Giovedì, 29 Ottobre 2020
Italia

Una laurea salva dalla disoccupazione?

Italia sotto media Ue: si laurea solo il 22% dei giovani eppure - come mette in luce un nuovo rapporto della Cgil - il "pezzo di carta" aiuta i giovani ad inserirsi prima nel mercato del lavoro e li protegge dalla disoccupazione

Il possesso di una laurea aiuta i giovani ad inserirsi prima nel mercato del lavoro e li protegge da una disoccupazione - soprattutto di lunga durata - più di quanto non faccia la semplice licenza media o un diploma che lascia al contrario i ragazzi più esposti ai venti della crisi.

A ribadire il ruolo di 'ammortizzatore' del titolo di studio sul mercato del lavoro è un Rapporto del dipartimento Welfare della Cgil che mette a confronto il 2007, anno che ha preceduto la grande crisi economica, con il 2018.

"Il primo dato che salta agli occhi è la caduta netta del tasso di occupazione tra i giovani, in misura marcata per quelli con la sola licenzia media e i diplomati, più contenuta invece per i laureati"

I dati elaborati sulla base di quelli Istat, infatti, parlano chiaro: per i giovani tra i 20-24 anni con la licenza media il tasso di occupazione, in 11 anni, è crollato di quasi 18 punti percentuali passando dal 50,5% del 2007 al 32,6% del 2018 a fronte di una flessione pari a zero per quelli con una laurea, e di soli 7,5 punti per i giovani con un diploma.

Stesso andamento anche per la classe 25-29 anni: l'occupazione che nel 2007 era al 60,6% è scesa nel 2018 al 47,7% facendo perdere, per chi è in possesso di una semplice licenzia media, circa 13 punti percentuali contro i 10 punti percentuali di differenza per i diplomati e i 9,8 punti dei laureati.

Crisi ha colpito gli esclusi da scuola e formazione

Trend 'drammatico' anche sul fronte disoccupazione: il tasso infatti registra, in 11 anni, per i giovani che abbiano solo la licenza media un aumento "molto rilevante" che arriva a registrare anche peggioramenti di circa 20 punti percentuali tra la disoccupazione del 2007 e quella 2018 relativamente non solo ai ragazzi tra i 20 e i 24 anni ma anche per quelli tra i 25 ed i 29 anni. Se è indubbio, quindi, annota ancora il sindacato che la crisi come è noto ha colpito in particolar modo le giovani generazioni rendendo molto complesso l'inserimento nel mondo del lavoro, è pur vero "che ha colpito di più gli esclusi dalla scuola e dalla formazione e meno chi ha potuto frequentare con successo l'Università o ha concluso un ciclo secondario di istruzione superiore".

La disoccupazione di lungo periodo appare come un "fenomeno in crescita" soprattutto tra chi non ha proseguito negli studi: tra il 2007 ed il 2018 infatti il peso di chi cerca attivamente un lavoro da almeno 2 anni, tempo considerato già un campanello d'allarme, sul totale dei disoccupati, risulta "in sensibile aumento in tutte le classi di età" ad eccezione di quella dei neo -laureati tra i 25 ed i 29 anni.

Un titolo di studio, in pratica, annota ancora il sindacato, 'restringe ' i tempi di ingresso o di ricollocazione nel mondo del lavoro evitando così quella preoccupante 'anticamera' lunga 24 mesi che non appare più esclusa neppure per chi ha un diploma.

Italia sotto media Ue: si laurea solo il 22% dei giovani

Rielaborando i dati Istat, infatti, il Rapporto Cgil evidenzia ancora come nel 2018, sia tra i 20 ed i 24 anni che tra i 25 ed i 29 anni, la disoccupazione di lunga durata per chi abbia la sola licenza media sia schizzata in 11 anni di oltre 10 punti; un aumento che si registra anche tra i diplomati mentre per i laureati il gap tra 2007 e 2018 oscilla in modo decisamente più contenuto, tra i 3 e i 5 punti percentuali.

D'altra parte, ricorda ancora il sindacato, i giovani tra i 18 ed i 24 anni che in Italia hanno solo la licenza media sono il 14% del totale, con punte del 20% al Sud, rispetto ad una media europea del 11% mentre i Neet, i giovani che non studiano nè lavorano, sono oltre 2 milioni, il 24% dei giovani compresi tra i 15 e di 29 anni.

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Ciò nonostante è comunque cresciuto il peso di quanti tra i 24 ed i 35 anni si laureano: dal 15% del 2007 al 22% del 2018 anche se, conclude la Cgil, "il dato resta ancora lontano dalla media europea.

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