Per gli italiani il peggio deve ancora arrivare, ma l'euro non si tocca

Un'indagine effettuata dal Censis ha evidenziato i timori e la percezione del popolo italiano: crollano economia e sicurezza, così come la fiducia nella politica. Invece, l'Italexit e l'addio alla moneta unica non sembrano strade percorribili

Foto di repertorio

Il presente non brilla di grandi certezze e il futuro non promette per niente bene. Nel popolo italiano serpeggia la paura che il peggio debba ancora arrivare a causa di una profonda incertezza che ci contraddistingue in questo particolare momento storico. Dalla sicurezza all'economia, passando per la fiducia nella politica, una grossa 'fetta' di italiani crede che tutto sia peggiorato, ma in questa visione 'nera' del domani c'è qualcosa a cui gli abitanti dello Stivale non sembrano voler rinunciare: l'euro. Sono queste le principali evidenze raccontate nella ricerca 'Cosa sognano gli italiani' realizzata dal Censis in collaborazione con Conad nell'ambito del progetto 'Il nuovo immaginario collettivo degli italiani'.

Crollano sicurezza ed economia

Il timore che il futuro non riservi all'Italia nulla di roseo arriva soprattutto da due fattori principali: secondo il 55,4% degli italiani negli ultimi dodici mesi la situazione economica del Paese è peggiorata (soltanto il 7,7% pensa sia migliorata), mentre per il 42,3% è peggiorato anche l'ordine pubblico, con il conseguente rischio di essere vittima di reati: impressioni che vanno comunque in controtendenza con i dati sui crimini, che parlano di un massiccio calo avvenuto negli ultimi anni. Ma se il presente non è un granché, gli italiani temono che il futuro possa essere anche peggio: nel prossimo anno la situazione economica peggiorerà ancora per il 48,4% degli italiani, mentre soltanto il 16,9% crede che le nostre condizioni andranno migliorando. Per il 40,2% peggiorerà anche la sicurezza.

Aumenta il nervosismo e crolla la fiducia dei politici

Per il 70% degli italiani negli ultimi dodici mesi sono aumentati gli episodi di intolleranza e razzismo verso gli immigrati, un fenomeno causato principalmente da tre fattori: le difficoltà economiche e l'insoddisfazione della gente (50,9%), la paura di subire reati (35,6%), la percezione che gli immigrati in Italia siano troppi (23,4%). Facendo da contraltare a questa situazione di sfiducia e nervosismo, sembra crollare anche la fiducia verso la cosiddetta 'élite': gli unici in cui gli italiani credono ancora sono i grandi scienziati (40,7%), il Presidente della Repubblica (30,7%), il Papa (29,4%) e i vertici delle forze dell'ordine (25,5%). La fiducia nei confronti della politica è invece ai minimi storici: misero 4% per i vertici dei partiti, 3,2% per i parlamentari, 3,6% per i direttori di giornali e telegiornali, fino ad arrivare all'1,5% per i banchieri. Più alta, ma sempre intorno al 10% la fiducia negli imprenditori industriali e nelle associazioni di categoria.

No all'Italexit, sì all'euro

Ma se la visione del futuro è grigia (per non dire nera), c'è qualcosa che gli italiani non sembrano volere: l'uscita dall'euro e il ritorno alla lira. Il 66,2% degli intervistati si è espressa in favore della moneta unica, mentre il 65,8% si è detto contrario al ritorno alla sovranità nazionale con l'uscita dall'Unione europea. Soltanto tra le persone con redditi bassi sale la percentuale di chi vorrebbe il ritorno alla lira (il 31%, rispetto all'8,8% delle persone con redditi alti), un aumento simile anche per l'Italexit (il 31,6%, contro l'11% delle persone con redditi alti) e il ripristino delle frontiere tra Paesi europei. 

I sogni degli italiani

Ma in una situazione che si può definire da incubo, cosa sognano gli italiani? Secondo la ricerca del Censis le strade sono diverse: dare più spazio al merito e a chi è bravo, favorendo i più capaci e i meritevoli (52,1%), maggiore uguaglianza e una distribuzione più equa delle risorse (47,8%), più welfare e protezione sociale per dare maggiore sicurezza alle persone (34,3%), minore aggressività e rancore verso gli altri (33,1%). Il 73,9% degli italiani si dice favorevole all'imposizione di una tassa sui grandi patrimoni e il 74,9% all'introduzione di un salario minimo per legge. Ma nonostante i numeri e le percentuali, il vero sogno degli italiani è soltanto uno: vivere in felicità inseguendo il proprio destino, potendo contare su un giusto riconoscimento economico.

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