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Giovedì, 30 Maggio 2024
L'analisi

I nuovi poveri del 2023 sono i lavoratori dipendenti: più a rischio giovani, donne e stranieri

Altro che record dell'occupazione, la povertà assoluta ha toccato i massimi degli ultimi 10 anni. Tutti i nodi del mercato del lavoro evidenziati dall'Istat nel Rapporto annuale 2024 mentre si continua a discutere sul salario minimo

Il mercato del lavoro continua a sfornare offerte a tempo indeterminato, ma il potere d’acquisto dei salari lordi registra una diminuzione del 4,5 per cento negli ultimi 10 anni. Segno che le cose in Italia non stanno andando poi così bene, soprattutto per i lavoratori. Secondo l’ultimo Rapporto annuale 2024 dell’Istat in Italia i nuovi poveri sono proprio i lavoratori dipendenti, con una '"convergenza territoriale tra le ripartizioni, ma verso una situazione di peggioramento". Siamo davvero sicuri di voler festeggiare i nuovi record del mercato del lavoro? Quali sono i lavoratori più a rischio povertà?

Lavoro, aumenta il divario con l’Europa

C’è poco da essere felici. Guardando il bicchiere mezzo pieno non possiamo far altro che gioire per i nuovi record dell’occupazione a tempo pieno e indeterminato, ma guardandolo mezzo vuoto scopriamo il perché dell'atteggiamento depresso di alcuni lavoratori. Innegabile "il buon andamento del mercato del lavoro negli anni più recenti" confermato dall’Istat nel Rapporto annuale 2024, ma il confronto con l’Europa è ancora deprimente. Negli ultimi venti anni i divari con le altre maggiori economie europee "sono rimasti immutati o sono addirittura aumentati, per effetto della debolezza della crescita dell’economia", scrive l’Istituto nazionale di statistica.

Con meno ore lavorate e stipendi bassi il record degli occupati vale poco

Il distacco più alto è con la Germania: nel 2023 il nostro tasso di occupazione è risultato inferiore di 15,9 punti, con un divario aumentato di 9 punti rispetto al 2004. Siamo sotto anche rispetto a Francia e Spagna, rispettivamente di 6,9 e 3,9 punti. Ancora più marcate le distanze se si guarda al Mezzogiorno e all’occupazione femminile, ma con una buona  notizia: le differenze tendono ad annullarsi per le donne con istruzione universitaria. Da segnalare però che sono ben 4,2 milioni i potenziali lavoratori inutilizzati presenti sul nostro territorio, soprattutto donne, giovani e residenti nel Mezzogiorno.

Il part-time imposto

Nessuno mette in dubbio l’aumento dei contratti a tempo pieno e indeterminato registrato nell’ultimo periodo ma è bene anche sapere che oltre la metà dei dipendenti a tempo parziale vorrebbe lavorare di più. Percentuale che sale al  70 per cento tra gli uomini (vedi foto sotto). Nelle regioni del Sud si arriva quasi a sfiorare i nove lavoratori su 10. Nel complesso la percentuale di chi si trova in regime part-time non per libera scelta è la più alta tra le maggiori economie europee. Il part-time imposto, dunque, è solo una delle tante motivazioni di insoddisfazione dei lavoratori italiani.

Vulnerabilità lavorativa - Istat

Sorvoliamo su discorsi importantissimi come lavoro nero, sicurezza sul lavoro e su altri temi come utilizzo dello smart working e carichi di lavoro per andare ad analizzarne un altro di non poco conto, quello dei salari. Sono fermi da decenni e lo sappiamo bene, ma c’è anche da dire che negli ultimi 10 anni il potere d’acquisto delle retribuzioni lorde dei lavoratori dipendenti ha registrato una diminuzione del 4,5 per cento, mentre in Francia è cresciuto dell’1,1 per cento, in Spagna del 3,2 e in Germania del 5,7 per cento. Colpa dell’inflazione, dei bassi livelli di crescita economica e di un’inadeguata contrattazione collettiva, fattori che hanno portato a un aumento dei lavoratori in povertà assoluta.

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Povertà ai massimi da 10 anni

Il rapporto Istat fotografa un’Italia sempre più povera, anche per quanto riguarda i lavoratori dipendenti. Siamo ai massimi degli ultimi 10 anni, coinvolte 2 milioni 235 mila famiglie e 5 milioni 752 mila individui anche per la fine del reddito di cittadinanza. "Nonostante i miglioramenti osservati sul mercato del lavoro negli ultimi anni, nel nostro Paese una parte ancora molto elevata di occupati versa in condizioni di vulnerabilità economica", scrive l’Istat nel report sottolineando che "l’incremento di povertà assoluta ha riguardato principalmente le fasce di popolazione in età lavorativa e i loro figli. Il reddito da lavoro, in particolare quello da lavoro dipendente, ha visto affievolirsi la sua capacità di proteggere individui e famiglie dal disagio economico".

Vulnersbilità economica - Istat

Il fenomeno si sta verificando su quasi tutto il territorio nazionale con una "'convergenza territoriale tra le ripartizioni, ma verso una situazione di peggioramento", con i livelli di povertà assoluta presenti nel Centro Italia che si stanno avvicinando sempre di più a quelli del Sud. Tra i più esposti ci sono i giovani, le donne e gli stranieri, e tutti quei lavoratori che si ritrovano a percepire stipendi troppo bassi a causa della "diffusione di tipologie contrattuali meno tutelate e a bassa intensità lavorativa" (vedi foto sopra). Nel frattempo in Italia si continua a discutere di salario minimo mentre la Germania sta pensando di portarlo a 15 euro l'ora.

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