Sabato, 24 Luglio 2021
La doccia fredda / Roma

L'azienda che "cede" i lavoratori insieme alle mura del negozio e poi li trasferisce a 700 km di distanza

Il caso di un supermercato di una società della grande distribuzione organizzata. I dipendenti "ceduti", alcuni con maggiore anzianità di servizio e più carichi familiari, hanno vinto la causa per il reintegro nel proprio posto di lavoro, ma ora hanno ricevuto una lettera di trasferimento. Per continuare a lavorare dovrebbero lasciare figli piccoli, genitori anziani e tutti i loro cari. Il sindacato: "Sono licenziamenti mascherati". L'avvocato che li difende: "Bomba sociale in corso"

Foto di repertorio Pixabay

Morena, periferia sud est di Roma. Il 1° febbraio 2019 Pam Panorama spa vende un supermercato ad un'altra società (la Grande Mela srl, operando poi sotto il marchio Md), cedendo solo alcuni lavoratori alla nuova azienda "insieme alle mura del negozio", come si suol dire. Una sorta di pacchetto "all inclusive", con conseguenze deleterie per i dipendenti in questione che hanno perso alcuni diritti e tutele contrattuali accumulati in tanti anni di lavoro. È da qui, infatti, che comincia la loro odissea.

I lavoratori del supermercato ceduti a un'altra azienda e poi trasferiti a 700 km di distanza

"Con un colpo di mano le sicurezze dei 12 lavoratrici e lavoratori che hanno in seguito impugnato la cessione venivano spazzate via - denuncia il sindacato Usb -. Catapultati presso una nuova società senza che venisse rispettato alcun parametro di anzianità di servizio e carichi familiari. Pam sic et simpliciter si era disfatta di questi dipendenti onerosi". I dipendenti "non servono più? Costano troppo? - continua il sindacato -. In men che non si dica si trovano acquirenti disposti a rilevare quelle che possiamo tranquillamente definire bad company: porzioni di società e centri di costo con alle dipendenze lavoratrici e lavoratori costosi, con livelli alti, con anzianità di servizio, tutele e poca voglia di abbassare la testa".

In gergo tecnico si chiama "cessione del ramo d'azienda", per definizione un contratto di vendita che ha per oggetto una porzione di un'azienda strutturata autonomamente sotto il profilo organizzativo rispetto all'intero complesso aziendale. "Una modalità comune in una pletora di aziende del commercio e della grande distribuzione organizzata al fine di abbattere i costi e sbarazzarsi di contratti più tutelati, come tutti quelli che ancora conservano il diritto al reintegro sul posto di lavoro", denuncia l'Unione sindacale di base che sta seguendo questo caso.

I lavoratori vincono la causa per il reintegro ma... 

Nel caso specifico, i dodici lavoratori hanno fatto ricorso, intentando una causa contro la società della grande distribuzione organizzata, e hanno vinto, perché dopo due anni di attesa il tribunale del lavoro di Roma, con una sentenza arrivata l'11 maggio scorso, ha dichiarato illegittima la cessione del ramo d'azienda di Pam Panorama spa a Grande Mela srl. Il giudice ha dato loro ragione e ha dichiarato nulla la cessione, disponendo il ripristino dei contratti dei dodici lavoratori alle dipendenze di Pam, "nelle mansioni e nel posto in precedenza occupato". L'azienda deve riassumerli, reintegrarli. Ma questo è solo il primo capitolo della storia.

Per capire meglio cosa è successo e come si è arrivati alla decisione del tribunale del lavoro di Roma abbiamo contattato Bartolo Mancuso, l'avvocato che sta difendendo i dodici lavoratori dipendenti. Il legale ha spiegato: "L'articolo 2112 del codice civile prevede che in caso di trasferimento di un ramo di azienda (cioè di una parte di azienda), i rapporti di lavoro continuino (cioè passino) alle dipendenze dell'acquirente, senza che i lavoratori possano rifiutarsi. Ma per avere questo effetto (cioè cedere i lavoratori con il supermercato senza il loro consenso) è necessario che il ramo di azienda sia un'articolazione funzionalmente autonoma di un'attività economica organizzata".

"Ebbene - spiega l'avvocato Mancuso - secondo il giudice il supermercato venduto non presentava queste caratteristiche perché solo una parte dei lavoratori (scelti dall'azienda) sono stati ceduti alla nuova società, mentre altri sono rimasti alle dipendenze di Pam. Secondo il tribunale l'accordo tra cedente (Pam) e cessionaria sui lavoratori da trasferire è avvenuto al di fuori delle condizioni previste dalla legge citata e in assenza di accordi sindacali". Dichiarando l'illegittimità della cessione del punto vendita come ramo d'azienda, il giudice ha ordinato il reintegro dei lavoratori.

azienda lavoratori 700 km da casa-2

Le lettere di trasferimento e i "licenziamenti mascherati"

Finita qui? Macché. Nei giorni scorsi è arrivata la doccia fredda. Dopo il pronunciamento del tribunale del lavoro, il 24 giugno la società ha fatto partire le lettere di trasferimento: le nuove destinazioni assegnate si trovano a centinaia di chilometri da casa, in supermercati anche a 600-700 chilometri di distanza da Roma, e cioè a Bologna, Modena, Firenze, Genova, Trieste, Torino e Milano. Per continuare a lavorare, i dipendenti che hanno vinto la causa di reintegro dovrebbero lasciare figli piccoli, genitori anziani e tutti i loro cari. E da subito, dal primo luglio.

Usb denuncia: "L'azienda si trincera dietro uno stato di crisi generalizzato per giustificare la sua azione". E parla di licenziamenti mascherati: "Non c'è nemmeno grande originalità in questa operazione, dal momento che da tempo questo è il modus operandi delle aziende che vogliono disfarsi dei lavoratori, i cui diritti vengono considerati dei costi". Ora i dodici dipendenti hanno impugnato i trasferimenti, "dichiarando aperta la battaglia per vedersi riconosciuto il diritto sancito dal tribunale: quello del reintegro nel proprio posto di lavoro".

"Questi lavoratori sono impossibilitati ad eseguire quel supposto reintegro sul posto di lavoro - ci dice al telefono il legale che ha preso in carico la causa -. Auspico che l'azienda torni sui suoi passi aprendo una trattativa con i lavoratori e il sindacato, ragionevolmente. Se invece va avanti, tutto lascia presumere che licenzino i lavoratori", è l'amara conclusione.

"Sblocco dei licenziamenti? La bomba sociale è già in corso"

La crisi del lavoro peggiora, anche per via dell'emergenza Covid-19. Ieri abbiamo raccontato la storia della fabbrica di Ceriano Laghetto, in provincia di Monza e Brianza, che ha chiuso all'improvviso aprendo una procedura di licenziamento collettivo per 152 persone. L'azienda ha comunicato lo stop con una mail. Secondo i sindacati, con lo sblocco dei licenziamenti in Italia dal 1° luglio il rischio bomba sociale è concreto. "In questi mesi hanno già perso il lavoro tanti precari, tanti lavoratori a tempo determinato e lavoratori qualificati come gli autonomi che in realtà sono subordinati, o quelli che formalmente svolgono un part time ma lavorano 50 ore a settimana. La bomba sociale è già in corso", riflette al telefono l'avvocato dei dipendenti Pam.

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