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Domenica, 29 Maggio 2022
Parità lontana

Il lavoro c'è ed è in aumento, ma non per le donne

Il 2002 si apre con un incremento delle assunzioni, ma riguarda solo gli uomini. La crescita dell'occupazione femminile si è azzerata. Lo dicono ministero del Lavoro, Bankitalia e Anpal

Nei primi mesi del 2022 l'occupazione in Italia è cresciuta. Non per tutti però. E' proseguita la crescita dell'occupazione maschile mentre quella femminile si è quasi azzerata. Lo mettono nero su bianco, in una nota congiunta, ministero del Lavoro, Banca d'Italia e Anpal (Agenzia nazionale poitiche attive per il lavoro), riferendosi ai mesi di gennaio e febbraio. L'andamento positivo della manifattura e delle costruzioni continua a offrire opportunità di impiego rivolte soprattutto agli uomini. Soffrono invece i settori come il turismo e il commercio, penalizzati dal Covid, tradizionalmente declinati più al femminile. 

I nuovi posti di lavoro

Nei primi due mesi del 2022 il saldo tra assunzioni e cessazioni è risultato positivo, per circa 22 mila posti di lavoro, "in linea con i valori del 2019. Il numero di contratti attivati è pertanto quasi tornato sul sentiero di crescita precedente la crisi sanitaria", si precisa nel rapporto. 

All'inizio del 2022 si è indebolita la dinamica degli impieghi a termine che aveva trainato la ripresa nel 2021, sottolinea la nota congiunta di ministero, Bankitalia e Anpal. I rapporti di lavoro a tempo determinato continuano tuttavia a rappresentare circa la metà delle attivazioni nette. Prosegue l'andamento negativo dell'apprendistato, mentre si mantengono sui valori raggiunti alla fine del 2021 le attivazioni di contratti a tempo indeterminato, incluse le trasformazioni di contratti già esistenti.

Contratti andati in fumo

Con la progressiva rimozione dei vincoli introdotti durante le fasi più acute della pandemia, tra cui il blocco dei licenziamenti, sono cresciute anche le cessazioni di contratti a tempo indeterminato. Tra gennaio e febbraio i licenziamenti sono stati "in media 40.000 al mese (erano quasi 50mila prima della pandemia); sono tornati sui livelli pre-pandemici nei servizi, mentre sono rimasti contenuti nell'industria, dove la fase ciclica ancora positiva ha sospinto le dimissioni e le transizioni da un impiego all'altro".  

Grazie alle migliori prospettive occupazionali nel complesso del 2021 è aumentato sia il numero di coloro che hanno trovato un lavoro sia il numero di persone che hanno dichiarato ai Centri per l'impiego di essere immediatamente disponibili al lavoro. La crescita delle dichiarazioni di disponibilità all'impiego ha interessato anche le fasce più istruite della popolazione. Nel mese di gennaio 2022 circa nuovi 100.000 individui si sono registrati come disoccupati dichiarando di essere immediatamente disponibili a lavorare; di questi circa 15.000 erano laureati. 

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