratto del Governo, eppure le parole del responsabile economico del Carroccio Claudio Borghi hanno causato una vera e propria ondata di panico al solo delineare lo scenario di un'Italia fuori dall'Euro (qui spieghiamo la vicenda).

Eppure l'idea di una "Italexit" come è definita in gergo lo scenario di un'uscita del nostro Paese dall'euro, è un'ipotesi che si riaffaccia con una certa costanza nel dibattito politico/economico.

Come ha chiarito qualche mese fa il presidente della Banca Centrale Europea è possibile uscire dall'euro: "Basta pagare il conto" come ha spiegato Mario Draghi rispondendo ad una interpellanza richiesta da due deputati pentastellati.

"Se un Paese lasciasse l’Eurosistema, i crediti e le passività della sua banca centrale nazionale nei confronti della Bce dovrebbero essere regolati integralmente" e l'Italia ha una posizione netta negativa di 442 miliardi di euro.

Ma lasciando i discorsi di macro economia l'eventuale uscita dell'Italia dall'euro avrebbe conseguenze pesanti per la vita di tutti i giorni. Come spiega uno studio dell’agenzia di rating Cerved un negozio su quattro sarebbe destinato a chiudere.

L'agenzia ha valutato l’impatto sull’economia reale di un possibile default del nostro debito sovrano prendendo in esame quattro ipotesi alternative. 

Il tutto parte da una ipotesi di scuola: nell’ipotesi di un abbandono dell’euro la "nuova" lira si svaluterebbe e come potrebbe ripagare il debito accumulato in valuta pregiata?

Lo Studio Cerved che alleghiamo mostra come l'Italiexit sarebbe devastante per il nostro Paese a causa di una crescita sistematicamente inferiore rispetto alla media Ue e una disoccupazione al contrario molto più elevata.

Come spiega il Sole 24 ore il nostro Pil andrebbe incontro ad un crollo pari al 6% mentre i rendimenti decennali dei Btp schizzerebbero al 12%: tanto basterebbe per far impennare i fallimenti tra imprese che passerebbero dall’attuale livello del 6,8%  ad oltre il 20 per cento. Il crollo dei consumi interni provocherebbe una sorta di maremoto per alberghi e ristoranti (28% di default nel 2020) così come per il commercio al dettaglio. Entro il 2020 un’azienda su quattro potrebbe non alzare più la propria saracinesca.

Sullo sfondo di avrebbe una prevedibile corsa allo sportello dei correntisti e una contrazione dei prestiti a causa della difficoltà di ricapitalizzazione delle banche che vedrebbero trasformarsi in carta straccia i titoli di stato che hanno in pancia.

Gli unici ad avere un vantaggio sarebbero le aziende a forte vocazione internazionale, per le quali una forte svalutazione interna potrebbe produrre un guadagno competitivo. Ma anche in questo caso le aziende dovrebbero far i conti con il rincaro di materie prime di cui l'Italia è sprovvista, gas naturale in primis.

Nei fatti l'Italexit non si presenta come un buon affare.

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