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Giovedì, 19 Maggio 2022
L'Unione fa la forza

L'Italia e l'Europa vogliono resistere senza gas russo

L'Italia può fare a meno del gas russo? E gli altri paesi europei? L'ultimatum di Putin sul gas in rubli è stato solo un tentativo (fallito) di destabilizzare l'Europa?

La dipendenza dell'Italia dal gas russo continua ad impensierire il governo italiano, tanto che ieri durante la telefonata a Putin il premier Draghi ha chiesto chiarimenti in merito alla decisione di Mosca di passare ai rubli nei pagamenti per le forniture. Quanto possiamo resistere senza il gas russo? E gli altri paesi europei? Proviamo a rispondere a queste domande e a spiegare come mai l'ultimatum di Putin sul gas in rubli sembra essere fallito, grazie alla compattezza mostrata dall'Europa e dagli altri paesi occidentali. 

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Possiamo fare a meno del gas russo?

L'inverno è ormai passato e per il momento il gas russo non è poi così importante per il nostro paese. Il ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha dichiarato che grazie al miglioramento delle condizioni climatiche nei prossimi mesi la domanda di gas ad uso civile si ridurrà di circa 40 milioni di metri cubi di gas al giorno. Ciò significa che con le scorte di gas che attualmente abbiamo possiamo arrivare tranquillamente al prossimo inverno, ma dopo cosa accadrà se la Russia decide di chiudere i rubinetti all'Europa? L'Italia importa dalla Russia il 38% del gas naturale consumato (29 miliardi di metri cubi di gas), ciò vuol dire che in pochi mesi deve mettere in atto una serie di interventi per sostituire questa fetta di forniture. Per non subire le minacce di Putin, l'Italia ha deciso di rivedere la sua politica energetica, puntando per l'approvvigionamento di gas su altre nazioni ma anche su un aumento della produzione interna. ?Riusciremo a diversificare rapidamente fino al 30%, al 40%, al 50% - ha dichiarato il premier Draghi - Poi invece, man mano che ci avviciniamo al 100%, diventerà sempre più difficile?.

Come l'Italia rimpiazzerà il gas russo

Per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas e ridurre la dipendenza da Mosca, l'Italia si è rivolta ad Algeria, Qatar, Angola e Congo. Questi quattro paesi garantirebbero al nostro Paese 20 miliardi di metri cubi l'anno (forse già a partire dal prossimo inverno), la metà di quanto attualmente importiamo dalla Russia. Se ne sta occupando l'Eni, mentre Snam acquisterà una seconda nave da rigassificazione e ne noleggerà un'altra per racimolare altri 10 miliardi di metri cubi l'anno in 12-18 mesi. Per quanto riguarda la produzione interna, invece, l'idea è quella di potenziare i tre rigassificatori già esistenti sul territorio nazionale, più precisamente a Livorno, Rovigo e Panigaglia (provincia della Spezia), per aggiungere altri 4,5 miliardi di metri cubi l'anno. La preoccupazione del governo italiano, dunque, non è per il breve periodo ma per i prossimi due inverni, visto che ci vorranno dai due ai tre anni di tempo per rimpiazzare tutta la quantità di gas che importiamo dalla Russia. Se proprio ci dovessimo trovare con l'acqua alla gola, l'unica soluzione possibile sarebbe quella dei razionamenti, sia per le imprese che per i cittadini, ma il governo sta lavorando per far sì che ciò non avvenga.

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La dipendenza europea da Mosca

Alle prese con una diversificazione degli approvvigionamenti di gas anche gli altri paesi europei. Secondo i dati Eurostat, nel 2020 l'Unione europea ha importato il 38,1% di gas dalla Russia, per un totale di oltre 100 miliardi di metri cubi, una leadership indiscussa. Al secondo posto il gas norvegese con una percentuale del 16%, seguito da paesi come Algeria, Regno Unito e Qatar. Tra i paesi europei che importano più gas dalla Russia ci sono la Germania (52,5 miliardi di metri cubi l'anno) e l'Italia (29 miliardi di metri cubi) mentre la Francia risulta meno esposta (7,8 miliardi di metri cubi) grazie anche al nucleare. Alla luce del conflitto in Ucraina, l'Unione europea sta cercando di ridurre significativamente la dipendenza dal gas russo, cercando di ottenere più forniture da altri partner. In soccorso dell'Ue arrivano gli Stati Uniti, assicurando 15 miliardi di metri cubi l'anno aggiuntivi di gas all'Europa, con l'obiettivo di arrivare a 50 miliardi di metri cubi in più entro il 2030.

Importazioni Ue gas russo - Eurostat-2

L'ultimatum (fallito) di Putin sul gas in rubli

Mentre l'Europa si riorganizza per fare a meno del gas russo, Putin lancia un ultimatum ai paesi "ostili": il gas russo si pagherà in rubli. La decisione di Mosca è stata presa per rispondere alle sanzioni imposte alla Russia ma soprattutto per sostenere il rublo, oggetto di una forte svalutazione. Se l'Europa decidesse di non accettare, la Russia prenderà decisioni "nei tempi necessari". "Di certo, non forniremo il gas gratuitamente", ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Sembra proprio che Putin, con questa mossa abbia voluto ancora una volta testare la compattezza dell'Europa, usando la sua arma più potente: il gas. Peccato che Francia, Germania, Italia, Giappone, Stati Uniti, Gran Bretagna e Canada abbiano deciso di rifiutare la richiesta di Mosca. Il tentativo di Putin di destabilizzare i paesi occidentali sembra essere fallito. Molto probabilmente Mosca non passerà nemmeno dalle parole ai fatti, nel senso che non interromperà le forniture perché se è vero che l'Europa dipende dal gas russo è anche vero che la Russia guadagna molto dalla vendita di gas all'Ue. Una rottura definitiva dei rapporti costerebbe cara ad entrambe le parti. Si stima che ogni giorno l'Europa invii a Mosca 800 milioni di euro per la fornitura di petrolio e gas. Da qui, la marcia indietro di Peskov, che si è affrettato a dire che ci vogliono tempi tecnici per il pagamento del gas in rubli. ?Il processo necessario per cambiare in rubli la valuta di pagamento del gas russo richiederà tempo e non inizierà già questa settimana, a dispetto di quanto previsto dalle disposizioni del presidente Vladimir Putin, un cui decreto indicava nel 31 marzo la deadline per il cambio nelle modalità di pagamento?, ha rettificato Peskov in una conference call con i giornalisti.

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