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Martedì, 17 Maggio 2022
Chi assume

Come cambia il lavoro: le figure più ricercate e quelle che nessuno vuole

Le aziende pronte ad assumere ci sono, ma domanda e offerta non si incontrano. L'identikit delle professioni più richieste, le competenze che non possono mancare nel curriculum e le mansioni che sembrano destinate a scomparire

Meccanici, saldatori, falegnami, installatori, operai specializzati nella riparazione di apparati di telecomunicazione. Sono loro i più desiderati dalle aziende italiane. Tende a scomparire la figura dell'impiegato come siamo abituati a pensarlo. L'economia risente di un cocente paradosso: se è vero che in tanti cercano lavoro, è altrettanto vero che molte offerte cadono nel vuoto. Il motivo? Manca il personale specializzato e spesso, quando qualcuno si presenta la preparazione è troppo scarsa. La fotografia di un Paese dove domanda e offerta di lavoro non si incontrano è nel bollettino annuale 2021 del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamnere e Anpal.

“La ripresa dell’economia – commenta il presidente di Unioncamere, Andrea Prete - porta con sé una ripresa anche per l’occupazione. Ma permane il gap tra domanda e offerta di lavoro che ha diverse ragioni. Per i profili più qualificati c’è indubbiamente una carenza numerica ed è fondamentale per questo lavorare sull’orientamento all’interno dei percorsi scolastici. Per i profili meno qualificati, invece, un tema chiave è quello dell’esperienza e occorre insistere sulla utilità per i giovani di avere, già dalla scuola, un primo contatto con il mondo del lavoro e di sperimentare sul campo le proprie inclinazioni e abilità”.

Il lavoro che c'è

Le imprese si sono dovute adattare ai nuovi scenari della ripresa economica. Secondo il bollettino nel 2021 c'è stato un consistente aumento delle difficoltà nel reperire i profili professionali ricercati, riguardando circa 1/3 delle entrate programmate (32,2%). Un incremento di quasi 6 punti percentuali rispetto al 2019 determinato in particolare dalla mancanza di candidati (shortage gap), nel 16,2% dei casi (+3,6 punti percentuali), mentre la preparazione non adeguata (skill gap) riguarda il 12,8% delle difficoltà (+1,7%). 

I settori che incontrano maggiori difficoltà sono nell’ordine:

  • commercio e riparazioni di veicoli (50,4%),
  • industrie dei prodotti in metallo (47,6%),
  • industrie della fabbricazione di macchinari e attrezzature (46,6%),
  • industrie del legno e mobile (45,7%) e servizi Ict (45,4%).
  • Sono però le costruzioni a evidenziare la più ampia crescita di figure difficili da reperire: 64 mila in più rispetto al 2019. 

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Le figure più ricercate

In sedici casi su trenta le imprese hanno difficoltà a trovare operai specializzati nell’ambito industriale (ad esempio meccanici collaudatori, saldatori, falegnami, elettricisti nelle costruzioni civili, installatori di impianti di isolamento) e nell’ambito dei servizi (ad esempio installatori e manutentori di apparecchiature informatiche, operai specializzati nell’installazione e riparazione di apparati di telecomunicazione). Per tali profili lo squilibrio supera sempre il 50% delle richieste delle imprese e può arrivare a coprirne fino quasi ai tre quarti.

I più elevati tassi di difficoltà di reperimento riguardano le professioni dei settori manifatturieri, coinvolti nelle trasformazioni produttive connesse a una crescente automazione dei processi, ma anche alcuni profili specialistici dei servizi digitali e di supporto imprese, ambiti investiti dal forte sviluppo delle tecnologie digitali e del sempre più massiccio utilizzo delle reti per l’organizzazione e la gestione delle attività.

Addio impiegati 

A fine 2021 le imprese con lavoratori dipendenti operanti nell’industria e nei servizi che hanno pianificato assunzioni hanno raggiunto il 60%, superando di 1,9 punti percentuali la quota del 2019. Il relativo di assunzioni previsto si è attestato a circa 4,6 milioni di unità attestandosi sostanzialmente sui livelli pre-pandemia (+0,5% rispetto al 2019).  

Crescono in tutti i settori e sono sempre di più difficile reperimento le ricerche di personale specializzato: operai specializzati (+13,1% rispetto al 2019, +8,8 p.p. quello della difficoltà di reperimento) e laureati (+7,5% e +2,7 p.p.). Diminuiscono però le richieste per le professioni impiegatizie (-11,4%) e la domanda di diplomati e qualificati (-12,9%), anche se le difficoltà di reperimento sono in aumento per quasi tutti i profili professionali. Sempre più importanti le competenze digitali (il 71% delle imprese hanno investito in trasformazione digitale nel 2021) e le competente green.

