Lunedì, 19 Aprile 2021

"Lavorare meno ore per aumentare l'occupazione": la ricetta che stuzzica il M5s

Tridico, il "papà" del reddito di cittadinanza messo a capo dell'Inps dal Movimento 5 stelle: "La riduzione dell'orario di lavoro, a parità di salario, come leva per ridistribuire ricchezza". Di Maio: "Merita approfondimenti". Perplessità Lega: "Difficoltà per le imprese"

Ansa

Lavorare meno per lavorare tutti. E' la ricetta del presidente dell'Inps Pasquale Tridico: "La riduzione dell'orario di lavoro, a parità di salario, come leva per ridistribuire ricchezza e aumentare l'occupazione" ha sostenuto l'uomo messo a capo dell'Inps dal Movimento 5 stelle durante una lezione all'università La Sapienza dal titolo 'Le diseguaglianze nel capitalismo finanziario'. "Siamo fermi in Italia all'ultima riduzione dell'orario dal 1969, - ha detto - non ci sono riduzioni da 50 anni e andrebbe fatta. Gli aumenti di produttività vanno distribuiti o con salario o con un aumento del tempo libero. Con questa riduzione aumenterebbe l'occupazione", ha concluso Tridico.

Tridico (Inps): "Meno ore di lavoro a parità di salario"

Il presidente dell'Inps nel delineare un welfare di compensazione nella globalizzazione in grado di invertire la disuguaglianza e di favorire l'occupazione, ha indicato anche la misura del "salario minimo per coprire fasce oggi non coperte dalla contrattazione collettiva". Per conseguire tale obiettivo ha indicato anche la necessità di introdurre "un reddito minimo garantito condizionato alla povertà, un programma di lavoro pubblico come strumento automatico di stabilizzazione (un lavoro transitorio di cittadinanza), limiti alla mobilità dei capitali, regole antidumping sociale e ambientale nel commercio internazionale" ed infine "una regolamentazione finanziaria stringente". Tridico ha rimarcato il fatto che il modello del neo liberalismo porta disuguaglianza e non crescita economica.

"La diseguaglianza è aumentata e deve essere considerata anche un problema di crescita, - ha detto - la concentrazione di redditi in mano a pochi determina una espansione lenta dei consumi, in quanto la propensione al consumo delle classi più ricche è marginale rispetto ai più poveri".

Tridico all'Inps: per il dopo Boeri c'è il papà del reddito di cittadinanza

"Lavorare meno": le reazioni del mondo politico

L'idea di Tridico, non nuovissima, va detto, piace al leader della Uil: "E' da tempo che sosteniamo la necessità di ridurre l'orario di lavoro per far fronte agli effetti dell'innovazione e dell'impresa 4.0 sugli assetti occupazionali" dice il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo commentando le dichiarazioni del presidente dell'Inps Pasquale Tridico. Così come, aggiunge il leader della Uil, "sono anni che puntiamo alla redistribuzione degli incrementi di produttività, da ottenere con il benessere lavorativo. Riteniamo, tuttavia, che questa strada debba essere percorsa, prioritariamente, facendo leva sulla contrattazione. Le parti sociali devono farsi carico di questo impegno, i Governi devono mettere a disposizione gli strumenti della fiscalità per sostenere questa strategia", conclude Barbagallo.

Il vicepremier Luigi Di Maio commenta: "Questo tema merita degli approfondimenti e massima discussione con le imprese e con i rappresentanti dei lavoratori. Conosco bene Tridico, che porta avanti questa tesi da anni. Non è escluso che a livello europeo possa essere una soluzione". Così a Porta a Porta il ministro del Lavoro Luigi Di Maio, commentando la proposta sulla riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario.

Dalla Lega più perplessità.  "In una fase così delicata per l'economia italiana ridurre l'orario di lavoro a parità di salario potrebbe creare una condizione di difficoltà per le imprese". Lo dice il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon commentando le parole del presidente dell'Inps. "L'esperienza di altri paesi europei ci dicono che questa non sembra la strada giusta per incrementare l'occupazione. Ci sono peraltro già iniziative approvate dal governo per redistribuire la ricchezza come la flat tax ed altre saranno individuate nella prossima legge di bilancio", aggiunge Durigon.

Quasi 600mila italiani lavorano meno di 10 ore alla settimana, donne e anziani soprattutto 

Quante ore si lavora in media nel mondo?

In base ad alcuni dati relativi al 2018, è il Messico in assoluto il Paese dove si lavora di più, con una media di 2.255 ore annue secondo il sito dell'Ocse. Per quello che riguarda l'Europa, il maggior numero di ore lavorate si ha in Irlanda, Grecia e Portogallo, non a caso i Paesi che più di tutti forse hanno patito le conseguenze della crisi economia nell'ultimo decennio. Le 1.730 ore italiane sono uno dei livelli più alti d'Europa. Includendo nel calcolo anche festivi e ferie ogni italiano lavora in media 5 ore al giorno.

Ma molti italiani già lavorano meno, il problema è che non è una scelta. I contratti a tempo parziale infatti sono ormai circa un milione in più rispetto al 2008. Secondo un’indagine che riguardava i primi nove mesi del 2017 i nuovi part time involontari erano oltre 1,7 milioni. 

Il "modello perfetto" lo si trova più a nord: la Germania è in coda alla classifica dei Paesi Ocse con 1.363 ore annue, che corrispondono a 3,7 ore al giorno di media nei dodici mesi.In Francia le ore sono 1.472 ore, nel Regno Unito 1.676 ore. Nel libro Il lavoro nel XXI secolo (edizioni Einaudi), il sociologo Domenico De Masi osserva che a conti fatti in Italia si lavora il 20 per cento di ore in più rispetto alla Germania.

Secondo alcuni studi lavorare meno ore alla settimana ha effetti positivi sulla salute, sull'efficienza e sulla produttività dei dipendenti.

Lavoratori cercasi, quando le imprese fanno fatica a trovare personale

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"Il sindacato confederale e la Cisl in particolare, da decenni, ha sempre sostenuto ed è impegnata a contrattare regimi di orario ridotti che possano incrementare l'occupazione laddove migliora la competitività delle imprese. Non ci sono ricette facili per ridurre automaticamente gli orari ma solo una continua contrattazione per tutelare, salvaguardare ed incrementare l'occupazione". Così Luigi Sbarra, il segretario generale aggiunto Cisl. "I tanti contratti di solidarietà negli anni più pesanti della crisi per difendere il lavoro ed evitare licenziamenti, la riduzione degli orari per carichi di cura, la flessibilità degli orari che il sindacato - sottolinea Sbarra- ha fatto in questi anni, sono la giusta via su cui bisogna continuare. Nell'era in cui abbiamo troppi lavoratori e soprattutto lavoratrici a part-time involontario che vorrebbero aumentare i tempi di lavoro per se stessi, il tema della riduzione d'orario - conclude Sbarra - va lasciato alla autonomia delle parti sociali e richiede più che ricette del passato accordi innovativi".

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