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Lunedì, 29 Novembre 2021
Il report

I lavoratori introvabili dalle imprese: ecco i profili che mancano

Dai tecnici informatici, fino ai fabbri e ai saldatori. Il punto sul 'mismatch' tra domanda e offerta nel nuovo bollettino di Unioncamere e Anpal

Sono circa 505mila i lavoratori ricercati dalle imprese per il mese di ottobre, 114mila in più (+29,1%) rispetto allo stesso periodo del 2019, ma in calo del 4,1% sul mese di settembre. A fare il punto sulle professionalità più richieste nel mercato del lavoro è l'ultimo bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, l'agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro.

Stando al report si attesta al 36,5% la quota di assunzioni per cui le imprese dichiarano difficoltà di reperimento (un dato in crescita di 5 punti rispetto a ottobre 2019), sia per le professioni ad elevata specializzazione che per gli operai qualificati, soprattutto per la mancanza di candidati per determinati profili, rispetto alla non adeguatezza delle competenze possedute dai candidati alle assunzioni. 

Dagli operai ai fabbri: i profili che mancano nel mercato del lavoro

Il così detto 'mismatch' tra domanda e offerta è pari al 51,5% per gli operai specializzati, al 41,8% per le professioni tecniche e al 40,6% per i dirigenti e professioni intellettuali e scientifiche. A segnalare le maggiori difficoltà nel reperire sono le imprese metallurgiche e dei prodotti in metallo (52,9%) difficoltà che sale al 64,1% per il recruitment di fabbri ferrai, costruttori di utensili e assimilati e al 61,9% per i fonditori, saldatori, lattonieri, calderai, montatori carpenteria.

E ancora. Elevato anche lo scarto tra domanda e offerta segnalato dalle imprese delle costruzioni (48,7%) soprattutto per artigiani e operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni (61,5%), e dalle imprese dei servizi informatici e delle comunicazioni (47,8%) per cui le maggiori difficoltà si incontrano per specialisti in scienze matematiche, informatiche (61,7%) e per tecnici informatici, telematici e delle telecomunicazioni (54,3%).

Le aree aziendali con il più elevato mismatch risultano essere i sistemi informativi (57,6%), progettazione e ricerca (51,0%), installazione e manutenzione (52,3%).

Titolo di studio più richiesti-2

I titoli di studio introvabili

Per quanto riguarda i titoli di studio, risultano 'introvabili' i laureati in ingegneria industriale, e quelli in elettronica e dell'informazione (58,0% e 52,8% rispettivamente le difficoltà segnalate), i candidati con una istruzione tecnica superiore (più di un diplomato ITS su due, 52,6%, non si trova sul mercato) o con una formazione tecnica professionale (49,4%). Fra gli indirizzi di più difficile reperimento le imprese segnalano i diplomati in indirizzo elettrico (57,2%), indirizzo edile (54,8%) e indirizzo meccanico (53,1%). 

Le province con la maggiore richiesta di personale

A livello territoriale, Milano, Roma e Torino sono le province in cui si prevede la maggiore richiesta di personale in questo mese di ottobre, mentre Novara, Cuneo e Belluno sono quelle che offrono le maggiori opportunità ai giovani. Le imprese delle regioni del Nord Est confermano ancora una volta le maggiori difficoltà di reperimento (43,9%), seguite da quelle del Nord Ovest (38,0%), Centro (33,2%) e Sud e Isole (30,6%).

Insomma si tratta di dati da tenere d'occhio se si sta cercando un'occupazione. Circa il 30% dei contratti, precisa ancora il report, è rivolto ai giovani con meno di 29 anni soprattutto per professioni legate alla vendita, ristorazione e cura della persona, ma anche per i tecnici in campo informatico, ingegneristico e della produzione, gli specialisti in scienze informatiche, fisiche e chimiche e i tecnici amministrativi, finanziari e della gestione della produzione.

Elevata anche la difficoltà di reperimento per i giovani che, ad ottobre, si attesta al 38%.  A trainare la domanda di lavoro di ottobre sono soprattutto i contratti a tempo determinato con 282mila richieste, pari al 52,3% delle entrate programmate (+93mila rispetto ad ottobre 2019), seguiti da quelli a tempo indeterminato con 89mila contratti. 

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