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Sabato, 26 Novembre 2022
Verso la manovra

Legge di bilancio: le misure in arrivo per i lavoratori dipendenti

Per un taglio consistente del cuneo fiscale non ci sono risorse. In bilico anche la flat tax sull'incremento di reddito, si ragiona sulla detassazione dei premi in denaro ai lavoratori

Dalla flat tax al 15% estesa alle partite Iva con ricavi fino a 85mila euro (oggi la soglia è di 65mila), alla riforma delle pensioni con Quota 103 che dovrebbe prendere il posto di Quota 102. Il governo lavora alla legge di bilancio: un pacchetto di misure da 30-32 miliardi di euro, di cui 21 serviranno per attenuare gli effetti del caro energia. Di soldi da spendere dunque ce ne sono pochi. La priorità, ripetono dalla maggioranza, è aiutare famiglie e imprese a sostenere il costo delle bollette. Per il resto poi si vedrà.

Oltre alle due misure già citate (flat tax e riforma previdenziale) nella manovra troverà posto anche la rottamazione delle cartelle esattoriali e l'innalzamento a 5mila euro della soglia per i pagamenti in contante (misura quest'ultima eliminata in extremis dal decreto Aiuti quater).

Cosa devono aspettarsi invece i lavoratori dipendenti? Sembra escluso che possa vedere la luce la così detta "flat tax incrementale", ovvero l'aliquota agevolata sull'incremento di reddito dei lavoratori. Difficilmente gli aumenti di stipendio verranno detassati. Ad ammetterlo qualche giorno fa a "Quarta Repubblica", su Retequattro, è stato il viceministro dell'Economia e delle finanze, Maurizio Leo, che così si è espresso: il meccanismo della flat tax incrementale, ha detto, "vorremmo estenderlo ai lavoratori dipendenti però i numeri sono abbastanza robusti" quindi "penso che sia più complesso farlo". 

Il taglio del cuneo fiscale

Così com'è difficile che nella legge di bilancio trovi posto il taglio delle tasse sul lavoro. La proposta di Fratelli d'Italia è ormai arcinota: ridurre il cuneo fiscale di cinque punti, per due terzi a favore dei dipendenti con reddito fino a 35mila euro e per un altro terzo a favore delle imprese. Secondo Confindustria vorrebbe dire mettere 1.200 euro in più nelle tasche dei lavoratori, ma il costo sarebbe importante: 16 miliardi di euro. Risorse che al momento non ci sono.

Per questo, non da oggi, nella maggioranza sono molti cauti nelle dichiarazioni: "Sappiamo che dobbiamo ridurre di cinque punti il cuneo fiscale" ha detto ad esempio Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del made in Italy, ma "lo dobbiamo fare gradualmente, anche perché deve essere compatibile con le risorse che abbiamo e che possiamo mettere in campo. Ricordo anche a me stesso che abbiamo un rapporto debito/Pil al 145%". Che cosa vuol dire gradualmente? Proviamo a capirlo. 

Il governo orientato a confermare il taglio del 2% varato da Draghi

Secondo voci sempre più insistenti, l'esecutivo potrebbe semplicemente confermare il taglio del 2% al cuneo già varato da Draghi in scadenza il 31 dicembre. L'esonero contributivo dello 0,8 per cento era stato infatti introdotto con la legge di bilancio per il 2022 ed era stato poi aumentato di un altro 1,2% con il decreto Aiuti bis.

All'epoca i sindacati si erano infuriati per l'esiguità degli aumenti in busta paga: basti pensare che secondo una stima della Uil un taglio dell'1% (dunque la metà di quello diventato effettivo) comporta un incremento mensile di 15 euro per i redditi lordi pari a 20mila euro e di circa 27 per i redditi pari a 35mila. Poco, dunque, ma comunque meglio di niente. Se il governo decidesse di confermare il taglio del 2% va da sé che per i lavoratori non cambierebbe nulla: la busta paga, per intenderci, rimarrebbe identica. Ma al momento sembra complicato riuscire a fare qualcosa in più.

Verso la detassazione dei premi di produttività

Veniamo infine ai bonus aziendali. Già con il decreto Aiuti quater è stata aumentata da 600 a 3mila euro (e fino al 31 dicembre) la soglia esentasse dei così detti "fringe benefit", espressione con cui si intende una forma di retribuzione erogata dall'azienda in beni e servizi al lavoratore. Qualche esempio: i buoni acquisto, pc o telefoni aziendali, alloggi in affitto al dipendente o alla famiglia. Nel novero di questi benefit possono ora rientrare anche le somme erogate per pagare le bollette.

Per la ministra del Lavoro Marina Calderone sarà una "integrazione delle tredicesime" che però, va sottolineato, riguarderà solo una parte dei dipendenti. Quella di erogare o meno i fringe benefit era e resta una decisione dei datori di lavoro, tant'è che secondo il segretario della Cgil Maurizio Landini "la contrattazione aziendale riguarda solo il 20% dei lavoratori". 

Ora il governo sembra intenzionato a replicare un'iniziativa analoga. Come? Nella legge di bilancio potrebbe essere inserita una norma che punta a detassare i premi di produttività in denaro che oggi hanno una tassazione del 10% fino a tremila euro. Questi "bonus" potrebbero essere resi esentasse oppure tassati solo al 5%, anche se l'esecutivo sta ancora valutando il da farsi. 

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