Domenica, 17 Ottobre 2021
Economia

Perché l'Italia non è un Paese per giovani

Eʼ tra i più alti dʼEuropa il dato dei giovani che, tra i 15 e i 24 anni, non hanno un lavoro né lo cercano. E cresce anche il numero di persone in condizioni di povertà estrema (11,9%)

L’Italia continua ad avere, secondo i dati del 2016, la percentuale più alta nell’Ue (19,9%) di giovani nella fascia tra 15 e 24 anni che non cercano lavoro né studiano o sono in formazione (i cosiddetti "Neet": not in employment, education or training), un record che detiene ormai ininterrottamente dal 2013. È uno dei dati più preoccupanti contenuto nel rapporto annuale per il 2017 sull’Occupazione e gli Sviluppi sociali in Europa, pubblicato ieri a Bruxelles dalla Commissione Ue. Al secondo posto (18,2%) c’è la Bulgaria, che aveva il record fino al 2012, mentre terza è la Romania (17,4%), seguita dalla Croazia (16,9%), Cipro (15,9%) e Grecia (15,8%) e Spagna (14,6%). La media dell’Ue a 28 è all’11,5%, e quella dell’Eurozona all’11,7%.

Chi riesce a trovare lavoro sottoscrive, in più del 15% dei casi, contratti atipici ed è "considerevolmente più a rischio precarietà". Inoltre, se ha meno di 30 anni, guadagna in media meno del 60% di un lavoratore ultrasessantenne. Ne consegue che i giovani italiani escono dal nido familiare e fanno figli fra i 31 e i 32 anni, più tardi rispetto a una decina di anni fa e molto dopo la media Ue, che si arresta intorno ai 26 anni.

Fra gli altri grandi Paesi, la Germania è al 6,6%, la Francia all’11,9% e il Regno Unito al 10,9%. Mentre nell’Ue e nell’Eurozona il picco dei Neet era stato raggiunto nel 2012 (rispettivamente 13,2% e 13,1%) e poi c’è stato un calo costante, in Italia la percentuale ha raggiunto il livello più alto mai registrato nell’Ue nel 2013 (22,2%), per poi calare lentamente negli anni successivi (22,1% nel 2014 e 21,4 nel 2015).

L’Italia è anche lo Stato membro con il più basso incremento di attività nel 2016: la popolazione attiva era il 64,9% degli abitanti fra i 15 e i 64 anni, contro una media Ue del 73%, con la Germania al 78%, il Regno Unito al 77,3% e la Francia al 71,7%. Nella disoccupazione, all’11,7% della forza lavoro nel 2016, gli italiani hanno il quinto valore più alto, poco sotto Cipro e Crazia al 13%, ma sono comunque lontani dal 23,6% della Grecia e dal 19,6% della Spagna, contro una media del 10% nell’Eurozona e dell’8,5% nell’Ue a 28.

Ma nella disoccupazione giovanile (15-24 anni) l’Italia sale al terzo posto (37,8%), dietro alla Grecia (47,3%) e alla Spagna (44,4%), dopo essere stata per diversi anni al quarto posto dietro la Croazia (31,1% nel 2016,). Questo nonostante nella Penisola si sia registrato un calo rispetto al 2015 (40,3%) e soprattuto rispetto al picco raggiunto nel 2014 (42,7%). L’Italia rimane inoltre in fondo alla classifica per quanto riguarda il tasso di posti di lavoro vacanti (0,5% contro una media Ue oltre l’1,5%).
 

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