Domenica, 26 Settembre 2021
Economia

Cos'è il Jobs App, il contratto 'ibrido' per la gig economy

La tipologia contrattuale proposta dal giuslavorista Francesco Rotondi, prevede nuove regole e tutele, basandosi su una dinamica di lavoro 'on demand'

Le proteste dei rider impiegati nelle consegne a domicilio hanno fatto emergere le diverse problematiche che hanno accompagnato la nascita di un nuovo settore, quello dell'economia digitale. Un tema preso a cuore dal ministro del Lavoro Di Maio, ma che sembra ancora impantanato alla ricerca di una tipologia di contratto che introduca nuove regole e tutele destinate al mondo dell'App economy. 

Proprio per risolvere questa problematiche è nato il Jobs App, un contratto basato su un modello economico che non si fonda su un rapporto di lavoro continuativo e subordinato ma su una dinamica 'on demand' mediata da una App e basata sulla richiesta dei clienti. I suoi lavoratori sono autonomi e freelance ma contraddistinti da alcune caratteristiche del lavoro dipendente, che rendono necessaria, quindi, una nuova tipologia contrattuale.

Il contratto 'ibrido'

A rilanciare la proposta il giuslavorista Francesco Rotondi, nel libro scritto con Luca Solari, docente ordinario di Organizzazione aziendale presso l'Università degli studi di Milano ed esperto di digital transformation: 'Un nuovo contratto di lavoro per l'economia digitale'. Il libro viene presentato oggi, lunedì 3 dicembre, a Milano, presso l'Auditorium Bosch, a partire dalle 17,30. Insieme agli autori ci saranno autorevoli esponenti del mondo accademico, giurisprudenziale e industriale. Nel volume si mette nero su bianco quello che gli autori considerano l'esito più rivoluzionario dell'industria 4.0: il 'lavoro ibrido', ossia un rapporto di lavoro né tipicamente autonomo né indipendente, ma un nuovo concetto di lavoro che va oltre le due tradizionali tipologie.

Cos'è il Jobs App 

Il Jobs App regola, appunto, il nuovo concetto di lavoro ibrido, un rapporto determinato dal mercato che eroga servizi o prodotti attraverso piattaforme digitali e app dedicate. Il lavoro ibrido necessita di una tipologia contrattuale che garantirebbe tutele a quasi un milione di Gig workers (molti dei quali under 30) e alle aziende di questo settore emergente della App economy. Un comparto che, secondo l'analisi di App Annie, nel 2021 potrebbe valere circa 6.350 miliardi di dollari a livello mondiale, il terzo settore produttivo.

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Retribuzione variabile, minimo a consegna e tutele

Tre sono i punti fondamentali del Jobs App: una retribuzione variabile legata alle consegne e non una paga oraria; un minimo retributivo a consegna per tutte le aziende del settore; e, infine, un welfare di settore e tutele che, con una percentuale fissa, obbligatoria e aggiuntiva su ogni retribuzione, finanzi un fondo di categoria per coprire malattia, assicurazione sanitaria e infortunio.

''È giunto il momento - spiega Francesco Rotondi, giuslavorista e co-founder di LabLaw - che le aziende della app economy si accordino per fare sistema e dare vita al contratto di lavoro 4.0, il Jobs App. Non ha più senso la strategia dello struzzo e di far decidere alla magistratura del lavoro, in assenza di regole e autoregolamentazione, come regolamentare uno dei settori emergenti della nuova economia. Sappiamo che c'è un tavolo di confronto sul tema promosso dal ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, che ad oggi non ha ancora prodotto un accordo. Ebbene, propongo alle parti sociali di riflettere sull'introduzione del Jobs App per uscire dall'impasse".

"Il tema è di stringente attualità, come ha dimostrato - sottolinea - il tavolo di confronto, promosso quest'estate dal ministero dello Sviluppo Economico, tra le aziende della Gig Economy e le rappresentanze dei riders. Il confronto tra le parti sociali del settore ha scongiurato una norma nel decreto Dignità che riducesse la Gig economy a lavoro subordinato".

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