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Venerdì, 19 Aprile 2024
Le rinunce

Gli italiani non mangiano più carne

"Crollo anomalo" nelle vendite di carne: -15% per la carne suina, -8% per la bovina e -4% per le carni bianche. Cosa sta succedendo?

Gli italiani iniziano a razionalizzare gli acquisti di generi alimentari per contenere l’inesorabile aumento dell’inflazione. Proprio per questo riducono o rinunciano ai cibi più costosi, come la carne di qualità. A dichiararlo Luigi Frascà, presidente Assomacellai Confesercenti, segnalando un “crollo anomalo” nel consumo di carne in questi ultimi mesi. Cosa sta succedendo e cosa succederà al comparto senza un'intervento da parte del governo?

Alimentari alle stelle: quali prodotti saranno più cari per colpa della siccità

Estate 2022: vendite di carne suina -15% e per la bovina -8%

"Sappiamo che l'estate non è il periodo migliore per il consumo di carne, ma non ci aspettavamo un calo così consistente come quello attuale”, ha dichiarato Luigi Frascà, presidente Assomacellai Confesercenti evidenziando un “crollo anomalo” delle vendite. Si sta parlando di un -15% di consumi di carne suina rispetto ai valori dello stesso periodo del 2021, di un -8% per la bovina e di un -4% per le carni bianche.

Secondo Frascà “i maggiori prodotti venduti nelle macellerie sono quelli tipici dell'estate come carni crude, battuta, tartare, albese e petto di pollo”. Resistono anche “le macellerie che producono cibo da asporto, dove la riduzione delle vendite risulta minore rispetto alle classiche macellerie, in quanto commercializzano prodotti già pronti per il consumo, più pratici in estate. Anche in questi esercizi – sottolinea però Frascà - si rilevano riduzioni di vendita di prodotti dal costo elevato”. In calo, poi le vendite di “carni da cuocere arrosto, visto il caldo rovente di questa estate”.

Perché gli italiani mangiano sempre meno carne

Alla base di questa contrazione nel consumo di carne da parte degli italiani c’è senza ogni ombra di dubbio “l'incertezza economica - commenta il presidente Assomacellai Confesercenti – che fa prediligere tagli meno pregiati e questo non aiuta un settore che viene da anni e anni di crisi”. Gli esercenti sono allo stremo, si ritrovano a dover combattere non solo contro il calo delle vendite ma anche contro il continuo aumento dei costi delle materie prime e dei servizi. Tutto questo sta “strangolando i nostri esercenti che si trovano a fare i conti con margini sempre più bassi. Di questo passo, se non si interverrà al più presto con degli aiuti specifici, il settore rischia di perdere imprese ed occupati", avverte Luigi Frascà, presidente Assomacellai Confesercenti.

In realtà il governo starebbe già studiando una soluzione al problema, con un taglio dell’iva su alcuni generi alimentari. In particolare si parla di un possibile azzeramento dell’iva su pasta e pane e di un dimezzamento su carne e pesce, dal 10% al 5%. Questa misura, oltre a sostenere le famiglie, potrebbe in qualche modo contribuire a risollevare le vendite, favorendo così anche le imprese del comparto alimentare. 

Il taglio dell'Iva su pane, latte, verdura, frutta e carne

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