Settori in crisi

Ancora penalizzati dalla crisi sono i servizi culturali e ricreativi, i servizi operativi e i trasporti e logistica. Grazie soprattutto ai risultati della stagione estiva i servizi turistici hanno mostrato un certo recupero nel corso del 2021 sotto il profilo dell’attivazione dei contratti, ma va sottolineata la rilevante crescita delle forme contrattuali a termine e l’elevato grado di incertezza registrato nella parte finale dell’anno. Altri settori dei servizi evidenziano invece incrementi delle entrate previste, coerenti con le esigenze di espansione delle attività collegate al nuovo contesto socio-economico indotto dalla pandemia. Fra questi, i servizi di media e comunicazione e i servizi informatici così come sanità e assistenza sociale.

Nuove professioni e competenze

I cambiamenti innescati dalla pandemia - l’ampio ricorso allo smartworking, il boom degli acquisti o line e la diffusione delle consegne a domicilio - fanno emergere una ricomposizione della domanda di professioni. Addio alle professioni intermedie del commercio e dei servizi (dal 37,9% del 2019 al 36,8% del 2021). Vincono le professioni operaie e i conduttori di impianti e macchine (dal 27,4% al 29,7%). 

Nel 2021 cresce anche l’inserimento di profili completamente nuovi negli organici aziendali (figure cioè che non sostituiscono professionalità già presenti all’interno dell’impresa): passando dal 18% del 2018-19 a quasi il 20% nel 2021, tali figure professionali sono associate più frequentemente a professioni medio-alte, che richiedono un livello di istruzione più elevato. Troviamo, ad esempio, specialisti nei rapporti con il mercato (nel 41,3% dei casi si è trattato di figure non presenti in precedenza nell’organico aziendale), specialisti della gestione e del controllo (37,7%), ingegneri industriali e gestionali (37,0%), tecnici del marketing (44,4%), tecnici dell’organizzazione e della gestione dei fattori produttivi (39,4%) e personale addetto a compiti di controllo e verifica (54,5%).

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Il curriculum vincente

Tra le principali competenze che le figure ricercate devono possedere, aumenta la richiesta con indicazione elevata di importanza delle competenze "imprenditive" (lavorare in autonomia, +1,7 %rispetto al 2019), poi quelle "di team" (lavorare in gruppo, +0,9), seguite da quelle "adattive" (flessibilità, +0,8) e quelle "creative" (problem solving, +0,5). In termini di richiesta complessiva assoluta, le competenze soft-imprenditive sono seguite dalle competenze green (domandate ad oltre tre quarti delle assunzioni) e dalle competenze digitali (associate al 60% dei profili in entrata).

Genere

Nel 2021 le donne hanno avuto più difficoltà a trovare lavoro. Un dato che nasce anche dall’elevata presenza delle donne nella distribuzione commerciale: un ambito che con il passaggio alle vendite on-line ha conosciuto uno spostamento della domanda verso la componente maschile. Nel commercio al dettaglio l’incidenza delle donne sul totale degli ingressi previsti era del 38% prima della crisi, mentre nel 2021 cala al 31,6%. 

Le lauree che aprono le porte

Sono 1,4 milioni i diplomati ricercati dalle imprese (31% del totale entrate) e 634mila i laureati (13,7%). I qualificati professionali contano 1,1 milioni di ingressi programmati (23,7%) e i diplomati Its con quasi 70mila profili richiesti (1,5%). Arriva poi a coprire il 30% delle entrate programmate l’indicazione di professioni senza titolo di studio. 

Sono introvabili i laureati in ingegneria elettronica e dell’informazione (con una difficoltà di reperimento del 57%), i laureati in scienze matematiche, fisiche e informatiche (55,8%) e quelli in chimica-farmaceutica (46,6%), i diplomati in meccanica, meccatronica ed energia (46%), i qualificati con indirizzo elettrico (52,8%), quindi le specializzazioni più aderenti alle transizioni cui la pandemia ha imposto un’accelerazione: come digitalizzazione&automazione, ricerca&tecnologie e riqualificazione e risparmio energetico.

Lombardia e Lazio cercano lavoratori

Nelle regioni più grandi, a cominciare dalla Lombardia, seguita a una certa distanza da Lazio, Veneto ed Emilia-Romagna si concentra circa la metà delle entrate previste complessivamente in Italia. A livello territoriale, si rileva che le maggiori difficoltà nel trovare i profili ricercati vengono segnalate dalle imprese del Nord Est, dove quasi il 39% delle figure risulta difficile da reperire. Difficoltà superiori alla media nazionale si registrano anche nel Nord Ovest (34%), come pure in Toscana, Umbria e Marche. Nel Lazio e nelle regioni del Mezzogiorno (ma con l'eccezione dell'Abruzzo, dove si raggiunge il 32%) le difficoltà di reperimento risultano più modeste, anche se riguardano comunque oltre un quarto delle professioni ricercate.

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