Mercoledì, 12 Maggio 2021
L'anno del Covid

Lavoro, calo degli occupati senza precedenti: persi 456mila posti nel 2020

I dati dell'Istat fotografano l'anno terribile per l'occupazione italiana: aumenta il ricorso alla cassa integrazione, boom degli inattivi 

Foto di repertorio Ansa

Il 2020 è stato un anno a dir poco 'nero' per il mondo del lavoro: gli effetti dell'emergenza sanitaria sono stati nefasti per l'occupazione. Lo certificano i dati dell'Istat sullo scorso anno, dove c'è stato un calo senza precedenti: in media sono andati persi 456mila posti di lavoro (-2%), un numero da associare alla diminuzione della disoccupazione e alla forte crescita del numero di inattivi.

L'Istituto di statistica sottolinea anche la diminuzione dei lavoratori dipendenti (-1,7%) e del monte ore lavorate (-13,6%), con un aumento del ricorso alla cassa integrazione, pari a 139,4 ore ogni mille lavorate: tutti dati che riguardano soprattutto il comparto dei servizi rispetto a quello dell'industria.

Nel quarto trimestre 2020 le dinamiche del mercato del lavoro sono ancora influenzate dalle misure di contenimento dell'emergenza sanitaria. L'input di lavoro, misurato dalle ore lavorate, registra una diminuzione di -1,5% rispetto al trimestre precedente e di -7,5% rispetto al quarto trimestre 2019; il Pil subisce una contrazione del -1,9% e del -6,6%, rispettivamente. Il numero di occupati cresce di 54mila unità (+0,2%) rispetto al trimestre precedente, per effetto dell'aumento dei dipendenti a tempo indeterminato - in termini assoluti superiore al calo di quelli a termine - e della lieve crescita degli indipendenti. Contestualmente, si registra una riduzione del numero di disoccupati (-122mila) più consistente di quella degli inattivi di 15-64 anni (-10mila).

In termini tendenziali, l'occupazione è ancora in calo (-414mila unità, -1,8% rispetto al quarto trimestre 2019), nonostante i dipendenti a tempo indeterminato aumentino di 98 mila unità (+0,7%); a diminuire sono soprattutto i dipendenti a termine (-383mila, -12,3%), ma continuano a calare anche gli indipendenti (-129mila, -2,4%). La riduzione interessa sia gli occupati a tempo pieno sia quelli a tempo parziale, tra i quali l'incidenza del part time involontario raggiunge il 65,2% (+1,3 punti).

Diminuiscono i disoccupati (-172mila, -6,7% rispetto al quarto trimestre 2019), sia in cerca di prima occupazione sia con precedenti esperienze di lavoro, e si intensifica l'aumento del numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni (+403mila, +3,1% in un anno). Il tasso di occupazione, pari al 58,2%, cresce in termini congiunturali (+0,3 punti rispetto al terzo trimestre 2020), ma è ancora inferiore di -0,8 punti a quello del quarto trimestre 2019. Il tasso di disoccupazione diminuisce, in termini congiunturali e tendenziali, mentre quello di inattività - tra le persone con 15-64 anni - aumenta soprattutto nel confronto con il quarto trimestre 2019, prosegue l'Istat.

Dal lato delle imprese, l'adozione di nuove misure di restrizione dell'attività economica nel quarto trimestre 2020 ha rallentato il recupero dell'input di lavoro che aveva caratterizzato il trimestre precedente: la crescita congiunturale per le posizioni lavorative dipendenti si ferma a +0,3%, sia per la componente a tempo pieno, sia per quella a tempo parziale. Il numero di posizioni dipendenti è ancora inferiore dell'1,7% a quello del quarto trimestre 2019, soprattutto per la componente a tempo parziale (-3,4%). La contrazione delle ore lavorate per dipendente, che diminuiscono del -2,9% su base congiunturale, è più marcata su base tendenziale (-7,4%).

Aumenta il ricorso alla cassa integrazione, che si attesta su 92,5 ore di Cig ogni mille ore lavorate, e il tasso dei posti vacanti diminuisce di 0,1 punti percentuali su base congiunturale e di 0,3 su base annua. Il costo del lavoro per unità di lavoro diminuisce dello 0,6% in termini congiunturali, per effetto di un lieve aumento delle retribuzioni (+0,5%) e di un sostenuto calo degli oneri sociali (-3,5%). In termini tendenziali il costo del lavoro continua a registrare una lieve crescita (+0,5%), dovuta a un aumento dell'1,5% della componente retributiva - la contrazione dell'ammontare delle retribuzioni è meno marcata di quella dell'input di lavoro - e a una riduzione del 2,3% degli oneri; quest'ultimo calo è riconducibile all'adozione delle misure varate nella seconda metà dell'anno 2020, relative all'esonero dal versamento dei contributi, prosegue l'Istat.

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